Incontri alieni Con le racchette in alta montagna

Con le racchette è possibile andare anche in alta montagna. Ecco, per esempio, un’escursione al Piz Giuv

Scimmie in una gabbia: così dobbiamo apparire, o così veniamo guardati. In realtà, non siamo molto diversi dagli altri escursionisti che in questa splendida giornata intendono salire al Piz Giuv: solo che noi lo facciamo con le racchette. Senza sci corti nello zaino o tavole attaccate ad esso.

Ciò che nelle Prealpi e nel Giura è ormai dato per scontato (e apparentemente giustificato dall’ormai ampia bibliografia), a quote più elevate è tutt’ora una rarità. Ritorno con il ricordo a una magnifica gita di alcuni anni fa, sulla haute route tra Zermatt e Arolla, quando la custode della Schönbielhütte insisteva con noi al telefono che con le racchette non avrebbe sicuramente funzionato. Ovviamente funzionò.

La salita al Mittelplatten lungo la Val Milà è faticosa e fa sudare tutti quanti. Il sole di marzo scotta, e il pendio finale è ripido. Gli affilati coltelli applicati alle racchette e la traccia ancora dura degli sci si completano in maniera ideale. Un tempo, quando seguendo una traccia di sci la allargavamo un po’ o a tratti la rendevamo più profonda, noi racchettisti eravamo qua e là oggetto di derisione. Ma poi, a chi appartiene la traccia? A chi appartiene un pendio che nessuno ha percorso? Sono domande oziose. Anche per noi è spesso più facile seguire una traccia esistente, e di proposito non ne distruggiamo alcuna.

La distanza dagli sciatori che ci seguono rimane costante. Se così non fosse, la colpa non andrebbe di certo attribuita al mezzo di progressione, ma piuttosto alla condizione fisica di ognuno. Dal Mittelplatten, il dislivello della ripida discesa è di 500 metri. In questo versante settentrionale la neve è ancora meravigliosamente polverosa, un autentico piacere. Anche su questo punto siamo d’accordo: in buone condizioni della neve e nel terreno ripido, in discesa siamo quasi altrettanto veloci degli sciatori. Pure se – lo ammetto senz’altro – le nostre tracce non sono altrettanto estetiche dei loro eleganti archi. Ma la gioia è la medesima. E nella breve controsalita alla Etzlihütte non dobbiamo perdere tempo a rimettere le pelli.

Più tardi, la sera, con una tazza di caffè, una genziana e una partita a jass tra esperti (nota bene in gruppi misti), tutte le differenze finiscono per essere appianate.

Il giorno successivo, i circa 1100 metri di dislivello per il Piz Giuv richiedono tre ore e mezza. I nostri antagonisti dello jass con gli sci da escursione partono poco dopo di noi. Con le racchette, la ripida traversata prima della bocchetta del Giuv è faticosa e per motivi di sicurezza teniamo la piccozza in mano, così da poter arrestare tempestivamente un eventuale scivolone. Per gli ultimi metri, attacchiamo addirittura le racchette allo zaino. Gli sciatori fanno la stessa cosa.

Il resto della gita è presto raccontato: congratulazioni e una splendida vista ai 3096 metri della vetta, rapidissima discesa nella Val Giuv (mi chiamo fuori: proprio qui avrei scambiato volentieri le racchette con un paio di sci), marcia in discesa fino alla stazione di Dieni. Un’enorme coppa Danimarca corona la giornata di sci – ah, pardon: l’indimenticabile escursione con le racchette. Noi non facciamo scambi!

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