Intorno a una poesia inedita di Enrico Federer

Di Raffaele Forni.

I lettori di Le Alpi sono indubbiamente già informati di quanto l' Italia e il Ticino debbano a Enrico Federer. L' ambasciata famosa dei cardinali di Innocenze III al Santo di Assisi assorto, come fosse questione di vita, nel liberare da un groviglio di fili il ragno che aveva principiato ad ordire la tela — chi me lo aiutae Marcote, il merdaiolo, e i predatori abruzzesi, una volta che li avete incontrati, non vi lasciano più. Proprio per questo, Ernst Furrer che, nel numero di ottobre, ha detto così bene degli Abruzzi, corredando la sua descrizione d' un cenno bibliografico, avrebbe fatto ottima cosa citando Federer.

Per quello che interessa il Ticino, se parecchio attende ancora di venire esplorato, non occorre tuttavia esumare cimelii per rievocare, nemmanco a' giovani, la sua tipica figura di uomo temprato fra i dolori e le prove: volto pallido, magro, tagliente, con due occhi « am Fenster » sempre, sopra uomini e cose e, sopra ogni cosa, sulle nostre Alpi.

Ma la pagina che ci piace notare qui, perchè dice l' animo, è la predilezione che il poeta nutrì per la Val Bedretto.

L' ospizio di All' Acqua accolse Federer, per un primo soggiorno, l' estate del 15, dieci anni giusto prima che uscisse « Regina Lob », il romanzo che si conchiude appunto fra il Rotondo e il San Giacomo. All' Acqua si trovò fatto, senza volerlo, un piccolo angolo del Parnaso e fiorirono a gara, alla scoperta in ogni ora e momento e in ogni aspetto della natura, rime odorate di pace che serbano sempre il loro umile tesoro.

Enrico Federer dettò i primi versi — Introducilo — che abbiamo il piacere di riferire 1 ).

« Was bleibt nach Cimas 2 ) Liedern mir Zum Lieben und zum Singen noch? O ja, du ewiges Bergrevier Mit Silbertürmen, Felsenjoch, Mit der Musik von hundert Bächen, Mit Seelein, die wie Augen schauen, Mit Wäldern, die wie Menschen sprechen, Und Schluchten tief wie Seelengrauen! All' Acqua, schönstes, friedenvolles Und meines Lebens Lagerstatt, So oft mich noch ein hartes, tolles Geschick halbtot geschlagen hat! » « O bleibe stets so still und gütig, So schlicht für deinen schlichten Gast! Und kommt ein Fräulein, parfümwütig, Ein Geck mit dummer Moden Last: Spreiz' dich und sag: — Stinket zu Haus! Hier geht Gesundheit ein und aus. Hier wohnt Natur, fort mit dem Schuft, Der mir verdirbt die reine Luft » « So bleib Hospiz im Waldeslaub 1 Und schwing das Glöcklein der Kapelle, Fern von des Lebens Strassenstaub, Bist du zum Paradies die Schwelle. Wer dich entweiht, tut Kirchenraub; Ihm schlag'der Blitz, Donner rüttle, Von Nord und Süd Sturm verschüttle Und des Rotondos schwerster Stein Zermalme spurlos sein Gebein! » ( Heinrich Federer, Zürich, 15. September 1912 3 ). )

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