La cresta nascosta Il Fletschhorn dal suo versante segreto

La Laggintal, sopra le gole di Gondo, cela una bella cresta del Fletschhorn, che richiede resistenza e familiarità con il terreno alpino. Amanti della roccia a cinque stelle e dei tiri attrezzati, questa via non fa per voi.

A lungo quotato a 4001 metri, con i suoi attuali 3985 il Fletsch­horn non è più un quattromila. «Nonostante delle idee dementi nate nell’ambiente turistico abbiano proposto di rialzarne la cima», ci ricorda Maurice Brandt nella sua guida CAS del 1991. Queste parole mi si riaffacciano alla mente durante la risalita del canalone terminale che ci condurrà al ripiano nevoso dal quale si raggiunge il punto culminante. L’ammasso di pietrisco che stiamo percorrendo in questo momento mi fa pensare che non dovrebbe essere difficile trovare nei dintorni del materiale sufficiente per erigere un cairn gigantesco, nell’intento di permettere al Fletschhorn di superare la fatidica asticella dei 4000 metri! Ma poi, a quale scopo? I collezionisti di quattromila hanno già vicini il Weissmies e il Lagginhorn.

Architettura complessa

Sempre più apprezzati durante gli ultimi anni dagli sciatori amanti dei pendii ripidi, i canaloni dei versanti est e sud, come pure il bel versante nord, si vedono visitati con regolarità in primavera. Il Bivacco de Zen, eretto all’inizio degli anni 2000 ai piedi della Senggchuppa (satellite del Fletsch­horn), ha probabilmente fatto aumentare la frequentazione del versante nord, sia da parte degli sciatori che degli alpinisti. Dal canto suo, il Lagginbiwak, sul lato orientale della montagna, consente un accesso più breve ai grandi itinerari della Laggintal. Come spesso accade in alta montagna, le creste offrono qui dei tracciati evidenti e relativamente sicuri. La Hosaasgrat non fa eccezione, e attrae inevitabilmente lo sguardo degli ospiti del bivacco. Si tratta molto probabilmente della cresta più interessante da percorrere ma, se dobbiamo credere al libro della capanna e alle rare menzioni nei motori di ricerca, rimane un itinerario poco frequentato. La sua aria di segretezza rappresenta un taglio netto con il tumulto che prevale sul versante opposto, facilmente raggiungibile dalla valle di Saas.

Alpinismo all’antica

Aggrappato a questa dorsale da 1000 metri di dislivello, l’alpinista uso al terreno poco esigente sul piano tecnico, ma pretenzioso quanto alle vere qualità montanare, potrà solo congratularsi di essere arrivato fin qui. L’ampiezza della via, le impressionanti aperture verso le grandi pareti del Weiss­mies e del Lagginhorn, alcuni bellissimi passaggi lungo pareti rocciose dalle tinte calorose e la discesa lungo la Breitloibgrat fanno di questa gita una stupenda avventura in tutto e per tutto lontana dalle folle. Ma l’accesso al Graal richiede qualche concessione: gli arrampicatori che usano come standard qualitativo minimo il granito urano, qui non si troveranno a casa loro, e bisogna saper scegliere il proprio itinerario al meglio per evitare le zone (troppo) sfaldate. Inoltre, la discesa fino a Simplon-Dorf – 2400 metri di dislivello – non è per nulla di tutto riposo e richiede resistenza e lucidità. Praticare questo alpinismo all’antica in un terreno non asettico (non contare sulla presenza di spit o di chiodi numerosi) significa senz’altro provare ammirazione per le capacità di quei pionieri che hanno aperto questa grande via nel luglio 1876. Al ritorno, l’impressione che rimane è quella di una parentesi aperta sul passato, con l’emozione di avere assaporato la solitudine del pioniere.

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