La fiducia per motore

Ciò che ci unisce tutte e tutti in seno al CAS sono la ­passione per la montagna e il desiderio di condividerla con altri. Ma la sola pratica di questa passione non ­basta a garantire la continuità di un’associazione grande quanto la nostra. Il suo mantenimento passa necessariamente per una gestione illuminata di tutti gli elementi che la compongono, dalle capanne alla formazione dei capigita, dal suo impatto ambientale alla digitalizzazione delle sue attività. Il risultato di questo lavoro di gestione vi viene presentato in questo numero di «Le Alpi»con il rapporto annuale 2017 (pagina 58).

Provo un certo orgoglio alla lettura di quel rapporto, poiché rappresenta la sintesi del lavoro svolto durante l’anno dal segretariato amministrativo, dal Comitato centrale e dalle commissioni. Questo lavoro, lo svolgiamo nell’intento di servire i soci, offrendo loro un club attivo e dinamico di cui vogliamo assicurare il passaggio nell’era digitale e globalizzata.

Tuttavia, c’è una domanda che mi tormenta ogni volta che ci mettiamo a fare il bilancio dell’anno trascorso: in quale misura i risultati presentati parlano ai soci del CAS? Questi ultimi comprendono la finalità del nostro lavoro? Nell’ambito di discussioni avute con altri soci del CAS ho avuto modo di constatare come esista una specie di distanza tra i vertici del club e le sezioni. Come nella nostra vita quotidiana, le preoccupazioni della ­testa non sono sempre uguali a quelle del cuore. Nulla di nuovo, in fin dei conti, e nulla di più normale. E sono giunta alla conclusione che questa sensazione di ­distanzanon fosse finalmente dovuta a una carenza di interesse da parte dei soci: preferisco vedervi l’espressione della fiducia che questi testimoniano nei confronti di coloro che rappresentano i loro interessi in seno all’associazione centrale.

Cara socia, caro socio: grazie per la tua fiducia! È questa che mi dà l’energia per continuare a servirti.

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