La quiete dei Vosgi Tra chaumes, laghi e sapori

Discreti e senza pretese, i Vosgi attraggono per l’autenticità e la ricchezza dei loro paesaggi. Una scappata sulle alture della valle di Munster.

La linea della cresta si sgrana in un rosario di tondi ballons. Le vette dei Vosgi, un tempo affilate, oggi piegano la schiena. Provata dall’erosione e dal tempo, la cima addolcita si fregia qua e là di creste rocciose recalcitranti all’usura. Queste ultime testimonianze dell’erto passato del massiccio rizzano orgogliosamente il loro granito. In alto, le chaumes – successione di lande e prati d’alta quota – fanno da cappello alle foreste dei versanti. In fondo alle valli l’azzurro dei laghi riflette il paesaggio bucolico. A strapiombo sulla pianura alsaziana, la catena dei Vosgi guarda in volto il proprio doppio geologico della Foresta Nera.

Per la dolcezza dei loro rilievi, i Vosgi attraggono i camminatori e si schiudono alle escursioni grazie a una fitta rete di sentieri. Gli itinerari pedestri, marcati e curati dal Club Vosgien da oltre un secolo, percorrono l’intero massiccio. Da famigliare, la passeggiata di poche ore può diventare sportiva ed estendersi su più giorni.

 

La danza aerea delle libellule

Centro incontestato dell’escursionismo vosgiano, la valle di Munster unisce in modo sottile ricchezze e curiosità del massiccio. Il versante alsaziano è frequentatissimo tutto l’anno da chi vuole sentire l’«atmosfera dei Vosgi».

Di vallata in cresta, di lago in chaumes, un circuito di due giorni permette di apprezzare la bellezza di questo pregiato settore. L’itinerario percorre spesso il GR5, il sentiero marcato con un rettangolo rosso che in 2600 chilometri collega il Mare del Nord al Mediterraneo. «Star» della rete pedestre dei Vosgi, il GR attraversa l’intero massiccio. Tra cime e vallate, il sentiero si getta a valle per poi raggiungere la «linea blu» dei Vosgi. Questa denominazione storica designa la

cresta sommitale, un tempo confine tra Francia e Germania. Dei cippi con l’incisione «D», Deutschland, da un lato, e «RF», République française, dall’altro, testimoniano ancora di quel passato.

A due passi dal villaggio di Metzeral, la valle secondaria della Wormsa segna il punto di partenza dell’escursione. La sua strettezza testimonia il passato glaciale di questa parte del massiccio e si apre poco a poco verso le creste, le cime dello Hohneck (1363 m, punto culminante dell’itinerario) e del Kastelberg (1350 m). Da strada forestale, il percorso diventa sentiero, vaga assieme al fiume Wormsa, supera le cascate con un succedersi di ponticelli. Quindi si innalza tra gli alberi, e conduce i viandanti al Fischboedle. Questo gioiello lacustre in miniatura, rannicchiato nel suo scrigno boschivo e ornato da un’impressionante pietraia granitica, richiama il far niente. Un luogo ideale per rinfrescarsi e lasciar correre i pensieri davanti alla danza aerea delle libellule – per poi attaccare la ripida salita verso il lago del Schiessrothried.

I laghi dei Vosgi sono per la gran parte artificiali e trattenuti da dighe. Costruite negli anni 1880 dai tedeschi (l’Alsazia-Lorena era stata annessa all’Impero tedesco nel 1871), queste opere li trasformano in serbatoi d’acqua potabile, che alimentano i villaggi delle valli e consentono di regolare la portata dei fiumi così da evitare le piene a valle. Ufficialmente è vietato fare il bagno in tutti i laghi dei Vosgi. Ufficiosamente, quando la calura estiva della pianura alsaziana spinge i suoi abitanti in quota, queste oasi di freschezza diventano piacevolissimi «centri balneari» di montagna.

 

Dai laghi allechaumes

Lasciando i laghi per guadagnare le creste, la foresta di latifoglie e abeti dei versanti cede gradualmente il posto alle chaumes. Questo paesaggio di praterie prive di ogni forma di arbusti non ha nulla di naturale nei Vosgi: in origine, la foresta ricopriva la quasi totalità delle cime e, senza la pressione di uomini e animali, farebbe allegramente ritorno. La spiegazione del panorama dei Vosgi è storica: sino dal Medioevo, il bisogno di pascoli per nutrire il bestiame e di legname per le industrie delle valli hanno spinto l’uomo a dissodare i ballons. O piuttosto i «Köpfe», «teste» in tedesco, un termine che tanto spesso ricorre nella composizione dei nomi di queste cime. Adattate alla rudezza del clima, genziane gialle, pulsatille bianche, viole del pensiero, mirtilli rossi e neri condividono lo spazio.

Modellate da secoli di attività pastorali, le chaumes sono il terreno di giochi della mucca dei Vosgi. Riconoscibile dal manto bianco a chiazze nere, dà il suo contributo al cliché paesaggistico dei luoghi. Il suo latte serve alla preparazione del Munster, la «tomme» dei Vosgi, e di altri formaggi del territorio che si degustano presso le fattorie-locanda.

 

Sul balcone dei Vosgi

Dalla cresta, gli escursionisti scendono verso il fondo della valle del Frankenthal. A due passi dalle fragili torbiere inizia il «Sentier des roches». Grande classico dei Vosgi, è uno degli unici itinerari a balcone sul massiccio. Sul versante est, il percorso si snoda nel granito, lo taglia, lo fora per aprirsi un passaggio verso il passo della Schlucht. Aperto nel 1910, il sentiero è attrezzato con corrimani, scale e passerelle. Privo di difficoltà particolari, rimane tuttavia «inaccessibile durante l’inverno», come precisa una tavola al suo accesso. Durante la stagione fredda, il ghiaccio delle cascate ostruisce alcuni passaggi. Questo settore accidentato del massiccio è particolarmente apprezzato dai camosci. Introdotti nella zona nel 1956 si lasciano osservare con facilità.

Risonando contro la parete di granito, il rumore lontano delle motociclette prelude al ritorno alla civiltà. Sul passo della Schlucht i centauri si provocano a colpi di decibel prima di lanciarsi sulla Route des Crêtes. Il disturbo uditivo spinge ben presto a lasciare il luogo, e in direzione dei Trois Fours la quiete torna sovrana appena superato il margine del bosco.

Piegando a sud, il sentiero della cresta raggiunge la vetta del Kastelberg. Qui bisogna deviare, e lasciare le altezze per raggiungere la valle. Lungo il sentiero, un’ultima pausa gastronomica alla fattoria-locanda del Kastelberg permette di rifocillarsi prima di raggiungere la pianura. I viandanti fanno ritorno con la pancia piena e gli occhi colmi di bellezze. In fin dei conti, dietro il loro lato discreto e senza preteste, i Vosgi non sono poi niente male, non è vero?

L’eredità gastronomica dei marcaire

I marcaire,contadini-casari di un tempo, sono diventati oggi i contadini-locandieri. Nei loro fabbricati restaurati si degustano le specialità gastronomiche dei Vosgi. Il menù più completo – il pasto del marcaire – equivale a un grand slam gastronomico: come antipasto un tortino accompagnato da un’insalata, quindi alcune fette di spalla di maiale con le roïgabrageldi (patate cotte per ore con cipolle e pancetta). E non finisce qui! È il momento del Munster e, per terminare, della torta ai mirtilli. A meno che non si preferisca il siaskas… zuccherato e bagnato con il kirsch, questo Munster freschissimo fa funzione di dessert.

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