Laghetti della Cristallina

gebildet werden, erreicht werden kann, besonders mit der Ausrüstung, die für seine Begehung notwendig ist, müssen wir andern Bergsteigern überlassen. Die Grossartigkeit des Rakaposhi mit seinen abweisenden Flanken und Gräten wird hoffentlich noch weitere Expeditionen anziehen, bis eines Tages seine Bezwingung gelingt. Er kann neben dem weit weniger bekannten Haramosh als der imposanteste Gipfel des westlichen Karakorums bezeichnet werden.

Laghetti della Cristallina

di Giuseppe Mondada

( Minusio ) I Oltre la bocchetta della Cristallina ( Valle Bedretto ), incontri un' ampia conca, una delle parecchie che conta la parte superiore della Bavona: rabbiose pietraie attorno; uno strano cupo laghetto sul fondo, il lago Sfundau. Lo squallore vi regna sovrano: non un albero, macché, nemmeno un cespuglio, neanche uno di quegli stupendi cespi di miosotis, di ranuncoli, di sassifraghe, che incontri al di qua e al di là dei suoi orli. Nella seconda quindicina di luglio, appare, tutt' al più, qualche timido chiazzo di verde, di un povero verde stinto, frammisto a pennellate di quel rossiccio caparbio che colora le pietraie e i picchi feroci che si sgretolano, eternamente tormentati dal gelo e dal disgelo. Tra le macchie della roccia e quest' ultime di verde si distinguono numerose e irregolari lingue di neve, anch' esse spruzzerellate del sudicio rossiccio della pietra.

In questa conca, come forse in nessun' altra di tutta la regione del San Gottardo, domina il silenzio, un cupo silenzio. Non odi un sol rigagnolo di acqua che scenda, canticchiando, dalle rocce; non è possibile incontrare, come dappertutto altrove, una sola marmotta, una pernice, un segno chiaro di vita. Nulla. Sul fondo della conca, straordinariamente silente e cupo, sta il lago, insensibile — almeno a me sembra — al tormento cui è sottoposto continuamente dal gelo e dal disgelo. Il ghiaccio e la neve lo coprono, in parte, anche d' estate. Le grosse crepe, tra un blocco e l' altro, tra una vitrea lastra e l' altra, lasciano intrawedere le acque verdastre, di un' immobilità che impressiona. Qua e là si intrawede a mala pena il profilo di qualche picco che tenta di specchiarsi in esse. « Lago Sfundau », lago sprofondato, quasi per maledizione, tra le rocce, le creste, i picchi feroci: nome più significativo proprio non si poteva facilmente trovare!

II Come nome più appropriato non si poteva dare a quell' altro minuscolo laghetto, ma di ben altro aspetto, che sta nel fondo della valle, oltre l' altura di Cima delle Donne: Lago Bianco. La Bavona superiore comprende tre rami: questo che ha inizio, in certo qual modo, col Lago Bianco, la Val Fiorina — che ha pure il suo lago, quello dei Matorgnie sbocca ali' alpe di Robiei, infine, la Valletta che scende, tutta rapide e cascate, dal Basodino. I tre rami si congiungono proprio ai piedi di quell' altura rocciosa, sulla quale sta, tra una festa di sonore cascate, il rifugio del Basodino. Poi, le acque abbondanti proseguono spumose giù per la valle chiusa entro due pareti strapiombanti, rivestite di una patina nera, sino a toccare il beli* alpe di Campo e, più avanti, i cari villaggetti di San Carlo, Sonlerto, Foroglio... che rispecchiano, con i loro campaniletti, le chiesine, le case, le stalle, i granai, gli orti pensili, lo schietto antico volto del nostro paese. Anche il Lago Bianco, le cui acque hanno qualche cosa di lattiginoso, se ne sta sul fondo di un' ampia conca. Ma, attorno, rumorosi e abbondanti, piovono giù ruscelli e cascate. Le macchie verdi tentano e, sul più bello dell' estate, riescono ad avere il sopravvento su quelle grige della pietra e quelle della neve. In alto, il ghiacciaio del Cavagnoli e quello, in lontananza, del Basodino, mandano al sole bagliori di incandescente metallo. Tra le macchie verdi più in basso, in gran copia, fioriscono le sassifraghe, le genziane, spesso raggnippate in grandi famiglie sì da formare macchie variopinte piacevolissime. Tra questa festa di fiori volano farfalle dai colori vivaci come quelli dei fiori, insetti dall' abito di fata... Altri segni di vita: mosche e locuste saltellano sui caldi sentieri che menano dalla conca, frugata in tutti gli angoli dai raggi del sole, ali' alpe di Lielpe; gruppi di uccelli dal volo breve, a scatti, lasciano un' altura per nascondersi dietro un' altra; marmotte numerose pascolano qua e là. Quando passi sul sentiero, ne odi più d' una fischiare. Allarme? Macché! Le bestiole smettono di pascere, s' alzano sulle gambe posteriori, fanno, come si usa dire, 1'«ometto » e, curiose, ti guardano per un pezzo. In luglio e in agosto i pastori di Cavergno giungono col loro bestiame sino ali' alpe di Lielpe, l' ultimo, per chi sale, della valle. I maiali si fermano a raspare e a girovagare tra i rómici che crescono abbondanti tra le baite di sasso, poco discoste dalla Valletta che vien giù dal Lago Nero. Le mucche, le vitelle salgono, invece, sino alle rive del Lago Bianco. Le capre, che amano ruminare al sole, stando su certi macigni pencolanti, come quello della Pioda, tra la terra e il cielo, si spingono su su fino alla Cima delle Donne, dando una nota di simpatica domestichezza a questi siti selvaggi, rupestri, così fuor di mano e così diversi dal solito mondo degli uomini.

Ili Appena il sentiero, che sale dalla Valtorta, tocca, dopo molte svolte su una squallidissima pietraia, la bocchetta del Naret, discende pian piano suir altro versante tra un disordine di dossi rivestiti, in estate almeno, di verde e di fiori. Anche qui, come del resto alla bocchetta della Cristallina, balza subito evidente il contrasto tra lo squallore del versante pietroso, muto e brullo verso la Valle di Bedretto e quello più calmo e colorito della Val Maggia.

Ai piedi della bocchetta si stende l' ampia Valle del Sambuco che racchiude nella parte superiore l' alpe di Campo la Torba, il quale — strano — appartiene non già ai Valmaggesi ma agli Airolesi. La storia solamente ci può spiegare perché anche qui i confini segnati dagli uomini non siano quelli della natura... È con la Valle del Sambuco che ha inizio la Lavizzara. Dai dossi erbosi scendono numerosissimi corsi d' acqua che sembrano avere in corpo una grande voglia di formare subito nientemeno che dei laghi. E qua e là si scorgono evidenti i loro tentativi: infatti, a quattro passi dalla sorgente di parecchi di essi, si incontrano diversi laghetti, così mingherlini che la fantasia popolare non si è nemmeno degnata di dare loro un nome. Ma quando tutti i rigagnoli e i torrentelli si trovano assieme, allora sì che lo sanno formare finalmente il lago; quello del Naret. Di notevole ampiezza e profondità, esso tende ad assumere una forma pressoché circolare. Sembra, visto dalT alto, dai picchi della Cristallina, una grande perla smarrita tra il verde. Anche se brilla, come oggi, il sole, il lago ha strani riflessi metallici plumblei, quei riflessi che di solito i laghi della pianura assumono solamente quando si avvicina la pioggia. Hanno avuto ragione i pastori di chiamare Lago Oscuro quell' altro che si presenta con gli stessi riflessi e che si adagia oltre i due dossi protesi verso il Poncione dei Laghetti.

Da un lato le acque escono e riprendono il loro cammino, scorrendo per qualche tratto su di un letto piano, tortuoso, tra due rive verdissime, poi precipitano a valle, formando belle cascate e riprendendo in pieno il loro aspetto di fiume montano. Dalla parte opposta stanno, sulla riva, le due baite dei pastori: hanno a monte la loro brava costruzione protettiva contro la valanga. Attorno ad esse non trovi la solita ingombrante macchia di rómici, ma, strano, una distesa di erba morbidissima e gran copia di cardi. Essi sembrano, aperti al sole, grandi occhi intenti a contemplare non si sa se le bellezze del cielo e del lago o piuttosto il variopinto sciame degli stupendi fiori che si schiudono su pei dossi e tra le pietraie.

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