Le Alpi ticinesi nei più antichi documenti cartografici

Con 6 disegni.Di Bruno Legobbe.

Un esame, anche sommario, delle tavole della « Cosmographia » di Claudio Tolomeo, della quale vennero stampate numerose edizioni un po' in tutte le parti d' Europa a partire dalla seconda metà del' 400, mostra che i toponimi alpini esse citati sono pochissimi. Il più frequente, se si toglie il termine generico « Alpes », è l' Adula.

Le edizioni tolomaiche furono sicuramente le più diffuse opere dell' antica cartografia. Ora, il fatto che il nome « Adula » appaia così frequente testimonia in modo indubbio l' importanza che a quei tempi era conferita a questo gruppo montagnoso.

Il termine « San Gottardo », invece, appare molto più di rado. Ciò è forse da ascrivere al fatto che nessun scrittore latino mai parlò del Gottardo il quale sembra corrispondere alle « Summae Alpes » dei Romani: è per lo meno, questa, l' opinione di Egidio Tschudi, del Glareano, dello Stumpf e di molti altri che appoggiarono tale opinione al fatto che i suoi monti fanno da spartiacque a quattro fiumi che scendono in quattro diverse direzioni.

Quanto al nome, secondo taluni vorrebbe significare « Dio altissimo » ( dalle voci celtiche god = Dio e arth = alto ) mentre che lo Stumpf ritiene ch' esso derivi dal termine « Goti » — che, cacciati dall' Italia da Narsete nella prima metà del quinto secolo, si sarebbero rifugiati nelle Alpi — e significherebbe press' a poco « Montagna dei Goti ». Ma, molto probabilmente, il termine si riferisce semplicemente al Santo che ha dato il nome al gruppo ed è venuto in uso nei primi secoli del Cristianesimo.

L' Adula fu battezzata dai Romani: una delle loro strade militari — che da Varese seguiva la Val d' Agno, risaliva il Ceneri scendendo poi a Bellinzona dove, probabilmente, si congiungeva ad altra arteria stradale proveniente da Locarno, passava per la Mesolcina e valicava il San Bernardino — si sviluppava appunto sui declivi dei monti che ne formavano il gruppo.

V' è da ritenere, anzi, che con il termine « Alpi dell' Adula » si intendesse un nodo montagnoso molto più grande di quello che è l' attuale Gruppo l' Adula, ch' esso si estendesse cioè a tutti i monti posti tra la Novena ed il San Bernardino: e ancora Stefano Franscini ce lo testimonia allorché scrive «... la contrada cis-cenerina costituisce il pendio meridionale di un anello della vastissima catena delle Alpi, vogliam dire le Alpi Lepontine, o Elvetiche, o Adule ».

Fatto si è che il toponimo Adula era usato allorché del San Gottardo non si parlava ancora. Questo fatto non può meravigliare se si considera che il San Bernardino era il valico più importante della nostra regione, era già probabilmente praticato dai Liguri e, come abbiam visto, i Romani vi avevano stabilito una delle più importanti arterie militari.

Il San Gottardo invece, benché sia facile che i Romani l' avessero già valicato per portarsi in Val d' Orsera, non acquistò importanza che a partire dal momento in cui si riuscì a costruire il famoso ponte sulla gola della Schöllenen così da stabilire una diretta linea di comunicazione nord-sud.

Il primo cenno che si ha del passaggio del Gottardo è il racconto di un monaco tedesco, Alberto von Stade di Brema, che risale al 1236.

Lo statuto della comunità di Osco, datato dal 5 aprile 1237, parla anch' esso del passo del Gottardo e dimostra che, già a quell' epoca, il traffico attraverso la Leventina era considerevole, sicché è da supporre che il valico fosse già praticato regolarmente fin dal XII° secolo all' incirca.

Comunque, questa è storia né è qui il posto più adatto per discorrerne. L' apparizione delle prime carte avrebbe dovuto chiarire — è, almeno, questo, un ragionamento logico per la mentalità dei nostri giorni — l' ubica dell' Adula e del San Gottardo. Ma allo stadio in cui si trovava l' espio LE ALPI TICINESI NEI PIÙ ANTICHI DOCUMENTI CARTOGRAFICI.

razione dei nostri paesi allorché cominciarono a diffondersi le carte geografiche — cioè verso la fine del' 400 — è voler troppo pretendere dai cartografi del tempo chiedendo loro precisazioni in proposito, tanto più che, come già abbiamo notato, il termine Adula era usato con una certa libertà di... latitudine e di longitudine.

La catena delle Alpi appare schematicamente indicata nella carta itineraria allestita dal cartografo romano Castorio. Si tratta certamente del più antico documento cartografico conosciuto che rappresenti le Alpi Frammento della Tabula di Peutinger: il Ticino nasce tra i monti a destra, scende al lago e si getta nel Po nei pressi di « Ticeno » ( Pavia ).

ed inutile qui torna indagarne la precisa età, quesito che ha già preoccupato più di un archeologo senza, tuttavia, che una precisa soluzione fosse trovata. A noi interessa oggi sapere quale settore della schematica catena delle Alpi disegnata da Castorio corrisponda alle nostre Alpi ticinesi.

V' è avantutto da osservare che l' interpretazione della carta ( detta « Tabula Peutingeriana » dal nome dell' archeologo Peutinger che la rese nota ) quale era correntemente data è tale da sollevare molti dubbi. Noi abbiamo esaminato in altra sede* ) tale interpretazione e ci siamo convinti ch' essa non regge all' esame di una critica logica e ponderata. Il nostro punto di vista ha avuto una accoglienza abbastanza favorevole e senza rifare oggi una dimostrazione che non è il caso di ripetere, diremo che il nostro modo di vedere, secondo il quale un gran lago innominato disegnato nella carta che passava per il Lago di Como, fosse il Lago Maggiore, raccoglie un massimo di probabilità di fondamento in base a certi dati incontrovertibili della carta ed a una sequela di induzioni logiche. Ubicazione, dati di riferimento, dati miliari degli itinerari e il fatto che il lago accoglie un fiume « Ticenum » che va poi a sfociare nel Po vicino a « Ticeno » ( Pavia ) rendono in dubbia la nostra identificazione del Lago Maggiore.

Stabilita così l' esatta ubicazione del lago, sembrerebbe relativamente facile stabilire quella delle Alpi Ticinesi nella carta di Castorio. Si direbbe che la zona montagnosa sita a nord del lago dovrebbe corrispondere ad esse. Invece un altro problema si pone: quasi immediatamente a nord del lago ha le fonti il « Flumen Nouaria » che è l' attuale Agogna: è quindi da escludere che wi si trovino le nostre Alpi. Un solo punto di riferimento ci è offerto dal documento di Castorio: le sorgenti del Ticino. Esse sono poste a settentrione di Milano ( Mediolanum ) poco sopra Bergamo. Questa ubicazione — è evidente — è spostata un po' troppo verso oriente e ne è prova il fatto ch' essa si trova ad una longitudine posta a levante di Augusta ( Augusta Vindelicorum ), del Lago di Costanza e delle sorgenti del Reno; ma altri riferimenti non si hanno ed a noi non rimane che concludere che le Alpi ticinesi nella « Tabula » di Peutinger sono rappresentate appunto dal tratto che sta fra le sorgenti del « Flumen Nouaria » e quelle del « Flumen Ticenum ».

Va notato che, nella « Tabula », le Alpi non sono rilevate che a puro titolo indicativo secondo uno schema ideale che non segue assolutamente quello che è il preciso sviluppo della catena alpina. Tanto si comprende facilmente se si considera che la carta castoriana aveva uno scopo eminentemente pratico: quello di servire come carta itineraria; era uno di quegli itinerarium pictum nel quale i dati essenziali erano costituiti dal tracciato delle diverse strade e dalle distanze tra una località e l' altra, il resto essendo considerato come puramente accessorio.Le varie carte che hanno seguito in ordine di tempo quella di Castorio non presentano le Alpi che in una massa informe e stilizzata e senza altre indicazioni che, talvolta e non sempre, il termine « Alpes »; nella maggior parte dei casi, anzi, queste sono dimenticate: così è per la carta del Lamberto, di Guido, del Beato eccetera, che videro la luce nel XII0 e nel XIII0 secolo.

Nei confronti dell' opera precisa ed eminentemente pratica di Castorio queste carte segnano un indubbio regresso. Si era in pieno Medio Evo: l' epoca in cui l' umanità sembrò intorpidirsi un istante forse per concepire la magnifica rinascita che s' iniziò col' 500, ma durante questo concepimento le manifestazioni della sua possanza intellettiva si ridussero ad espressioni talvolta dominate da un senso diffuso di ingenuità, forse di infantilismo.

Così è nella cartografia: occorre arrivare ai primordi del Rinascimento per notare un certo risveglio.

Nel 1462 venne pubblicata a Bologna la prima edizione della « Cosmographia » di Claudio Tolomeo che contribuì in modo possente a risvegliare l' amore sopito per la geografia e l' arte cartografica.

Qualche anno prima — nel 1457 — Fra Mauro Camaldolese aveva disegnato un mappamondo. Il San Gottardo vi figura immediatamente a mezzodì di un lago ali' estremità del quale havvi « Zuric ». La carta non risponde LE ALPI TICINESI NEI PIÙ ANTICHI DOCUMENTI CARTOGRAFICI.

Ili per nulla alla morfologia del terreno: a sud del Gottardo è posta Mantova, il Rodano ha le sorgenti in una catena montagnosa che si direbbe l' attuale Giura, i confini della Lorena distano pochissimo da Briga, le Ardennes si troverebbero tra la Lorena e Basilea eccetera. Quel che importa però è il fatto che in essa troviamo menzionato, per la prima volta probabilmente in una carta geografica, il San Gottardo. Il manoscritto di Enrico Martello,

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Carta della Gallia di Tolomeo, riprodotta nella Cosmographia di Münster ( 1540 ): si noti che in tutta la catena delle Alpi è indicata solamente l' Adula.

« Tabula moderna Galliae », del 1480, attualmente deposto presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, è notevole per l' esattezza molto maggiore che mostra nei dati geografici. Il « Mons S. Gothardi » è sito al centro delle Alpi; a levante sorge il Reno, a settentrione un fiume innominato — la Reuss — va a finire nel lago di Lucerna, a occidente havvi un « Brigemons » dal quale ha origine il Rodano. La carta di Enrico Martello rappresenta indubbiamente un progresso rimarchevole sul mappamondo di Fra Mauro.

Nel 1495 Corrado Türst allestisce la prima carta della Svizzera. Si tratta, considerata l' epoca in cui venne eseguita e la scarsità dei mezzi di cui disponeva il cartografo, di un capolavoro dell' arte cartografica. Senza che vi siano indicati i dettagli, le Alpi ticinesi cominciano a trovar posto nella rappresentazione grafica. Le Alpi Lepontine sono indicate ad oriente di « Oerielss » ( Airolo ) con « Alpes Leoponti », ma quel che è strano è che l' Adula è posta al nord di Airolo ed è confusa col San Gottardo. Infatti, nella carta è segnato un monte indicato con « Adula » e, sotto questa indicazione, in carattere più piccolo, sta « Gotshart ». Da questo monte scende, verso settentrione, la « Rhuss » ( Reuss ) che bagna « Ursere », « Hospital », « Geschinen » Tolomeo: Bonensis Galliae, edizione di Venezia del 1511. L' Adula è indicata in due punti delle Alpi: in alto a destra ed in basso; da essa traggono origine tutti i fiumi.

eccetera, ed a « Flùlé » entra nel Lago dei Quattro Cantoni. Il Ticino ha le sorgenti in un monte segnato tra Realp e Hospental.

Se la precisione delle indicazioni dell' opera del Türst lascia qualche volta a desiderare, va però riconosciuto che essa è la prima carta la quale dia qualche particolare delle nostre montagne e, soprattutto, che essa è probabilmente la prima a riportare l' Adula in una località più o meno definita — anche se erronea — delle Alpi ticinesi.

E ciò è notevole, in quanto l' Adula, nelle edizioni tolomaiche che a quell' epoca facevano scuola in materia cartografica, trova le più disparate ubicazioni. Una tavola della « Bonensis Galliae », della quale teniamo sotto occhio una buona edizione apparsa a Venezia nel 1511, e ripresa anche da Sebastiano Münster nella sua « Cosmographia » del 1543, la mostra nientemeno che in due posti distinti della Alpi; ed una delle due, segnatamente, 1'« Adulas mons » segnato più a sud — è veramente la dispensatrice d' acqua d' Europa per il fatto che dai suoi versanti traggono origine l' Aar, la Doubs, il Rodano, l' Isère, la Durance, il Var ed il Reno.

Tra le altre riproduzioni tolemaiche va rilevata una carta dell' « Eremus Helvetiorum », un' ottima edizione della quale fu impressa a Lione nel 1535.

La carta è assai particolareggiata e comprende la regione svizzera sita al nord delle Alpi. Non manca in essa, tuttavia, l'indicazione « Gotahrd mons » e le « Alpes Leopontij ».

La Cosmografia di Sebastiano Münster è una delle opere capitali della geografia del Rinascimento, quanto a concezione, ed il successo che incontrò ( nello spazio di un secolo si ebbero ben quarantaquattro edizioni ) ne testimonia l' importanza.

In essa è riprodotta la carta della Svizzera in cinque tavole ( « Die Eydkgnoschaffe oder Schweyzerland mit den anstossenden ländern » ) nella quale è segnata con precisione l' ubicazione del San Gottardo ( « Der Gothart » ). L' Adula non è menzionata, ma al suo posto — ed anche in questo caso con assoluta precisione — è indicato il Vogelberg con la scritta « Der Vogel ».

Contemporaneo di Sebastiano Münster fu Egidio Tschudi che legò il suo nome al capolavoro della cartografia svizzera del' 500. Il Ticino è rappresentato in questa carta, per la prima volta, nella sua entità territoriale in modo abbastanza particolareggiato. Numerose sono le località indicatevi e, tra i monti, notiamo segnati « Der Gothart » con la dicitura latina « Summae Alpes », il Lucomagno — anche questo probabilmente per la prima volta in un documento del genere — con « Lucumonus mons » e « Der Lukmanier », le Alpi Lepontine con un semplice « Leponty » tra il Gottardo ed il Lucomagno, F«Adule alpes » spostata però ad oriente della Val Calanca e « Der Vogel » nei pressi di San Bernardino per cui, forse ma con poca probabilità, può rife-rirsi al Pizzo Uccello piuttosto che al Vogelberg.

Ma quel che è interessante nella carta di Egidio Tschudi, è che tutti i nostri gruppi montagnosi vi sono rappresentati. Rappresentazione schematica beninteso: non si tratta per ora di dare dei particolari i quali saranno graficamente espressi solo alcuni secoli più tardi, ma i monti del Gottardo, i gruppi del Blas, di Medels, dell' Adula, la catena intermedia tra la Leventina e la Val Blenio, l' altra tra la Leventina e la Vallemaggia, il gruppo della Verzasca, le montagne racchiudenti tutte le nostre valli insomma, comprese quelle del Sottoceneri, vi sono rappresentate.

Abbiamo già detto che non si tratta per il momento di indicare dei particolari: aggiungeremo che certe valli secondarie sono completamente dimenticate ( Val Malvaglia, Val Chironico, Val Pontirone, Val Bedretto, Morobbia, le valli laterali della Maggia ecc ), le indicazioni sono sovente errate, i toponimi di spesso storpiati e non di rado le località sono indicate senza ordine. Ma tuttavia la carta dello Tschudi segna un enorme progresso su tutte quelle che l' hanno preceduta ed a ragione essa è considerata il capolavoro della nostra cartografia del' 500.

Essa servì di base, si può ben dire, per tutta la produzione cartografica del' 500 e di parte del' 600 concernente il nostro paese. Numerose edizioni vennero pubblicate: notevoli, tra le altre, quella di Isingrin, impresa a Basilea nel 1560, e quella contenuta nell' atlante di Ortelio del 1595 nel quale — particolare degno di rilievo — l' Adula, per la prima volta, è segnata nell' esatta ubicazione a nord-est della valle di Blenio.

Abbiamo così passato in rassegna i più antichi documenti cartografici nei quali figurano le Alpi ticinesi: non si tratta di carte le cui indicazioni abbiano potuto servire per scopi che oggidì definiremmo col termine di « turistici ». Ma è notevole l' evoluzione della rappresentazione grafica delle Alpi e segnatamente l' accertamento dei nodi montagnosi principali, che in esse si nota: nello spazio di poco più di un secolo vien definitivamente fissata l' ubicazione del Gottardo, dell' Adula e delle Alpi Lepontine e viene abbozzato lo schema di quasi tutte le nostre catene montane.

A questo primo risultato segue un certo periodo di calma: la carta di Egidio Tschudi fa scuola per più di un secolo ed i cartografi trovan comodo copiare le loro opere da questo documento che è notevole anche nella produzione europea del' 500.

Più tardi, un altro cartografo svizzero, il Gyger, compilerà un nuovo documento che lo metterà in prima fila tra i cartografi europei: ma se il metodo di rappresentazione grafica ed il disegno della carta lo renderanno quasi un capo scuola, per contro la fissazione delle località e l' accertamento dei dati puramente geografici non segneranno un progresso rilevante. Ma noi ci siamo proposti di parlare unicamente dei documenti più antichi della nostra cartografia e, fedeli a tale proposito, per oggi, facciamo punto.

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