L’«isola dei beati», terra di contrasti Escursioni in famiglia a Tenerife

A Tenerife si va per le spiagge. Oppure per il vulcano, il Teide. Questo significa però perdersi i gioielli insospettati che offre questa isola delle Canarie: falesie impervie bagnate dall’oceano, paesaggi aridi di caldeiras e foreste vergini attendono gli escursionisti in erba.

L’inquietudine si legge su ogni volto. Ci sono una trentina di persone di ogni età. La barca che assicura il collegamento con Los Gigantes ha già avuto problemi ad accostare al piccolo imbarcatoio e non è chiaramente in grado di prendere a bordo tutti quanti. La selezione passa per una prima verifica da parte dei responsabili della piccola compagnia di navigazione: «Chi ha una prenotazione?», grida qualcuno. Successivamente, la buona vecchia tradizione del «prima le donne e i bambini» fa guadagnare posti alle famiglie. Bisogna solo non mancare lo scalino. La prua della navetta va e viene avanti e indietro, su e giù, seguendo il movimento delle onde. Un piccolo balzo e già ci si sente meglio. L’espressione sconfitta degli sfortunati che ancora attendono il loro turno sottolinea la suspense quasi intollerabile di questi momenti. Le parole rassicuranti del comandante, che comunica ai camminatori rimasti a terra l’arrivo di altre barche, non hanno alcun effetto. Il mare deve ancora dare il suo benestare.

 

Paradiso dei camminatori

Playa de Masca, Tenerife, 31 dicembre. Lontani dal tumulto delle stazioni balneari. Lontani anche dagli amanti del dolce far niente venuti a godersi le spiagge di sabbia vulcanica dell’«isola dei beati». Per noi, la Playa è il termine della discesa dal Barranco de Masca, una profonda gola orlata da impressionanti pareti alte parecchie centinaia di metri. L’escursione lascia un profumo di incertezza assolutamente esotico. Anche il ritorno in barca contribuisce a rendere l’esperienza particolare. La maggior parte dei visitatori opta per un percorso nel senso della discesa, con ritorno dal mare. Altri compiono un’andata e ritorno dal villaggio di Masca, punto di partenza abituale a 650 metri di altitudine. Per quanto ci riguarda, carichi dei nostri figli per buona parte dell’itinerario, abbiamo preferito risparmiarci le spalle. Alcuni passaggi danno già abbastanza filo da torcere. A tratti, le rocce scivolose invitano infatti alla massima prudenza.

Per un’escursione che figura tra le imprescindibili di ques-t’isola, spesso descritta come il «paradiso degli escursionisti», non si può certo parlare di frequentazione eccessiva. Che questo eden sia rimasto sconosciuto agli amanti delle camminate? Lungo i poco meno di quattro chilometri del percorso abbiamo incontrato una ventina di marciatori – l’ultimo giorno dell’anno! D’altro canto, le statistiche riguardanti l’isola più grande dell’arcipelago delle Canarie potrebbero alimentare i timori e eventuali agorafobi: con 440 abitanti per chilometro quadrato, la densità della sua popolazione è un po’ più del doppio di quella svizzera – anche se la maggior parte dei visitatori dell’isola sembra concentrarsi nei centri balneari delle sue coste.

 

Il Teide e… il resto

Ma la vera star dell’isola non va cercata lungo le coste. «Tenerife è il Teide», si sente dire. E per vederlo bisogna alzare gli occhi. Dall’alto dei suoi 3718 metri, il Pico del Teide, un vulcano tutt’ora attivo, rappresenta il punto culminante del territorio nazionale spagnolo. Terzo più grande vulcano al mondo dalla sua base, è integrato nel parco nazionale che porta il suo nome e che, iscritto nel patrimonio dell’UNESCO dal 2007, sarebbe uno dei più visitati al mondo.

Se i circa 19 ettari del Parque Nacional del Teide costituiscono senza ombra di dubbio il punto forte dell’isola in tema di escursioni (vedi «Le Alpi» 3/2003), non devono tuttavia occultare le numerose opportunità offerte ai camminatori di ogni livello dall’insieme dell’isola. Lontane dagli itinerari alpini elvetici, le famiglie vi troveranno una vasta gamma di escursioni, senza per questo dover rinunciare a un po’ di avventura: qui un tunnel che bisogna attraversare con torcia e casco, là una foresta inestricabile o delle onde che si infrangono contro le rocce un centinaio di metri sotto il sentiero.

 

Ricchezza di contrasti

Precipitare virtualmente dalla sommità dell’isola alle sue coste significa incontrare livelli di vegetazione estremamente diversificati, che contribuiscono alla ricchezza dei luoghi. La caldeira quasi desertica di Las Cañadas, reliquia di un vulcano più antico dal quale oggi emerge il Teide, vede rovesciarsi ogni giorno orde di turisti. È tuttavia piuttosto facile sfuggire alla folla per una breve e facile scappatella alla scoperta delle Roques de Garcia, stupefacenti monoliti allineati per un paio di chilometri nel cuore della caldeira. Vestigia di antichi camini vulcanici, queste formazioni rocciose dalle forme strane offrono uno spettacolo misterioso, capace di risvegliare l’immaginazione dei più giovani. In modo particolare sotto la luce di fine giornata, quando questi colossi basaltici proiettano le loro ombre sul terreno. Alto circa 200 metri, il più imponente tra loro, battezzato «La Catedral», è anche molto apprezzato dagli scalatori.

Lungo il bordo inferiore della caldeira, una cintura di pini delle Canarie propone le prime, vere tracce di vegetazioni. Questa magnifica conifera, frequente tra i 1000 e i 2000 metri di altitudine, svolge un ruolo primario per l’approvvigionamento idrico di queste isole dell’Atlantico. A queste quote si concentrano regolarmente delle nubi, le cui acque di condensazione si depositano sugli aghi dei pini per poi cadere sul terreno. Generalmente facili, anche le passeggiate nel cuore di questi spazi verdi hanno tutto ciò che occorre per attrarre le famiglie. Queste foreste contrastano con la laurisilva del massiccio dell’Anaga, nel nord dell’isola. Autentica foresta vergine tipica delle regioni subtropicali, copre ancora taluni versanti delle Azzorre, di Madera e delle Canarie – e questo nonostante i colpi inferti dalle deforestazioni in nome dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame.

 

Ricchezze architettoniche dietro l’angolo

Tra due passeggiate, o durante una di esse, una visita a piedi a qualche villaggio portuale, con le sue antiche dimore ornate da balconi in pino delle Canarie, permette di rendersi conto della ricchezza architettonica dell’isola. Garachico, sulla costa settentrionale, è uno di questi. Ottimamente preservato, questo borgo senz’altro affascinante vanta anche una storia poco comune. Fondato alla fine del XV secolo dal genovese Cristóbal de Ponte, si sviluppò rapidamente grazie al traffico marittimo con le Americhe e divenne il porto principale dell’isola fino a un rovescio del destino, nel 1706: un’eruzione della Montaña Negra, che durò nove giorni e causò considerevoli danni materiali, spinse i mercanti che vi si erano installati ad abbandonare il luogo. È d’obbligo raggiungerlo a piedi dall’alto, lungo un facile sentiero. Allora il porto si offre in tutto il suo splendore, e ci si può lentamente immergere nell’atmosfera particolare di questo insediamento, i cui edifici principali risalgono al XVII secolo. L’attraversamento dei quartieri i cui abitanti coltivano il banano contrasta con l’arrivo in certi centri balneari. Tenerife è anche questo.

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