Lontani dai rumori del mondo Escursioni con gli sci nell’alta Safiental

La Safiental è una delle numerose valli laterali della Surselva. Chi volesse staccare la spina nella neve e fosse disposto a rinunciare ai lussi per un paio di giorni vi troverà la ricompensa migliore.

«Pi-po-po!» L’autopostale avanza pian piano da Versam in direzione di Thalkirch. La corsa dura un’ora buona: il rilassamento è incluso. La strada si srotola sinuosa nell’alta Safiental. Non è così da sempre. Solo dopo il 1885, quando fu aperta la strada per Versam, gli abitanti della valle cominciarono a guardare sempre più verso nord, e i passi della regione persero sempre più la loro importanza. Per secoli la popolazione locale aveva attraversato il Glaspass per raggiungere il mercato di Thusis, dove merci e bestiame venivano scambiati con generi alimentari, a loro volta trasportati in valle con le slitte durante l’inverno e con le cadole d’estate. La via attraverso il Glaspass era, assieme a quella che passando dal Safierberg conduceva a Splügen, il più importante collegamento con il mondo esterno. Ma a causa del pericolo di valanghe, d’inverno la valle ne rimaneva spesso tagliata fuori e abbandonata a se stessa anche dopo la costruzione della strada: una situazione, questa, che si protrasse fino a ben dentro il XX secolo.

Turrahus, capolinea. Tutti scendono. Per i someggiatori, l’edificio walser vecchio di tre secoli fu un tempo stazione di scambio sulla strada dal Safienberg al Rheinwald. Per noi, è al tempo stesso alloggio e punto di partenza per le nostre gite con gli sci.

Leggende nella discesa dal Tällihorn

Un piacere assoluto è la discesa in neve profonda dalla bella piramide del Tällihorn fino a una dolce conca che ospita un laghetto. Segue un avventuroso slalom tra gli enormi blocchi di pietra disseminati in gran numero all’Alp Tscheurig: si ha l’impressione che qui, milioni di anni or sono, qualche gigante si sia divertito a frantumare a mazzate intere montagne. In realtà, il Tällihorn è stato teatro di una frana preistorica il cui volume era da tre a quattro volte superiore a quella di Elm, nel Cantone di Glarona.

La sera, un abitante dei luoghi ci racconta una leggenda che fa riferimento a quei massi. Molto tempo fa, al diavolo non andava che nella valle venisse costruita una chiesa. Allora, per raderla al suolo andò a prendere un sacco di blocchi al Tällihorn. Ma mentre si trovava proprio sopra l’Alp Tscheurig, il suono della campana appena installata colpì le sue orecchie. La chiusura del sacco si aprì, i massi precipitarono sul terreno e il diavolo sparì con tutta la sua rabbia verso il Höllgraben e l’Alperschälli.

Oltre alle leggende, nella Safiental vi sono altre testimonianze di un cultura tramandata, come ad esempio il «Safier-tütsch», il primitivo dialetto degli autoctoni, o la fabbricazione delle scandole. Queste raccontano la storia dei Walser, qui giunti dal Vallese all’inizio del XIV secolo per insediarsi nella valle precedentemente occupata dai romanci. Vi dissodarono il bosco per coltivare con fatica il terreno inospitale.

La tradizione delle scandole

Con circa 300 abitanti, oggi la Safiental è scarsamente popolata. Abitazioni, fienili e alpeggi si aggrappano in modo sparso ai ripidi versanti. Molti di essi sono ancora rivestiti di scandole in legno. E per assicurarsi che così rimangano anche in futuro, una buona decina di anni or sono è stata fondata l’Associazione delle stalle della Safiental. Con un po’ di fortuna si può anche incontrare Eva Gredig, fabbricatrice di scandole, che spesso lavora all’aperto all’estremità meridionale di Thalkirch. «Da quando esiste l’associazione, il lavoro proprio non mi manca», scherza la casalinga mentre maneggia abilmente il suo attrezzo. Con il suo lavoro, ha ridato vita a un’attività artigianale ritenuta estinta. Alla fermata dell’autopostale di Turrahus sorge una stalla da esposizione con un tetto modello, sul quale è possibile cimentarsi con la posa delle scandole.

Con gli sci all’intersezione di tre valli

Al momento, però, a coprire i tetti delle stalle e delle baite di Piggamad, che superiamo in tutta calma, è uno spesso strato di neve. Siamo diretti al Bärenhorn, una vetta all’estremità superiore della Safiental sulla cresta di confine tra le valli di Safien, Rheinwald e Vals. Seguiamo per un tratto la via di transito degli antichi someggiatori, che ancora nel XIX  secolo trasportavano con i loro animali da soma formaggio e burro fino a Thusis, e successivamente a Lugano.

Si annuncia un cambiamento di tempo. In alto sopra di noi, su cime e creste si osservano imponenti nubi di neve soffiata. Già nella notte il vento è venuto a battere alle finestre e a sollevare la neve. Più penetriamo nel versante ombroso della valle lungo la Rabiusa, più violento si fa sentire il favonio sui fianchi dei monti, lasciando tracce turchesi nella neve. In men che non si dica, le dorsali si ritrovano spoglie e i pendii settentrionali carichi di neve soffiata. L’ambiente si trasforma in un pittoresco paesaggio ondulato – dove un accurato lavoro di traccia è d’obbligo.

Può accadere in fretta, nella montagna invernale. Ancora ieri volavamo nella neve polverosa intatta giù dal Piz Tomül a Turrahus senza che un filo d’aria si muovesse. Oggi, sul Bärenhorn ci accoglie un vento con forza di tempesta, che ci punge i volti con grani di neve gelata. Non è il momento di trastullarsi: la gioia della vetta è di breve durata, e la misera discesa tutt’altro che un piacere.

Solo nel pomeriggio, quando nello hot pot di Turrahus ci immergiamo in un bagno bollente di fiori di fieno, il vento si decide a calare. E i nostri spiriti gradualmente si risollevano. La pace è tornata nell’alta Safiental.

Forse sono proprio la quiete e la vita semplice a fare il fascino speciale di questa valle. Lontani dai rumori del mondo, qui è possibile staccare la spina e fare il pieno di energia – per poi tornarsene a casa e riprendere la routine quotidiana.

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