Mayao o Becca | Club Alpino Svizzero CAS

Mayao o Becca Ammirare l’una e sciare l’altra …

Sopra St-Martin, nella Val d’Hérens, la Becca de Lovégno attira da tempo gli amanti dei pendii più belli. Il percorso verso la sua sommità attraversa paesaggi costantemente celebrati da Maurice Zermatten.

«Se dovessi morire prima di rivedervi, so che la vostra immagine sarebbe al mio capezzale. Ascolterei l’assestarsi delle vostre cime, il fruscio dei rami mossi da un alto di vento […]; la cullata delle vostre musiche mi accompagnerebbe un istante ancora oltre la porta …» Queste parole si devono a Maurice Zermatten, figlio dei luoghi, diventato un celebre poeta. Gli sciatori in cammino verso la Becca de Lovégno le assorbono nella loro marcia attraverso il bosco di St-Martin, che sovrasta il villaggio omonimo. Al ritmo dei pannelli del sentiero didattico dedicato allo scrittore vallesano, la penna di quest’ultimo invita gli escursionisti a fermarsi, ad «ascoltare» la montagna come faceva lui. E a sollevare la testa, anche, nel momento dell’uscita dal bosco, per essere i primi a scorgere le eminenze locali.

Da lassù si vede il mare

Mentre il sentiero didattico conduce il gitante fino alla Cabane Becs de Bosson, noi ci congediamo da Zermatten all’alpeggio di Lovégno – non senza condividere con lui l’in­tensità dell’incontro con la regina dei luoghi: La Maya, il «covone di fieno» nel dialetto locale, che domina il paesaggio. E che, in proporzioni ridotte, ricorda i monoliti della Monument Valley. «Quelle quattro pareti erano quasi lisce. Inaccessibili, se la ridevano dell’uomo», scrive Zermatten. Umilmente, i suoi personaggi la immaginano come un faro al di là della loro portata. «Chi mai avrebbe osato? I più intrepidi si contentavano di sognare. Martin, il cacciatore, aveva detto un giorno: ‹Da lassù, si vede il mare …› Si era riso. E poi: ‹Ancora non è nato, quello che lassù salirà.›»

Neppure noi ci andremo. Perlomeno non oggi, con gli sci. Sì, perché la bella si lascia avvicinare solo d’estate, grazie a qualche rara linea di arrampicata tracciata sui suoi versanti e le sue creste. E i pendii innevati della Becca de Lovégno, la sua dirimpettaia, già si mettono a rivaleggiare.

Una classica che richiede prudenza

Classica tra le classiche di questa regione del Vallese centrale, la gita alla Becca de Lovégno si propone come un gradevole giro. In marcia verso il Pas de Lovégno, pensiamo sempre più alla bellissima discesa che ci offrirà il versante nord-ovest della montagna, oggetto dei nostri desideri. Le numerose tracce che solcano la zona non lasciano spazio ad alcun dubbio: questo è un luogo fortemente apprezzato. La pendenza della discesa scelta richiede tuttavia qualche precauzione, e scrutiamo attentamente i diversi pendii e il loro orientamento alla ricerca di segni di instabilità.

Tutte le luci sembrano verdi, quando ci lanciamo dalla vetta e ci tuffiamo nei pendii in ombra, ma noi rimaniamo guardinghi. 600 metri più sotto, riguardando le nostre tracce, quelli che illuminano i nostri volti sono tuttavia degli ampi sorrisi: la Becca ha mantenuto la sua promessa, e noi ci torneremo. E mentre durante l’estate ci misureremo con le pareti vicine, che tanto hanno fatto sognare Zermatten, non c’è dubbio che, pensando al prossimo inverno, già sogneremo di ridisegnare bellissime curve sulla Becca.

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