Riflessioni sul libero accesso | Club Alpino Svizzero CAS

Riflessioni sul libero accesso

In merito all’editoriale «Nessun libero accesso al Parc Adula», in «Le Alpi» 11/2015.

Sì, il CAS deve contribuire alla tutela e alla conservazione delle nostre bellissime montagne. Ma al tempo stesso vietarne completamente l’accesso? La domanda che si pone è quante persone siano effettivamente in giro fuori dai sentieri. Sono davvero tante da pregiudicare l’equilibrio della natura? I divieti sono solo possibili e applicabili quando toccano un piccolo gruppo di interessati. Sono in molti a parlare di protezione della natura, del paesaggio e dell’ambiente. Ma quando la neve non c’è, allora bisogna farla. E per farla bisogna far capo all’aqua pompata fin lassù da laghi e fiumi, poiché i bacini di raccolta costruiti ovunque sulle montagne non bastano. Quando il traffico non scorre si scavano gallerie, e così via. Nel contesto, un totale divieto di accesso per altre regioni non mi sembra proporzionato. Io apprezzo la fauna e la flora alpine, e mi sta a cuore la loro conservazione. Ma è davvero obbligatorio realizzarla attraverso misure così assolute? No, sono contrario, perché di divieti ne abbiamo abbastanza ovunque. In montagna, al contrario, vogli andare dove più mi aggrada.

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