Rispetto della selvaggina e libero accesso

Sono anni che il nostro periodico richiama regolarmente l’attenzione sull’importanza del rispetto degli habitat degli animali selvatici durante l’inverno. Dal 2009 anche con la campagna « Respektiere deine Grenzen/Respec­ter c’est protéger». Nelle carte che pubblichiamo assieme alle proposte escursionistiche figurano le zone di quiete per la selvaggina vincolanti e raccomandate, e il rispetto della natura degli itinerari è stato verificato. Ci si può contare. Lo scopo è chiaro: noi del Club alpino svizzero vogliamo assumerci la nostra responsabilità in quanto protettori delle Alpi. Ma è anche un problema di libero accesso. Solo rispettando le zone di tranquillità per la fauna potremo insistere affinché le autorità optino per il discernimento e non stralcino semplicemente gli itinerari esistenti. E potremo anche chiedere che tali zone siano analizzate per la loro efficacia e – qualora non vi soggiornasse alcun animale – che siano abrogate.

In teoria, suona facile. Nella pratica, però, può risultare complicato, ad esempio quando non si attribuisce importanza all’età della carta scialpinistica utilizzata per pianificare l’escursione (vedi pagina 15). La carta fornisce un’istantanea. Le zone di quiete per la selvaggina definite dopo la sua pubblicazione non vi figurano. Per questo esiste il portale respektiere-deine-grenzen.ch, che è costantemente aggiornato: i Cantoni sono tenuti ad annunciare le zone di quiete per la selvaggina vigenti; all’Ufficio federale dell’ambiente compete invece l’aggiornamento delle carte proposte dal portale prima della stagione scialpinistica. Purtroppo, questo accade normalmente solo una volta all’anno a metà dicembre, ed eventuali zone di quiete definite successivamente non sono indicate: una situazione poco soddisfacente.

Per noi, cosa significa? Chi pianifica un’escursione deve – anche se raramente – tener conto del fatto che sul terreno potrebbe trovarsi improvvisamente di fronte un cartello che indica una zona di quiete per la selvag­gina. Non è certo piacevole dover modificare l’itinerario o, nel peggiore dei casi, rinunciare all’escursione. Dal punto di vista giuridico, tuttavia, le cose sono chiare: le zone di quiete per la selvaggina vigenti devono essere rispettate. Chi non lo fa, rischia la multa.

Sta a noi dimostrare che attribuiamo uguale importanza alla valorizzazione e alla tutela. Solo così ci conformeremo al nostro ruolo di avvocati delle Alpi e potremo difenderci in modo credibile contro ogni limitazione eccessiva del libero accesso ad esse.

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