Sfruttare al meglio i vantaggi ­delle racchette

A proposito dell’articolo «Incontri alieni. Con le racchette in alta montagna», in «Le Alpi» 02/2016

È con sorpresa che ho letto i numerosi paragoni tra escursioni con le racchette e con gli sci, che evidenziano alcuni punti piuttosto delicati per i racchettisti: utilizzo delle tracce degli sciatori nella salita, lunghe traversate faticose, mancanza di presa di spigoli o di scivolate in piano. Non condivido il fatto che la maggior parte degli itinerari da sci possano essere percorsi anche con le racchette. Né condivido l’idea di utilizzare le racchette in alta montagna. Al contrario, occorrerebbe sfruttare i loro vantaggi dove gli sci fanno fatica, cioè nelle regioni di altitudine media (Prealpi), più facilmente accessibili con i mezzi pubblici, in terreni (boschivi o no) poco accidentati, con un orientamento facilitato e un pericolo di valanghe minore. La mancanza di neve può essere compensata con una «marcia di avvicinamento». Un succedersi di piccole discese e salite non costituisce ostacolo per il racchettista, ma piuttosto una variazione dello sforzo senza grandi pretese.

Sono uno dei pochi capigita della sezione Uto a proporre da parecchi anni un’alternanza tra escursioni poco difficili con gli sci o con le racchette con obiettivi e gruppi di destinazione ben diversi. Ricordo di avere incluso nel programma del febbraio 2006 un itinerario adatto sia allo sci, sia alle racchette, che si rivelò un fiasco già alle iscrizioni: i partecipanti non avevano infatti capito l’idea dei due piccoli gruppi misti, e io mi sono infine rassegnato a optare per un unico mezzo di locomozione.

Ciò nonostante, vi sono parecchie regioni nelle quali il matrimonio tra sci e racchette riesce a meraviglia, come ad esempio la mia, a Einsiedeln, nel cantone di Svitto, tra 1000 e 1700 metri.

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