Sognando i monti di Guilin (Cina)

Alessandra Meniconzi, Pezzolo/Odogno TI

« II fiume è come una cintura di seta verde e le colline come spilloni per capelli di giada turchese. » Versi del poeta Han Yu ( 768-834 ) Dinastia Tang Zusammenfassung Eins der - neben Beijing ( Peking ), Shanghai und Xi'an ( Sianbei chinesischen und ausländischen Touristen beliebtesten und von ihnen häufig besuchten Ziele ist die Gegend von Guilin ( Kweilin ).

Diese im Nordosten der Autonomen Provinz Guangxi Zhuang, in der subtropischen Zone Chinas, gelegene Region war mehrfach vom chinesischen Kaiserreich unabhängig und hat dadurch eine gewisse wirtschaftliche und politische Unabhängigkeit bewahren können.

Hotels, Restaurants, reichgefüllte Andenkenläden gibt es in Guilin in grosser Zahl, ebenso Geschäfte, die Velos - von denen die Strassen der Stadt und ihrer Umgebung übervoll sind - vermieten.

Guilin wird von der ethnischen Minderheit der Zhuang bewohnt, der grössten und der zugleich am besten der chinesischen Kernbevölkerung angepassten Minorität.

Der Reiz dieser Region, die Maler, Schriftsteller und Dichter inspiriert hat, beruht wohl auf der Verbindung von drei verschiedenartigen Landschaften: eine gewaltige, mit Tausenden überraschend aus der Ebene auftauchenden konischen Hügeln übersäte Weite; dann das schimmernde Band des Lijiang, ei- nes durch Bäche und kleine stäubende Wasserfälle gespeisten Flusses, der sich zwischen den zahlreichen Kalksteingipfeln hindurchwindet; schliesslich der smaragdgrüne Teppich der Reisfelder, mühseliges Werk der Bauern.

Die unendliche Folge von Kuppen, Türmen und Spitzen der verschiedensten Formen -gerundet, gespitzt, steil, zierlich, manche regelmässig, als seien sie künstlich erschaffen, erodiert von Zeit und Wetter und mit üppiger tropischer Vegetation bedeckt - erstreckt sich in nord-südlicher Richtung über achtzig Kilometer, von Westen nach Osten über etwa fünfzehn. Die Hügel erreichen kaum dreihundert Meter Höhe, nur bei einigen von ihnen ermöglichen steile Pfade den Aufstieg zum Gipfel. Einigen dieser zahllosen hinreissenden, von der Natur geschaffenen Skulpturen hat die Phantasie der Chinesen einen Namen gegeben, zum Beispiel: ( Rüssel-Berg ),

Ihre geologische Formation entstand vor dreihundert Millionen Jahren, im Paläozoikum, als die ganze Region vom Ozean bedeckt war. Beim Rückzug des Wassers entstand eine Hochebene mit Karstcharakter; die sich ablagernde dicke Kalkschicht bildete ein poröses Gestein, das der Erosion An- griffsflächen bot, das warme Klima und die reichlichen Niederschläge vollendeten dieses Werk und gaben den Felsen ihren einzigartigen Charakter.

Nicht nur die Oberfläche der Landschaft hat sich verändert, sondern auch das Innere der Hügel. In einem jeden von ihnen gibt es unwahrscheinliche Labyrinthe, Höhlen, Gänge und Schluchten, Wasserläufe und Seen - eine eigene und eigenartige unterirdische Welt. Viele dieser Höhlen dienten während des Widerstands gegen die Japaner im Zweiten Weltkrieg als Zuflucht. Heute ziehen sie, in denen es bei drückender Hitze und Feuchtigkeit angenehm kühl ist, zahlreiche Besucher an. Leider hat man, um den Besuch zu erleichtern, ganze Säle zerstört, und manche der zauberhaften Stalagmiten und Stalaktiten füllen jetzt die Auslagen der Andenkenläden.

In der Region überwiegt die Landwirtschaft. Da wegen der zahllosen Hügel der bebaubare Grund begrenzt ist, haben sich viele Landbewohner mit Erfolg einer besonderen Art des Fischfangs zugewendet, bei der sie sich die Fischgier der Kormorane zunutze machen.

Im abgelegensten und unwirtlichsten Teil der Autonomen Provinz Guangxi Zhuang leben verstreut entlang der Berghänge die Volksgruppen der Miao, Dong, Shui, Yi und Yao. Sie sind durch Wanderungen und Invasionen der chinesischen Kernbevölkerung in diese unwegsame Gegend gedrängt worden. Nördlich von Guilin vereinigen sich die Hügel und steigen an der Grenze zur benachbarten Provinz Guizhou zu einander folgenden Bergketten an; Bambuswälder treten jetzt an die Stelle der Reisfelder. Dort kamen wir in Kontakt mit der höchst interessanten, gastfreundlichen ethnischen Minderheit der ( Hmong> ( Miao ), deren Herkunft und Kultur den Ethnologen noch mancherlei Rätsel aufgibt.

Ihre freundliche Art, ihre eigenartigen Frisuren mit wie ein riesiger Turban um den Kopf geschlungenen Haaren, ihre märchenhaften Brokatgewänder werden für uns eine unvergessliche Erinnerung an jenes China bleiben, das wir als faszinierend oder auch als unverständlich, als geheimnisvoll oder lächerlich, als weise oder aufreizend empfunden haben, als gegensätzlich wie die philosophischen Begriffe des Yin und des Yang.

Aus dem Italienischen übersetzt von Roswitha Beyer, Bern Con un balzo l' aereo si alzò dal suolo. Prendevamo quota lasciando alle nostre spalle la frenetica e caotica Hong-Kong, per addentrarci nella regione carsica e calcarea del Guilin, all' estremo sud della Cina.

Questa particolare zona, a poco più di un' ora e mezzo di volo da Hong-Kong, si trova nella parte nord orientale della provincia autonoma del Guangxi-Zhuang.

In aereo l' atmosfera è allegra e distesa, anche se ognuno di noi non riesce a nascondere l' emozione di arrivare finalmente a Guilin.

L' arrivo nella brulicante città si rivela immediatamente una grande delusione; la realtà appare ai nostri occhi ben diversa dalle fotografie e dai racconti che ritraggono questo luogo come un paradiso terrestre.

L' agglomerato urbano della città si è espanso velocemente a scapito del paesaggio circostante.

Numerose industrie sono spuntate come funghi, le ciminiere torreggiano sulle fabbri-che, fumo e sporcizia abbondano. Guilin, nome evocatore di magiche apparizioni, che hanno nel corso dei secoli incantato pittori, scrittori e poeti, è ancora oggi considerata dai cinesi uno dei luoghi più affascinanti del paese, e molti di loro la scelgono come destinazione per una romantica gita.

Nonostante la distruzione dei testi storici si è potuto risalire alla sua scoperta nell' anno 214 aC da parte del primo imperatore Qin Shi Huangdi, della Dinastia Qin.

Nel corso della seconda guerra mondiale numerosi cinesi provenienti dal nord del paese si rifugiarono a Guilin, una delle ultime città conquistate dai comunisti ( 1949 ).

Il fascino di questo sito deriva dalla suggestiva mescolanza di tre tipi di paesaggio: le bizzarre colline dalla forma conica, il lento fluire del fiume Lijiang e il verde tappeto dei campi di riso.

L' immenso e sconfinato scenario che si presenta al viaggiatore è costellato da centinaia, migliaia di colline che escono improvvisamente dal terreno pianeggiante, allineate come un esercito di soldati, e che si estendono per circa un' ottantina di chilometri in direzione nord-sud e per circa quindici da est ad ovest.

Su numerose colline vi si possono trovare dei templi. Collina di Xilang ( Yangshuo ) Mistiche come in un dipinto cinese, le vette del Guilin emergono dalle nubi che lo circondano Fortunatamente, lasciando la città in direzione sud, il panorama delle vette diventa superbo, specialmente nei pressi di Yangti, Xingping, Yangshuo e Gaotian.

Guglie, torri, bastioni rocciosi appaiono di diverse forme e dimensioni: rotonde, appuntite, ripidissime, sottili, regolari da sembrare costruzioni artificiali, diroccate e corrose dal tempo e macchiate da una folta vegetazione subtropicale.

La maggior parte di esse supera a malapena i trecento metri, e su alcune vi si possono trovare templi, iscrizioni o sculture bud-diste, anche se la maggior parte ridotte a rovine, risalenti a diverse dinastie.

La loro conformazione geologica risale a trecento milioni di anni fa, all' era paleozoica, quando l' intera regione giaceva sotto le distese oceaniche.

Al ritiro delle acque si formò un altipiano di origine carsica e la spessa coltre di calcare che vi si depositò lasciò una soffice roccia soggetta all' erosione.

Nell' arco di decine di milioni d' anni, il clima caldo e le abbondanti precipitazioni ne plasmarono la forma, conferendo al paesaggio una fisionomia inconfondibile.

Il fenomeno geomorfologico del carsismo determina profonde trasformazioni non solo nel paesaggio esterno, ma pure nella morfologia sotteranea.

All' interno di ogni collina vi si trovano incredibili labirinti, grotte, cunicoli, voragini, abissi, pozzi, corsi d' acqua, laghi e cascatelle che danno vita a un vero e proprio mondo sotteraneo, citato anche nella letteratura e nel folclore locale.

Lo stupefacente scenario naturale si è sviluppato nel corso dei millenni, causato l' azione corrosiva dell' acqua e dagli agenti chimici in essa disciolti.

Rotonde, appuntite, ripidissime, sottili si drap-peggiano come quinte di un palcoscenico Un proverbio locale dice: « Quando si son viste le acque e i monti di Guilin, non c' è più niente da vedere al mondo. Quando si son viste le acque e i monti di Yangshuo, non c' è più niente da vedere a Guilin. » In questa regione, dove l' acqua abbonda sia per le frequenti precipitazioni sia per l' umidità persistente, i ruscelli rendono viva la grotta, accrescendola e trasformandola: galleria dopo galleria, strato dopo strato, fil-trando e gocciolando attraverso le fenditure della roccia, il calcare eroso da luogo a elaborate creazioni.

Le pareti ricche di stalattiti e stalagmiti or-nano in maniera pittoresca le sale: formazioni calcaree imponenti, sottili, arrotondate, assomiglianti a pizzi, a canne d' organo dai diversi colori.

Durante la resistenza contro il Giappone e la seconda guerra mondiale l' intera zona5^5^ venne considerata strategica e le numerose grotte servirono da rifugi.

Nella sinuosa grotta del « Palazzo di cristallo del re dragone » la sala del « Flauto rosso » poteva ospitare più di mille persone.

Al giorno d' oggi le numerose grotte, oltre a essere un buon refrigerio contro l' umidità soffocante, sono motivo di studio da parte di molti geologi e speleologi.

Alcuni di questi affascinanti mondi sotterranei sono stati attrezzati con luci artificiali, che irradiano le sale, i passaggi e le numerose formazioni calcaree in un disgustoso caleidoscopio.

Con l' aumento dei visitatori sono stati costruiti larghi passaggi per rendere più agevole la visita delle grotte; intere sale sono state distrutte e stalattiti e stalagmiti vengono messe in vendita sulle numerose bancarelle.

Anche la nostra guida cinese e « proprietario » della grotta non si limita a indicarci le formazioni calcaree, ma le tocca senza alcun riguardo, le rompe e arriva persino a cammi-narvi sopra, alterando in modo irreversibile l' equilibrio perfetto che indisturbato ha resistito per milioni di anni.

Fortunatamente sono ancora numerose le grotte lasciate allo stato naturale, e solo attraverso angusti e disagevoli cunicoli si può giungere a camere favolose.

173 L' economia è ancora fondamentalmente agricola; anche il più piccolo appezzamento di terreno viene coltivato Lungo il nastro scintillante del fiume Li II paesaggio collinoso limita considerevolmente la superficie delle terre arabili e riuscire a ottenere due raccolti di riso all' anno è un lavoro lungo e paziente.

Nonostante ciò ogni lembo di terra viene coltivato meticolosamente, anche per pian-tarvi un solo cavolo.

Le difficoltà riscontrate nell' agricoltura e la mancanza di pascoli per il bestiame hanno indotto molti contadini a dedicarsi alla pesca. Lungo il fiume Li, che serpeggia attraverso i terreni carsici, pescatori e cormorani si accingono all' imbrunire a un lavoro che svolgono in collaborazione da migliaia di anni.

A causa del fondale roccioso, che impedisce la pesca con le reti, i cinesi sfruttano l' avidità degli uccelli con particolare profitto. Accoccolato su un' esile imbarcazione, costruita con quattro o cinque canne di bambù, legate con fibre di lino, il pescatore lancia segnali colpendo l' acqua con un remo. Presi dall' eccitazione, i cormorani si tuffano inseguendo il pesce sott' acqua.

Uno spago legato al collo degli uccelli fa sì che solo i pesci più piccoli vengano inghiot-titi, mentre i pesci grossi vengono portati al padrone.

Molti secoli fa poeti e scrittori consiglia-vano ai viaggiatori di scivolare lentamente lungo il corso del fiume Lijiang per potere ammirare lo scenario di alte colline:

« II fiume è una cintura di seta verde e le colline sono come spilloni per capelli in giada turchese » ( versi del poeta Han YU, 768-834, Dinastia Tang ). Oggi il lento fluire del fiume non rispecchia più l' immagine di grande quiete menzionata allora nei poemi.

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C/ H I N 7A Guilin Südchinesisches Meer Sulla lunga striscia grigiastra sono numerosi i battelli dal fondo piatto che di prima mattina lasciano la città di Guilin, carichi l' inverosimile di turisti cinesi e non, per compiere una crociera di circa sessanta chilometri, e raggiungere il fiorente villaggio di Yangshuo. Per l' intero percorso restiamo seduti sulla prua del barcone.

A filo dell' acqua si srotola un paesaggio di strane montagne, bagnate da spumeggianti cascatene e piccoli ruscelli.

Sulle sponde intricate foreste di bambù nascondono i villaggi; lungo le rive i bambini sfuggono al caldo giocando, nuotando e ba-gnandosi con le fresche acque del fiume; le donne lavano i panni o improvvisano piccoli mercatini locali, mentre i bufali sonnec-chiano placidamente, completamente immersi nel Li.

A causa delle cattive condizioni atmosferiche lo spettacolo dei picchi calcarei, verdis-simi, che si innalzano fitti intorno e sopra di noi, su ambedue le sponde del fiume, ci appaiono piatti come nei monocromatici dipinti cinesi.

Il fiume Li, a confronto dei maestosi corsi fluviali dello Yangtze e del fiume Giallo, fulcri della civiltà cinese, non è altro che una stri- scia d' acqua poco importante che deve la sua fama alle colline che lo circondano.

La corrente del Li aumenta man mano che si scende verso Yangshuo. A causa del fondale poco profondo si utilizzano barconi con la chiglia piatta.

Il profondo silenzio che investe il paesaggio è rotto dal pulsare ritmico dei motori delle barche, che in fila indiana procedono a rilento verso la meta. L' arrivo a Yangshuo ci risolleva il morale; il paesaggio della foresta di colline assume dimensioni e forme imponenti innalzando verticalmente una serie di colline coniche appuntite contro il cielo. Un proverbio locale dice:

« Quando si son viste le acque e i monti di Guilin, non c' è più niente da vedere al mondo.

Quando si son viste le acque e i monti di Yangshuo, non c' è più niente da vedere a Guilin. ».

Difatti lo scenario circostante non è così inquinato dal boom edilizio come a Guilin.

Yangshuo, florido centro d' affari, riflette lo spirito commerciale dei suoi cittadini, che anche dopo 35 anni di comunismo e la brutale rivoluzione culturale, non hanno dimenticato il significato della parola « privatizza-zione ».

Lungo la via principale una moltitudine di negozietti improvvisati sull' uscio di casa o su bancarelle, vengono offerte ai passanti le merci più varie: oggetti di bambù, servizi per il té di porcellana, dai disegni e dai colori più svariati, lavori in legno intarsiato, indumenti, sete, utensili cinesi utilizzati nella vita giornaliera dei contadini, la famosa giada, perga-mene con i bellissimi disegni monocromatici che ritraggono le famose colline.

Anche piccoli alberghi e ristorantini, con le ottime specialità locali, danno vita a questo villaggio turistico, dall' atmosfera tutta particolare.

Come in un mistico dipinto cinese II chiarore della luna illumina le sagome arrotondate delle colline. Ore tre, notte fonda. Ci arrampichiamo da molto prima dell' alba su una collina che sovrasta il villaggio di Yangshuo.

Il caldo, sempre onnipresente, unito a un' umidità quasi sempre vicina al cento per cento, sembra essere ancora più pesante del solito. Nei nostri zaini solo il peso delle scorte d' aqua.

Il debole fascio luminoso delle nostre pile ci indica il ripido sentiero circondato da una rigogliosa vegetazione.

La serpentina striscia sterrata ci obbliga a inerpicarci lentamente in fila indiana. Nessuno parla. Il silenzio avvolge i nostri pensieri. L' umidità ardente aumenta, ci opprime, senza lasciarci tregua. La penosa salita viene appagata in vetta: all' improvviso, dinnanzi ai nostri occhi si svela un ampio paesaggio formato da un' interminabile e confusa successione di picchi che si perdono a vista d' oc. Le svettanti colline si innalzano, l' una sovrastante l' altra, come in una fantastica scenografia di una fiaba di Walt Disney. Lo spettacolo è minacciante e affascinante allo stesso tempo: a perdita d' occhio fluttuanti profili, vaghe e indistinte torri, pinnacoli, guglie dalle sorprendenti tonalità pastello che cambiano di tinta con il passare delle ore.

Lo splendore di questa solitudine è abbagliante. Tra una foto e l' altra assaporiamo tutto l' incanto di questa immensa foresta di colline, che si celano a fatica all' interno l' infinito mare di nuvole. In mente tornano alcuni versi di poeti cinesi che si sono ispirati alle bizzarre forme di queste montagne: « Le fantastiche cime sono fitte come una foresta di diaspro, le acque azzurre si increspano come garza di seta. » Qualche solitario raggio di sole, emerso a fatica dalla fitta coltre nebbiosa, indora la miriade di sculture naturali dai fantasiosi nomi quali « colle della proboscide di elefante », « colle del cammello », « collina dagli strati colorati », « colle della luna ». Un esercito di zanzare ci assale. Lontano il rumore del risveglio. Le voci echeggiano lungo i pendu delle colline, andando poi ad affievolirsi lentamente contro ad altre colline.

L' eco si perde, si confonde, si ingigantisce per poi diventare un brusio intensissimo.

Gettiamo uno sguardo ai nostri piedi; immersa nella sua giornaliera caoticità, giace affacendato il villaggio di Yangshuo.

Inaspettatamente alcune folate di fresca brezza mattutina illuminano i nostri visi di gioia.

Verso il cielo, fiocchi bianchi si innalzano, tagliando finalmente l' afosa foschia; banchi di nuvole si muovono adagiandosi sui fianchi delle colline, per disperdersi nei rosa sen-suali dell' alba.

I vapori si sollevano da ogni dove, i pinnacoli velati da suggestive foschie emergono lasciando finalmente svelare la lussureggiante vegetazione che li ricopre; il tappeto color verde smeraldo delle intense coltivazioni di riso, punteggiate qua e là dai piccoli agglomerati rurali, viene inondato dalla fioca luce solare mentre le esili imbarcazioni di bambù scrivolano sulle placide correnti del fiume Li, che instancabile si destreggia attraverso colline e risaie.

Il nostro viaggio nel magico dipinto cinese è ormai giunto al termine; il sole rovente e l' afosa umidità investono nuovamente questo splendido sito, segnando l' inizio di una nuova giornata e obbligandoci a ridiscendere a valle, dove ci immergeremo nuovamente nell' instancabile brulichìo umano del con-tradditorio mondo cinese.

Affascinante o incomprensibile, misterioso o grottesco, saggio o irritante: sono sensazioni che si alternano di continuo dentro di noi, come nello Yin e Yang, la famosa teoria delle forze opposte.

Il riso è l' alimento principale dei cinesi. Nel Guilin si ottengono 2 raccolti all' anno Nella Ihuang Autono-mous Region, sempre nella regione autonoma del Guangxi, nei dintorni di Guilin, dove le montagne si alzano e la topografia si fa più aspra, vi si trovano insediamenti delle minoranze etniche Miao, Yao, Zhuang e Dong Tra i monti e le valli del popolo Miao La strada sale e scende per un centinaio di chilometri a nord di Guilin. Avanzando, il paesaggio si fa più esaltante.

Le risaie lasciano il posto a impenetrabili foreste di bambù, che ondeggiano senza sosta sospinte da umide folate di vento, mentre le colline che si levano dalla pianura sembrano unirsi l' una all' altra crescendo in successive catene montuose, fino a confondersi nel nebbioso altipiano della vicina provincia del Guizhou.

Ora monti, valli, profonde gole e impetuosi torrenti formano una geografia aspra, dove, disseminate lungo gli scoscesi pendu delle montagne, vivono numerose minoranze etniche quali Miao, Dong, Shui, Yi e Yao, spinte fin quassù dalle migrazioni e dalle invasioni dei cinesi Han, che le hanno sempre consi-derate come popolazioni di barbari.

Le numerose rivolte perpetuate dalle diverse etnie sono sempre state crudelmente oppresse dai cinesi e il solo diritto concesso a questa gente di vivere secondo la propria cultura si traduce nell' ambito delle tradizioni folcloristiche.

Questo non vale per gli Zhuang, la minoranza etnica più numerosa della Cina ( su 152 milioni di persone che la compongono, circa quaranta milioni vivono nella provincia autonoma del Guangxi-Zhuang ), che si è assimi-lata durante i secoli più di qualunque altra minoranza ai cinesi Han. Solo la lingua e la religione li contraddistinguono.

Lasciamo la sconnessa striscia asfaltata per immergerci nelle montagne che circondano la cittadina di Longsheng.

I pittoreschi villaggi degli insediamenti « Hmong » ( Miao ) aggrappati sui versanti delle montagne hanno spaziose abitazioni costituite di casoni in legno a uno o due piani.

L' arredamento è ridotto al minimo: piccole seggiole finemente intarsiate, un minuto tavolino e qualche dispensa sono collocate in un' ampia sala.

Sul pavimento, come malinconiche nature morte, illuminate dai raggi del sole, mucchi di rossi peperoncini a seccare.

In un altro angolo della minuta cucina, for-nita di pochi utensili, qualche stoviglia, del pentolame e ciotole di vario formato.

Le risaie di Longji, circa a 100 km da Guilin, sono pazientemente ricavate lungo le pendici dei monti I segreti dei « Miao » si perdono nella storia dei tempi e la loro discendenza e cultura sono un enigmatico puzzle per gli etnologi.

Appartenenti alla famiglia dei Sino-Tibe-tani, il loro nome comparve per la prima volta durante la dinastia Song ( 960-1279 ).

Questo fiero popolo di montagna, non avendo una lingua scritta, ha imparato i dialetti della regione in cui si è stabilito. Perciò le genti che vivono in questa zona hanno adottato il dialetto della minoranza etnica dei Dong.

Unico mezzo di comunicazione da un villaggio all' altro sono i fragili e faticosi sentieri che si inerpicano attraverso le risaie.

Ci incamminiamo lungo uno di questi, si-nuosamente saliamo attraverso i singolari terrazzamenti curvilinei dei campi, che costituiscono il superbo paesaggio montano di questo luogo.

La luce del sole da morbide pennellate ai bizzarri monti del Guilin Per coltivare questo singolare mosaico dai verdi accesi, paziente opera di contadini ingegnosi, vengono scolpite terrazze disposte a gradini, per vincere gli scoscesi pendu della montagna. L' acqua, captata dai torrenti delle valli circostanti, viene canalizzata e di-stribuita ovunque attraverso una fitta e complessa rete di canali.

Dighe, sbarramenti e ramificazioni, con l' utilizzo di canne di bambù svuotate all' in, permettono di alimentare l' impressio giardino geometrico che ricopre quasi totalmente i monti.

Gli abitanti dei villaggi sono intimiditi e incuriositi allo stesso tempo dalla nostra presenza. Visi gioviali si celano dietro porte, finestre o scrutano dalle enormi balconate delle case, per poi all' improvviso scomparire nuovamente a un nostro sguardo o cenno.

Rotto il ghiaccio iniziale, in breve tempo siamo al centro dell' attenzione: una miriade di bimbi, giovani e anziane donne, vestite con raffinati e costumi e con singolari acconciature, ci circonda sorridendoci.

Rimaniamo affascinati dai gesti gentili, dai calorosi sorrisi e dall' ospitalità innata dei « Miao », che pur vivendo in remote e inospitali regioni, oltre a dovere lavorare nelle risaie, accudire ai bambini, cucinare, prendere l' acqua nei pozzi, ricamare i favolosi costumi, hanno il tempo di accogliere i rari visitatori avventuratisi, fin quassù.

I colori sgargianti dei gilet di broccati, le gonne drappeggiate, le pettinature stravaganti, intrecciate intorno alla testa come enormi turbanti, le pesanti collane e gli orecchini d' argento non testimoniano solo una straordinaria forma di artigianato, ma sono pure l' emblema di appartenenza ai diversi clan di un' etnia: un libro aperto dove è possibile leggere la storia e la filosofia di questo popolo.

Le donne nei loro vistosi costumi ora sembrano solo lontani puntini colorati nel mare verde intenso della risaia. Dentro di noi rimarrà un ricordo colorato di questa grigia Cina troppo difficile da comprendere, troppo diversa, lontana, sfuggente.

Un nucleo di incomprensione resterà nel profondo di ciascuno di noi. È il mito eterno di una Cina impescrutabile.

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Allgemeine Angaben Adressänderungen: auf PTT-Formular ( +Mitglieder-Nr .) an SAC-Geschäfts-stelle Inhalt: Die Beiträge geben die Meinung des Verfassers wieder. Diese muss nicht unbedingt mit derjenigen des SAC übereinstimmen.

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Beglaubigte Auflage: 71 176 Exemplare.

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