Solo tracce di magnesio Arrampicata clean al Chli Bielenhorn

Il clean climbing è un’altra cosa. Invece di limitarsi ad agganciare una fettuccia express ogni paio di metri occorre disporre da sé tutte le assicurazioni intermedie e talvolta anche le soste. Per farlo occorrono conoscenze, esercizio e un luogo dove imparare.

Finalmente la neve se n’è andata, finalmente si può lasciare l’affollata palestra e tornare alle vie alpine a più tiri. Le braccia sono in forma, i polpacci anche.

Tuttavia, quassù bisogna spesso assicurarsi la via da sé. E non è proprio facilissimo. Invece di agganciare rapidamente una fettuccia express al prossimo chiodo a perforazione occorre sistemare correttamente friend e blocchetti – e soprattutto saper riconoscere e giudicare le possibilità di assicurazione che la roccia offre (vedi «Les Alpes» 8/2009): solo un friend o un blocchetto correttamente applicati reggono un salto. Per riuscirci in modo rapido e sicuro, prima di cimentarsi in una via lunga occorre esercizio – e ora questo è possibile al Chli Bielenhorn, sulla Furka, nella migliore delle rocce.

 

Solo soste attrezzate con chiodi a perforazione

Sul passo della Furka soffia un vento gelido. A sinistra i Furkahörner, a destra i Bielenhörner. In mezzo, da qualche parte, la Sidelenhütte. Dalla fermata dell’autopostale di Sidelenbach fino ai piedi del Chli Bielenhorn occorre circa un’ora.

Il gelido ruscello scorre mormorando, i pascoli saturi d’acqua risuonano a ogni passo con un gorgoglio fangoso, in cielo le nubi si danno la caccia. Segno che il tempo sta per cambiare.

Thomas Senf è ai piedi della roccia e passa un trapano battente a Martin Reber, che sta sopra. Domanda: cosa ci fa un attrezzo del genere dove si dovrebbe praticare il clean climbing? «Disponiamo un solo chiodo al punto di svolta della via», spiega Reber in risposta.

Per le persone con meno esperienza nell’applicazione di friend e blocchetti è tranquillizzante sapere che lassù è attrezzata una sosta sicura e che dopo l’esercizio è pure possibile assicurare una toprope.

 

Una parete con fessure perfette

Nell’estate 2011, dopo un’escursione sotto la pioggia al Bielenhorn, Martin Reber, Rahel Schelb e Thomas Senf scoprirono le pareti dalle fessure perfette. Una tale molteplicità di vie in fessura altrettanto ravvicinate l’avevano incontrata solo raramente in Svizzera. Entusiasti, la scorsa estate hanno completamente attrezzato uno dei pochi siti svizzeri dedicati al clean climbing: 24 vie attendono ripetitori. Delle vie simili si trovano forse ancora nel Medji, presso St.Niklaus, in Vallese, anche se lì la maggior parte delle vie conta dei chiodi supplementari.

 

Un quattro per cominciare

Le fessure rettilinee attraggono, ma all’inizio è meglio abbassare nettamente il proprio livello di difficoltà. «Chi esegue un sei in palestra, all’esterno dovrebbe andarci più piano, e cominciare al massimo con un quattro», consiglia Christian Frischknecht, responsabile di Sport della montagna e giovani del CAS. «Non bisogna sottovalutare quando si è appesi nella fessura e si deve acchiappare il blocchetto della dimensione giusta e posizionarlo correttamente così da poter continuare la scalata senza timore. Spesso succede anche che proprio dove se ne posizionerebbe volentieri uno non si trova il punto adatto.» Oppure il friend si adatterebbe benissimo proprio al punto in cui già c’è la mano…

Rahel Schelb mostra come procedere correttamente. Snella come una lucertola arrampica in una fessura, applica nel frattempo un friend e si sorprende sempre ancora dell’ottima qualità della roccia.

 

Arrampicare meno, ma più intensamente

Ma «solo» per un sito di arrampicata, vale la pena di andare tanto lontano, per di più portandosi appresso anche più materiale? «Proprio come è divertente arrampicare senza preoc­cupazioni in un sito plaisir bene attrezzato, qui ad affascinarci è la possibilità di assicurarci da noi la via, trovando nell’arrampicare un’ulteriore, avvincente sfida», afferma Rahel Schelb: «Qui mi capita di essere quasi più occupata nell’applicazione dei dispositivi di sicurezza che non con il livello di difficoltà.» Anche secondo Thomas Senf, il concetto alla base di questo sito si allontana dal mero consumo di vie che oggi sembra talvolta dominare.

La vecchia, nuova tendenza al clean climbing si rifà all’antica filosofia secondo la quale si applica un chiodo solo dove non sia possibile assicurarsi da sé. Questo propone un confronto ancora più completo con la roccia e con la via. Invece di percorrere dieci vie in un giorno ci si accontenta forse di sole tre, ma proprio per questo con un’intensità altrettanto maggiore.

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