Traversata Hielo Patagonico Sud

Hielo Patagonico Sud ( Argentina )

Gianni Caverzasio, Pregassona

Dal Passo del Vento all' Estancia Cristina - Lago Argentino: 28 novembre-6 dicembre 1988 Ci ritroviamo soli sul ghiacciaio Viedma Ormai da quattro giorni il maltempo ci bloc-cava all' Hostaria Fitz Roy. Eravamo arrivati da Rio Gallegos dopo dieci ore di pulmino attraversando da est a ovest la Pampas patago-nica. L' elicottero del nostro amico Almiron che doveva trasportare il materiale al Passo Marconi non poteva decollare per il forte vento e per la tormenta. Ogni mattina all' alba, quando il vento patagonico si calmava, ci ap-prontavamo a partire.

Ci riusciamo il giorno 28 novembre approfittando di una breve tregua, dovendo tuttavia optare per la variante del Passo del Vento, leggermente più a sud, e meno difficile da superare. Ci ritroviamo soli, spaesati, dopo venti minuti di volo sicuramente non tranquillo, sul ghiacciaio Viedma ai piedi del Passo del Vento. Il sole si sta alzando e illumina radente le dune di ghiaccio. Dietro di noi il gruppo del Torre e del Fitz Roy, a nord la catena del Cordon Mariano Moreno, mentre verso sud si apre la grande distesa di ghiaccio che dobbiamo percorrere fino al ghiacciaio Upsala, fino al Lago Argentino. L' aria, la luce, l' im distesa bianca dalla quale spuntano come fantasmi alcune cime, ci disorientano. E come uccelli trasportati improvvisamente in un luogo estraneo, proponiamo rotte, mete, direzioni senza accorgerci che le distanze sono terribilmente falsate. Quello che ci sembra vicino qualche ora è in realtà a una giornata di marcia. Per fortuna c' è il sole e, con calma, iniziamo a preparare la slitta, a mettere gli sci ( usiamo sci da fondo con attacchi da sci escursionismo e pelli di foca ).

Decidiamo di raggiungere una bassa morena al centro del ghiacciaio Viedma, dimenti-cando il rifugio Nunatak che ci avevano indicato. Il ghiacciaio qui è ondulato e la slitta si rovescia ad ogni solco. Siamo tutti e tre incordati alla slitta, con Fabio dietro per tenerla in equilibrio; oltre agli sci questo dovrebbe rappresentare una sufficiente sicurezza per i crepacci.

Il primo campo è all' asciutto pochi metri sopra il ghiacciaio. A sera si alza il grande vento patagonico, la Nordface è scossa, violentata benché sia al riparo di alcuni grossi massi. L' impressione di essere soli con le nostre uniche risorse è affascinante. In fondo è quello che andiamo sempre cercando anche in capo al mondo.

Ci sono ancora dieci giorni per arrivare all' Estancia Cristina, la nostra meta finale. Ci sembrano sufficienti per fermarci ancora un giorno e salire una delle cime del Cordon Mariano Moreno.

Saliamo sulla Cima Canone La giornata del 29 novembre si annuncia bella. Perfino, cosa rara, il massiccio del Torre è sgombro di nuvole e la piramide risplende come spruzzata di panna montata.

Discussioni sulla cima da salire; ancora una volta ingannati dalla valutazione delle distanze. Optiamo per la più vicina anche perché il tempo potrebbe cambiare rapidamente. Partiamo presto, senza slitta, risalendo la morena e il ghiacciaio. Alle 11.00 siamo alla base della montagna; quando succede un piccolo incidente: rompo l' attacco di un rampone au-tomatico, ma sapientemente Romolo riesce a costruire con un cordino un cinturino perfetto. Saliamo dal versante nord, dapprima in neve poi su sassi.

Segnamo la via con ometti di sassi. Stupi-sco di trovare piccoli steli di erba grassa. Un segno di vita anche qui tra i ghiacciai e le bufere. Dopo due ore siamo sulla cima. Non abbiamo trovato tracce di precedenti passaggi per cui la riteniamo ancora inviolata. Dalle iniziali dei nostri cognomi la battezziamo Cima Canone: Altezza m 1750 slm. Cordon Mariano Moreno, Hielo Patagonico Sud.

Ci abbracciamo felici. Fotografiamo la splendida distesa del ghiacciaio Viedma e l' altopiano Italia. Dietro di noi si rivelano e scompaiono nella nebbia le terribili guglie del Cordon Riso Patron. Prima di scendere costruiamo sulla cima un grande ometto di sassi che si vedrà anche dal ghiacciaio.

Rientriamo alla nostra tenda sciando in leggera discesa. Fabio non ritrova più il campo ma scorge un volo di anatre. Sono in migra-zione dalle coste argentine a quelle cilene.

D' ora in poi avremo tutto bagnato II 30 novembre sveglia alle 4. Vogliamo partire presto quando il ghiaccio è ancora duro. Purtroppo siamo lenti e il sole sta già colorando le nuvole quando ci muoviamo. Soffia un forte vento da ovest, e risaliamo di nuovo la morena verso nord per averlo più tardi in fa-vore.Viriamo però troppo presto verso la no- stra meta e ci inoltriamo in una parte del ghiacciaio dove affiorano grandi chiazze az-zurre.Viviamo qualche attimo di spavento con gli sci che affondano e l' acqua che ci arriva alla vita. Inzuppati dobbiamo ancora risalire verso le montagne, verso il Mariano Moreno. È umido, si suda, la borraccia è sempre vuota. La tappa si allunga e lo splendido tramonto patagonico ci vede montare la tenda in un avvallamento contro una roccia. Siamo ancora più soli e più lontani.

Il mattino il tempo cambia. Nuvole nere si abbassano fino a toccare il ghiacciaio. Il vento è già impetuoso, raffiche di 150 km all' ora ti buttano per terra se ti colgono in precario equilibrio ( poi ti devono aiutare a rialzarti perché da solo non ci riesci ). Una pioggia gelata a raffiche insistenti penetra nei nostri indumenti, negli zaini, nella slitta. D' ora in poi per tutto il viaggio avremo tutto bagnato, i capi imbottiti di piuma pesano il triplo.

Fabio e Romolo mi staccano dalla slitta per migliorarne la governabilità. Senza il freno della slitta il vento mi spinge rapidamente verso sud. Mi fermo ad aspettare, ma i miei compagni sono spariti nella bufera, sono isolato, i richiami soffocati dal vento. È una strana sensazione: saranno sulla mia rotta o passeranno accanto senza scorgermi? La visibilità è ridotta a pochi metri. Alcuni minuti dopo affiorano dalla nebbia due sagome gialle, ci abbracciamo.

Arriviamo a una lingua di rocce nere che si spinge nel ghiacciaio. Il cielo è sempre scuro, la tormenta non accenna a diminuire. Decidiamo di bivaccare anche se il posto non è ottimo. Scaviamo nella neve e vi nascondiamo la tenda. Tutto è fradicio d' acqua. Il fornello pro-voca vapore dal materiale appeso ad asciugare. È come essere in una « lessiveuse » dice Fabio e il buonumore ritorna. Durante la notte la bufera flagella la tenda che si piega e sbatte paurosamente. Resisterà? Sono le due e Romolo chiede se gli sci sono al sicuro. Senza gli sci non partiremo mai da questo posto. De-cide di uscire a controllare. Ci vuole un gran coraggio con questa tormenta, con questo freddo!

Al rifugio Pascale siamo finalmente all' asciutto Un' alba livida ci trova sepolti sotto la neve. Il vento sta calando e la temperatura diminuisce rapidamente; saranno meno 15 gradi. Dopo la notte insonne, rabbrividendo per gli indumenti bagnati, ci organizziamo per partire. Direzione sud, solo sud seguendo la bussola senza farci ingannare dal nostro senso di orientamento. Il ghiaccio è duro, la slitta scivola bene, siamo veloci.

A quota 750 m il ghiacciaio si modella in lunghe onde prima di rompersi. Ora non è più possibile proseguire con gli sci e ce ne sepa- riamo ( Fabio molto a malincuore ). Anche il contenuto della slitta deve essere alleggerito perché da qui si porta tutto in spalla tra enormi crepacci. Sulla nostra destra ci sono il Monte Don Bosco e il Muraillon, la famosa parete di roccia. Dopo alcune ore di avanzata nel labirinto dei crepacci troviamo un' uscita verso est. Finalmente piazziamo il campo sulla terra, ossia sulla sabbia, a pochi passi da un laghetto azzurro con tanti iceberg. Domani biso-gnerà aggirarlo; ora, stanchissimi, ci addormentiamo appena entrati in tenda.

Ripiove e Fabio sente il rumore di un ruscello. Romolo apre la tenda, il ruscello sta scorrendo sotto i nostri sederi, il fondo della tenda è pieno d' acqua; tanto per cambiare siamo ancora a mollo.

Costeggiamo il lago, risaliamo la costa, scendiamo ancora, ci arrampichiamo su per un canalone e finalmente troviamo il rifugio Pascale, un bivacco in lamiera ondulata con un tavolo, due panche, un tavolaccio per dormire. Ci sembra un albergo quattro stelle, finalmente all' asciutto, finalmente con un tavolo per la nostra partita.

Troviamo la slitta della spedizione dei Ragni di Lecco con i loro nomi a noi così familiari. In un quaderno leggiamo l' ostinazione di quelli che hanno tentato il Muraillon lottando con il clima terribile di questa regione.

Ci fermiamo ammirati: è L' Estancia Cristina II panorama è selvaggio: rocce laviche rosse e nere, il ghiacciaio che si rompe nel lago. Troviamo il filo a sbalzo lasciato da Casimiro Ferrari di Ballabio ( vicino a casa nostra ) indispensabile per attraversare il torrente che esce dal lago. Ci appendiamo con la cintura e, oppia, scivoliamo dall' altra parte. Più giù troviamo i primi fiori, il primo verde. Un condor maestoso veleggia sopra di noi, verso mezzo- Sulla cima Canone ( 1750 m ). Alle spalle il Cordon Riso Patron giorno avvistiamo un puma. Finalmente usciamo su un costone che domina una valle incantata, verde, con laghetti, stagni, alberi, cavalli bradi. Ci fermiamo ammirati, è L' Estan Cristina. Le lepri, una, dieci, cento, scappano tra i nostri piedi, intravvediamo il Lago Argentino e l' Estancia protetta dai pioppi. Su un vecchio ponte di legno attraversiamo un fiume. Non c' è nessuno? Ma ecco scodinzo-lando una cagna che ci fa festa; allora c' è vita. La Signora Janet Mästet vive nella sua bella casa dell' Estancia da quando aveva 14 anni, ora ne ha 92. Non ha mai lasciato la fattoria, cuoce ogni giorno il pane, coltiva i fiori. La sua ospitalità è squisita, da buona inglese ( i suoi erano coloni venuti dalla Scozia ) immancabilmente alle 4 serve il té. Mentre io stendo la roba ad asciugare, Fabio e Romolo vanno a pescare nel fiume. In pochissimo tempo tornano con cinque grosse trote che Romolo cucina da grande cuoco. La notte nevica ( qui è piena estate ): peccato per i fiori della nostra ospite. Arriva l' elicottero di Almiron, ci salutiamo in mezzo alla neve. Sorvoliamo il Lago Argentino, Calafate, l' emozione di ritrovare chi ci aspetta, la prossima avventura...

Organizzazione Da Buenos Aires in aereo a Rio Gallegos sulla Costa Atlantica. Qui acquistiamo tutta l' alimentazione per la spedizione. Con un pulmino noleggiato raggiungiamo in circa dieci ore l' Hostaria Fitz Roy nel parco nazionale del Fitz Roy. Buone possibilità di pernottamento e pensione di fronte alla spettacolare vista ( quando non c' è tormenta ) sul gruppo del Fitz Roy e sul Cerro Torre. Essendo estate non fa freddo; tuttavia occorre fare i conti con l' insi vento patagonico e con la forte umidità ( sconsigliabili i capi imbottiti di piuma ).

Partecipanti: Gianni Caverzasio, Pregassona; Fabio Nesa, Lugaggia; Romolo Nottaris, Camignolo.

Inhalt 61 Vassily Senatoroy, Moskau Kangchenjunga-Überschreitung 72 Jean-Marc Rhein, Aclens ( vd ) Eine Reise zum Ararat 79 Heinz Högger, Thun Sarek- Wildnis in Lappland 88 R.H. Lombard, Gif/Yvette ( F ) Ausflug zum Longs Peak ( Rocky Mountains von Colorado ) 92 Romedi Reinalter, S-chanf Erinnerungen - Piz Buin und Piz Platta 99 Dominique Roulin, Genf Die Dolomiten - eine lebendige Vergangenheit Herausgeber Redaktion Schweizer Alpen-Club, Zentralkomitee; Helvetiaplatz 4, 3005 Bern, Telefon 031/433611, Telefax 031/446063.

Publikationenchef Dr. Hansjörg Abt, c/o Neue Zürcher Zeitung, Falkenstrasse 11, 8021 Zürich, Telefon 01/25810 91, Telefax 01/251 4424.

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Erscheinungsweise Monatsbulletin in der zweiten Monatshälfte, Quartalsheft in der zweiten Hälfte des letzten Quartalsmonats.

Umschlagbild:

Wolkenwirbel beim Aufstieg zum Piz Platta Photo: Romedi Reinalter, S-chanf 107 Konrad Suter, Interlaken In den Sandsteintürmen von Adrspach ( csfr ) 115 Felix Mauerhofer, Nussbaumen Reife Feigen und Wasserrillen Preis Abonnementspreise ( Nichtmitglieder ) für Monatsbulletin und Quartalsheft zusammen ( separates Abonnement nicht möglich ): Schweiz, jährlich Fr. 42., Ausland, jährlich Fr. 58..

Quartalsheft einzeln für SAC-Mitglieder Fr. 7., für Nichtmitglieder Fr. 10.; Monatsbulletin Fr. 2..

Allgemeine Angaben Adressänderungen: auf PTT-Formular 257.04. ( Mitglieder-Nr. beifügen !) Inhalt: Die Beiträge geben die Meinung des Verfassers wieder. Diese muss nicht unbedingt mit derjenigen des SAC übereinstimmen.

Nachdruck: Alle Rechte vorbehalten. Nachdruck nur mit Quellenangabe und Genehmigung der Redaktion gestattet.

Zugeschickte Beiträge: Beiträge jeder Art und Bildmaterial werden gerne entgegengenommen, doch wird jede Haftung abgelehnt. Die Redaktion entscheidet über die Annahme, die Ablehnung, den Zeitpunkt und die Art und Weise der Veröffentlichung.

Beglaubigte Auflage: 71176 Exemplare.

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