Traversata invernale del Monte Sumbra

Con uno schizzoDì Emesto Pellandini

( Sezione Locamo ) Quella catena di montagne che si stacca dal fiume Magra e corre parallela alla costa del Mar Tirreno fino al fiume Serchio, si chiama Alpi Apuane.

Chi ha percorso in ferrovia, oppure in automobile, quel tratto che dalla Spezia porta a Pisa avrà visto certamente dal finestrino della vettura quelle montagne brulle, con alte pareti solcate da profondi canaloni, incise dal lavoro degli uomini, i quali come titani da centinaia d' anni strappano alla montagna il prezioso marmo che, lavorato a scultura architettura ed ornato, viene poi esportato in tutto il mondo contribuendo ad arricchire il patrimonio di tutti i popoli.

E chi, vedendole per la prima volta, non ha scambiato quei grandi ravaneti bianchi di detriti di marmo in immensi ghiacciai? ed avrà forse pensato fra sè: ma è mai possibile che a così poca distanza dal mare e a quella media altezza vi si trovi del ghiaccio?

In questa catena di montagne, dove le cime massime non raggiungono i due mila metri, vi si trova ancor oggi pareti immense che oscillano dai settecento ai novecento metri di altezza, creste eree e strapiombanti ancora vergini che attendono l' assalto di qualche virtuoso dell' alpinismo acrobatico per essere violate, come pure traversate invernali molto interessanti e di primo piano, specie nei mesi gennaio-febbraio sono interamente ricoperte di neve ghiacciata ( vetrato ) ed i canaloni sono ostruiti da immense colate di ghiaccio.

Il Monte Sumbra si trova nel cuore di questo gruppo, precisamente in una catena secondaria che si stacca dalla principale all' altezza del Monte Sella, in direzione di levante.

Dopo la depressione che prende il nome di passo di Sella si eleva subito con una enorme groppa ( Monte Fiocca ) riabbassandosi subito dopo formando la foce del Fiocca, per poi risalire ripida quasi perpendicolare, come un enorme pan di zucchero formando la vetta del Sumbra, o Penna di Sumbra come si trova scritto su diverse carte geografiche e sulla guida delle Alpi Apuane ( edita dalla sezione Ligure del C.A.I., anno 1922 ).

Versante ovest. Questo versante è solcato solamente da diversi canaloni poco profondi, tanto che in distanza non sono quasi distinguibili ( unici passaggi ).

Versante sud. È una enorme parete della lunghezza di circa due chilometri, con una altezza media di circa settecento cinquanta metri, non ancora violata.

Versante est. È il prolungamento della catena con una cresta che con-torna quasi interamente la parete sud, cresta molto frastagliata e in certi punti molto affilata.

Die Alpen - 1945 - Les Alpes29 Versante nord. Non molto ripida nè strapiombante, è solamente solcata da molti canaloni ed alla base da folti boschi di faggio.

Da molto tempo avevo in programma questa traversata, fù solamente decisa poche settimane prima trovandomi a capanne di Careggine all' albergo dell' amico Tognocchi in compagnia di amici, di ritorno da una gita al M. Pania della Croce.

Venendone a parlare con diversi paesani tutti ci sconsigliarono, dicendoci che in inverno nessuno era mai passato e se anche ci fosse riuscito ad arrivare in vetta, non si potrebbe passare i ripidi canaloni nord, perchè se si fosse stati liberi dalle scariche di sassi e ghiaccio, data l' ora avanzata che si sarebbe giunti in vetta, significherebbe che avremmo trovato il ghiaccio durissimo da farci perdere tanto tempo da non poter arrivare la sera a capanne, quindi dover passare la notte all' addiaccio, che nella stagione invernale non è tanto consigliabile.

Simili discorsi ci vennero fatti dai paesani di Arni il sabato sera quando arrivammo all' albergo Landi, punto di partenza della nostra traversata.

Costoro, compreso il proprietario dell' albergo, asserivano che non avremmo potuto passare la Cresta della Lama, con il canale omonimo ( nome molto appropriato, perché assomiglia in tutto e per tutto ad una enorme lama di scimitarra tanto che è affilata ed aerea ), e dopo una lunga discussione il Landi ci avverti che ci avrebbe aspettato per il pranzo della domenica, tanto che si sentiva sicuro che non si sarebbe passati, e che quindi saremmo tornati indietro.

Per chi non conosce questi montanari può sembrare esagerato quello che ci dicevano, ma io che da anni sono a contatto con questi uomini, tutti lavoratori alle cave di marmo e fra questi vi si trovava anche diversi miei operai, sò di cosa sono capaci, quasi quasi cominciavo a dubitare anch' io della riuscita.

La guerra con tutte le sue miserie ed i suoi dolori, ha fatto si, che io non sia ritornato ad Arni da quella sera, dato che questa zona era compresa nella famosa linea Gotica, il lavoro delle cave fù cessato perché gli operai furono costretti ad andare a lavorare per costruire fortificazioni, quando avrò la fortuna di ritornarvi, chi lo sà se potrò ritrovarli, per poter raccontar loro l' esito della gita, dato che con il giorno 1.8.44 per ordine delle autorità militari germaniche fù fatta evacuare tutta la zona dal mare alla montagna e migliaia di civili, compreso il sottoscritto con pochi chilogrammi di bagaglio, prendemmo a piedi la via dell' alta Italia, mentre io rimpatriavo, gran parte degli operai furono inviati in Germania.

Sono le 3 del mattino quando usciamo dall' albergo Landi per intraprendere l' ardua fatica della giornata, l' aria è gelida, il cielo di un' azzurro cupo è cosparso da miriadi di stelle, la luna è allo zenit e con la sua pallida luce c' illumina la via da percorrere, la neve dura scricchiola sotto i nostri scarponi, insomma tutto promette perché sia una bellissima giornata di sole.

Proseguiamo fine alla chiesa del paese per la strada carrozzabile, wi giunti varchiamo il torrente sopra un ponte in muratura è qui dove incomincia l' ascesa della montagna.

Proseguiamo indipendenti e questo ci fà guadagnare molto tempo prezioso ed anche quando dobbiamo aggirare la testata del Canale di Botte, date le condizioni della neve, pur camminando con tutta precauzione, questa non ci obbliga ancora di metterci in cordata.

Alle 6 abbiamo già coperto circa metà del disdivello che corre fra Arni e la vetta del Monte Sumbra, sebbene questo primo tratto non rappresenti Le quote di altitudine sono approssimative non potento consultare nessuna carta geografica della zona nessuna difficoltà degna di rilievo, e ci si stà avvicinandosi alla cresta della Lama che viene raggiunta alle ore 7 circa.

Effettivamente nella stagione invernale l' effetto che fà a prima vista non è dei migliori e quasi quasi dubitai del successo, non rimane tanto difficile la traversata della cresta, quanto rimane impressionante il canalone omonimo, ripidissimo con una pendenza di circa 80 gradi reso lucido dal passaggio durante la giornata da diecine di valanghe, e a poche diecine di metri sotto il nostro itinerario un salto strapiombante di circa 300 metri occulta la fine del canale, con la debole luce lunare sembrava uno specchio, tanto era coperto di vetrato.

Un leggero spuntino ed un buon bicchierino di cognac ci mettono a posto lo stomaco e lo spirito e dopo aver calzato i ramponi e messoci in cordata, mi appresto a varcare la cresta che in pochi minuti è fatto scomparendo alla vista dei miei compagni.

Mi addentro lentamente per tutta la lunghezza di corda, dopo che anch' essi hanno raggiunta la sommità della cresta, ma anche con gli ottimi ramponi a dodici punte il ghiaccio è talmente duro che sono costretto a fare diversi scalini per ottenere maggior sicurezza.

La marcia tuttavia prosegue lenta, le difficoltà non diminuiscono, siccome tagliamo a metà costa la montagna tutta solcata da canaloni più o meno larghi, ma manchiamo di tutta la visuale per poter scegliere la via più diritta a traverso a molteplici salti di roccia che costringono ad una vera attenzione, perchè non si abbia a finire in qualche punto dove ne è precluso il passaggio.

Alle ore 9.30 arriviamo alle capanne di Fatonero dove facciamo una breve sosta per ristorarci un poco lo stomaco.

Da questo punto fino alla base della parete del Sumbra il percorso non rappresenta delle gravi difficoltà se non per la lunghezza del percorso ed infatti possiamo accellerare il passo e solo alle ore 11 ci si trova alla base della parete.

Breve sosta per tirare un pò di fiato eppoi attacco decisamente il canalone del centro, il sole ormai ha già fatto sentire la sua azione, il ghiaccio è sempre duro, ma non più vetrato di modo che posso salire senza quasi scalinare, i ramponi mordono benissimo, ma solo la forte pendenza del canale ci obbliga a continue soste.

È più di un' ora che saliamo, saliamo, ad ogni lunghezza facciamo sicurezza, perchè il canale è quasi perpendicolare, sentiamo che la vetta ormai non è più tanto lontana, ma l' erta è sempre dura, alfine il canale tende ad allargarsi la pendenza piano piano diminuisce e pochi istanti dopo siamo riuniti tutti sulla vetta, sono le 12.40.

La gioia della vittoria resta poco in noi e quello che ci chiama alla realtà è il rombo cupo e prolungato della caduta di una valanga, ritornano immediatamente alla mente le parole dei montanari e per questo partiamo subito dopo avere apportato un lieve cambiamento all' itinerario.

Nella discesa per il versante est, anziché discendere direttamente nel canalone cerco di tagliarlo traversandolo in alto e raggiungere la cresta est, che, benché presenti maggiori difficoltà con un susseguersi di risalti di roccia, cosa molto divertente in estate, ma che in queste stagioni con il ghiaccio che la ricopre e forma diverse e svariate enormi gronde resta maggiormente pericolosa.

Perciò dobbiamo viaggiare con molta circospezione, ma ciò non ci fà perdere molto tempo perché dalla vetta ai primi faggi che incontriamo abbiamo impiegato poco più di un' ora e mezza, poi il terreno si fà sempre più buono ed in poco tempo si giunge al colle delle Capanne ove ci togliamo i ramponi ed alle ore 15.10 entriamo nell' albergo dell' amico Tognocchi a Capanne, che da buon albergatore ci fà trovare pronto un ottimo pranzo.

La riuscita della gita dal lato logistico ed il tempo impiegato, molto meno del previsto, è dovuta alla conoscenza perfetta della montagna avendola salita diverse volte nel periodo estivo, ciò che ha permesso anche in periodo invernale, quando la neve con il suo manto cambia di punto tutte le caratteristiche della montagna, a non rimanere imbottigliati nella traversata dalla Cresta della Lama a Fatonero, essendo questo il tratto più difficile sia per difficoltà naturali come per l' orientamento.

Tempo impiegato per tutta la traversata ore dodici, non è stato usato nessun chiodo, si raccomanda ottimi e sicuri ramponi.

Hanno preso parte alla traversata: E. Pellandini, C.A.S. Locamo e C.A.I. Livorno, A. De Carlo, C.A.I. Livorno, E. De Carlo, C.A.I. Livorno, A. Milea, C.A.I. Livorno.

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