Un belvedere sul balcone del Lemano La Dent d’Oche, una perla «chablaisienne»

Dalle rive svizzere del Lemano, la possente sagoma della Dent d’Oche appare come una piramide maestosa. ­Un’escursione di due giorni consente di farsi un’idea ­chiara di questa vetta emblematica dello Chablais ­francese.

Il tempo sembra sospeso su questa cima stranamente spaziosa. Nonostante la sua modesta altitudine, l’impressione è quella di planare ad alta quota, sulla Dent d’Oche. E non sono i numerosi gracchi indigeni ad affermare il contrario. Sul versante nord, la vista sul Lemano, del quale si scorgono entrambe le estremità, è a tutti gli effetti vertiginosa. A sud-­ovest, l’orizzonte è chiuso solo dalle Cornettes de Bise e dalle Dents du Midi. Le sparse vette circostanti dello Chablais fanno da primo piano ai giganti delle Alte Alpi, ben visibili nell’autunno avanzato, quando l’atmosfera è spesso molto tersa.

Verso un ambiente alpino

Già dopo il Col de Neuva, e man mano che ci si avvicina alla Dent d’Oche, l’atmosfera diventa sempre più alpina. Al Col de Rebollion lo scenario cambia radicalmente. Dalle pacifiche rive del Lemano e dalle verdi praterie dell’altopiano di Bernex, la vista spazia improvvisamente sulle guglie e le vette gelate del massiccio del Monte Bianco. In primo piano, i 350 metri dell’imponente versante nord della Dent d’Oche magnetizzano lo sguardo. Camminando alla sua ombra, ci si prende il tempo per studiarla nei dettagli. Come Joseph Ravanel, la guida di Chamonix, che per primo la conquistò nel giugno 1925 lungo la via che porta il suo nome. Ma non occorre saper arrampicare per apprezzare l’ascensione alla Dent d’Oche: ideale anche per gli escursionisti, i ripidi gradini rocciosi dell’eminenza dello Chablais si alternano a una successione di canaloni stretti attrezzati con catene.

Un nido d’aquila che sa di nepalese

È a questo prezzo che si raggiunge il Refuge de la Dent ­d’Oche, vero e proprio nido d’aquila appollaiato sulla cresta dal 1914. La sua presenza singolare, appena 100 metri sotto la vetta, può apparire incongruente. Ma non va dimenticato che gli accessi alla Dent d’Oche sono piuttosto lunghi, e che la regione offre numerose possibilità di escursioni su più giorni.

Una giovane coppia di custodi, Elise e Pasaang Cupelin Sherpa, vi ha eletto domicilio nel 2011. Lei è figlia di Chamonix, lui è originario del Nepal – e lo si avverte nei piatti. Accanto alle torte alla frutta di Elise e ai formaggi degli alpeggi locali, la carta propone anche i «momo», ravioli nepalesi preparati da Pasaang. Per non dimenticare il tè nepalese, che si potrà ad esempio degustare godendosi un tramonto sulle creste del Giura. O che riscalderà i più mattinieri che raggiungono la vetta vicina per assistere a un’aurora spettacolare.

Un assaggio di GR5

Regno degli stambecchi, l’erto percorso della cresta est della Dent d’Oche è anche detto «via della traversata». La si prende per ritrovare più in basso l’aspetto pacifico dei pascoli e degli splendidi laghetti della Case. È qui che si raggiunge l’itinerario della «Grande traversata delle Alpi» sul circuito del GR5. Questo periplo di ampio respiro porta gli escursionisti da Thonon-les-Bains, sulle rive del Lemano, a Nizza lungo circa 620 chilometri di sentieri marcati e una ventina di tappe dopo.

Il ritorno a Novel riserva ancora non poche sorprese, come le sfumature verde smeraldo del Lac de Darbon, l’ampio Col de Pavis con le sue greggi, la conca preservata che conduce agli chalet di Neuteu o ancora il rilievo d’erba rada attorno alla Tête de Charousse. E, sempre, quell’impressione di planare al di sopra del Lemano e della Riviera, dominata dal rilievo scosceso delle Prealpi vodesi e friborghesi, già immerse nella luce del giorno.

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