Un' insolita ascensione al Piz Basodino

Paolo Pohl, Orselina

Già da tanti anni, ogni volta che vedevo il Basodino, mi domandavo se non fosse possibile salirvi per uno di quei canaloni che solcano la sua parete sud. Sia da lontano, sia dalla vetta stessa la cosa non mi pareva impossibile e neppure troppo difficile. Sulla Guida delle Alpi ticinesi si parlava dell' ascensione del Basodino da sud attraverso la cresta ma non direttamente per la parete, ciò che stuzzicava ancora di più il mio desiderio di arrivare in vetta per una via diretta e insolita.

Finalmente una sera d' ottobre mi decisi: tele-fonai a due miei compagni anch' essi patiti della montagna e decidemmo di trovarci così sabato 25 ottobre a San Carlo in Val Bavona. Eravamo in tre: Alfio, Athos ed io, tutti membri OG del CAS ( sezione Locarno ). La giornata, tipicamente autunnale, era veramente magnifica e mentre a Locarno vi era un leggero favonio lassù non si poteva certo dire che facesse caldo.

Da San Carlo seguiamo il sentiero che si inerpica in val Antabbia e in due ore e mezzo di marcia raggiungiamo il Piano delle Creste a quota 2108 ove piazziamo la tenda col proposito di guadagnare il Basodino l' indomani. E, questa del Piano delle Creste e di tutta la Val Antabbia, una regione magnifica. I laghetti di origine glaciale e l' anfiteatro di montagne circostante che dal Pizzo di Sologna culmina con l' impo Basodino contribuiscono a dare un aspetto imponente e selvaggio. Ed è lì che, sono ormai le diciotto, ci apprestiamo a passare la notte. Un' abbondante cena davanti a un bel fuoco che ci ha costato tante fatiche ad accenderlo vien consumata nell' accogliente cascina dell' alpe. Frattanto si è alzata la luna, una luna piena, magnifica, che rischiara vivamente il paesaggio. La serata è gelida, d' autunno ormai inoltrato. Saliamo fino ai laghetti per goderci questa magnifica luna piena. Il paesaggio rischiarato così è ancor più suggestivo e il Basodino, colla sua parete sud dinnanzi a noi, è maestoso. Improvvisamente Alfio lancia l' idea di approfittare di questa magnifica luna piena e di guadagnare la notte stessa la vetta. La proposta trova tutti concordi e, alle 21.30, pregustando già la bellezza di un bivacco sulla cima del Basodino, abbandoniamo le cascine dell' alpe. La salita si svolge regolare ma non certo monotona e il paesaggio notturno ci lascia sbalorditi ed entusiasti. Alle 11.30, siamo all' attacco della parete. Seguiamo dapprima il canalone, che si presenta già molto innevato e ghiacciato. Questo primo pezzo di parete, a causa delle condizioni invernali che ci presenta, è abbastanza duro e ci trova impegnati per ben due ore. Deviamo un po' a destra dove la roccia sembra presen-tarci le possibilità di riuscita migliori e infatti, dopo un susseguirsi di tiri di corda in roccia sana dove si gusta il piacere di una arrampicata non eccessivamente difficile, un forte vento ci preannuncia che siamo prossimi alla meta. Alle 3 di domenica 26 ottobre 1969 ci stringiamo la mano felici sulla vetta del Basodino.

Lo spettacolo é veramente grandioso ma nel frattempo il brutto tempo del nord sembra avvicinarsi sempre di più. Un forte vento sospinge nuvoloni scuri che ora lasciano appena intravvedere la luna, prima così chiara e splendente in un cielo terso e stellato. Ciononostante intràwediamo ancora bene i colossi vallesani e bernesi e i nostri occhi si spingono anche verso est, fino alle Alpi grigionesi e, più vicino a noi, sul gruppo dell' Adula. Sotto di noi le luci delle valli: Bignasco, Cavergno, i cantieri di Robiei, la diga del San Giacomo, in Val Formazza. Il vento in vetta soffia forte ma troviamo un magnifico riparo ove prepariamo velocemente il bivacco. Alle sei il tempo sembra peggiorare e

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