Una gitae un’impresa Con gli sci sul Gross Ruchen

Giù è buio e minaccioso, su tutto appare piano e intriso di luce: simile a un gigantesco halfpipe, la Ruch Chälen collega le superfici gelate delle Alpi glaronesi all’incassata Brunnital.

Solitamente, l’escursione superlativa inizia proprio in fondo: nel punto in cui la strada da Unterschächen verso la Brunnital sparisce sotto un muro di neve. Qui si calzano gli sci. Lo si fa di mattino presto. Non perché il sole minaccia di rovinare la neve, poiché se la Brunnital è ben riparata dal sole invernale, la Ruch Chälen lo è ancora di più – ma a causa della lunghezza e della serietà dell’impresa.

La Ruch Chälen, quindi. Inizia presso l’alpe di Brunni, che si raggiunge con un tratto di riscaldamento di un’ora buona. Dapprima è il cono detritico ricoperto di vegetazione, poi arrivano le morene, in un primo tempo gradevoli, poi sempre più sgradevolmente ripide. Qua e là si supera il cono di una delle valanghe che possono staccarsi dal versante meridionale del Chli Ruchen. Il messaggio? Con il favonio, qui non si passa. E neppure con la neve alta: non c’è modo di avanzare nei circa 40 gradi di pendenza della parte superiore della Chälen. Meglio quando la neve è dura e i coltelli vi possono far presa. Il messaggio? La Ruch Chälen è una gita da inverno inoltrato.

Fortunato chi trova neve compatta

1200 metri di dislivello in un canale: più d’uno ci casca, poiché vista dal basso l’uscita appare davvero vicina. Peccato che poi si rimane senza fiato. Sì, perché anche dopo la Chälen occorre ancora forza – e soprattutto tranquillità – per guardarsi attorno. Quello che si schiude allo sguardo è un meraviglioso scenario d’alta montagna, con il Gross Düssi, lo Hüfifirn e in fondo il Tödi come punto culminante. Improvvisamente, tutto è piano e intriso di luce. Comodamente si risale il Ruchenfirn fino alla base della vetta.

2000 metri di dislivello sono ormai alle spalle. Ora ce n’è ancora un buon centinaio di lavoro manuale. Chi è fortunato, trova neve compatta, che permette di piantare la piccozza in profondità. Già, perché qui la pendenza non è uno scherzo. Ancora solo pochi metri, di grado tra difficile e molto difficile – e poi si tocca il cielo. Sapendo di avere appena compiuto una delle grandi classiche invernali delle Alpi svizzere. E anche di non essersi trascinati appresso gli sci solo come mezzo per salire quassù. Perché nella discesa la Ruch Chälen dà le sensazioni di un gigantesco halfpipe. Sci ai piedi!

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