Una piccola oasi del bouldering nel basso Vallese | Club Alpino Svizzero CAS

Una piccola oasi del bouldering nel basso Vallese Vernayaz – dal caos alla felicità

Situati nel cuore di una foresta, i blocchi di Vernayaz attraggono gli arrampicatori per la purezza e la diversità delle loro linee. Zoom su un sito ideale per il ritorno delle belle giornate.

Due sottili tacchette fungono da appigli per una partenza da seduti che non sembra di tutto riposo. Dopo che il corpo della scalatrice si è messo in movimento grazie alla forza delle dita, le sue mani trovano riposo su un piano ben più accogliente. Il proseguimento della linea non è tuttavia un affare semplice. Dopo una serie di tallonaggi e qualche movimento dinamico per arrampicare lungo la rampa che si disegna sul blocco, Viviane Monteiro raggiunge la cresta sommitale. Un ultimo sforzo, un’ultima presa molto estesa, ed eccola ormai uscire dalla via, con la soddisfazione di aver superato questa roccia, di certo non molto alta, ma che richiede una sequenza di movimenti precisi ed esigenti. «Ogni volta che attacco questa linea e ne esco, mi sento molto orgogliosa», dichiara Viviane. Questa linea è L’âge de Pierre. Valutata 6b+, è agli occhi di molti una delle più belle di livello 6 della regione.

 

Per tecnici e grosse braccia

Situato nel cuore di un bosco di faggi, questo blocco fa parte di una piccola oasi dell’arrampicata ai margini del villaggio di Vernayaz, nel basso Vallese. Attorno a lui, una ventina di altre rocce di ogni dimensione meritano senz’altro di tirar fuori il crash pad e calzare le scarpette. In effetti, basta spostare il proprio materiale di pochi metri per passare da L’âge de Pierre alla vastità di Highlander (6a), passando per Caran d’Ache, grado 7a+. Gli arrampicatori desiderosi di confrontarsi con il 7b hanno l’opportunità di compiacersi con il tetto di Holy Hand Grenade o i microappigli di Dickfrau. Gli stili sono variati, e sanno soddisfare tanto gli scalatori di braccio quanto gli amanti dei movimenti più tecnici.

Gli irriducibili vi trovano anche dei blocchi di grado 8, che attraggono arrampicatori dal mondo intero: ad esempio Touched by the Devil (8b) e Creature of Comfort (8b).

 

La frana diventa terreno di giochi

Nel 2003, le guide d’alta montagna Philippe e Claude Carron sono con Jean-Pierre Besse i primi a credere nel potenziale di questo caos di massi situato ai margini del villaggio. «Avevo già visitato il sito assieme al mio amico Lucien Abbet verso la fine degli anni Ottanta, perché sapevamo che una grossa frana aveva portato a valle delle rocce. All’epoca, non ci eravamo resi conto delle possibilità che il luogo offriva in relazione all’arrampicata», racconta Philippe Carron. «Ci siamo tornati nel 2003 con mio fratello Claude. È stato allora, osservando il bosco da un’altra angolazione, che abbiamo scorto tutti quei blocchi, alcuni dei quali enormi. Ho subito chiamato il mio amico Jean-Pierre Besse affinché vedesse con i suoi occhi. È arrivato dopo dieci minuti.» Il giorno stesso, quest’ultimo apriva L’âge de Pierre (6b+). La prima linea di Vernayaz era nata.

È quindi Reto Hartmann, un arrampicatore di alto livello della regione, a prendere il testimone e a lanciarsi nella folle avventura dell’allestimento del sito. Da allora, questo svizzero nato negli Stati Uniti approfitta di ogni attimo di tempo libero per confrontarsi con gli appigli di questi massi. È tra l’altro tra due blocchi del settore che lo incontriamo. Conosciuto nell’ambiente per il suo impegno nell’apertura di siti, racconta di come Vernayaz sia diventato un piccolo paradiso dell’arrampicata: «Assieme a un amico, Blake Rutherford, ho cominciato a ripulire il bosco. Altre persone ci sono venute in aiuto, sull’esempio di Philippe Carron. Ogni fine settimana sollevavamo quintali di rocce», ricorda l’appassionato di bouldering – poiché prima dell’intervento degli arrampicatori, il luogo non era esattamente propizio alla pratica dell’arrampicata. «Era molto difficile spostarsi tra i vari blocchi. Si poteva arrampicare, ma era piuttosto pericoloso. C’erano pietre ovunque, e alcune, situate ai piedi dei massi più grossi, avevano spigoli taglienti. Mi sono strappato non pochi pantaloni, all’epoca», scherza sorridendo Hartmann.

 

Progetti di grado 8

Oggi, gli spostamenti nel caos sono ormai agevoli, e la foresta di Vernayaz si è trasformata in una piccola oasi di pace nascosta al resto del mondo. Il passaparola ha lasciato spazio a uno schizzo topografico proposto online dal sito bima-no.ch. Da allora, crash pad e borse di magnesio si offrono come macchie di colore tra le rocce e gli alberi. «Le linee sono pure e, soprattutto, la zona è molto concentrata. Il sito non è grande, ma offre molte possibilità», spiega Reto Hartmann. «Inoltre, per le nuove generazioni dei migliori arrampicatori rimangono da aprire cinque o sei progetti di grado 8.»

Gli appassionati sono avvertiti. Gli altri si contenteranno di seguire le freccette bianche disegnate ai piedi delle linee già aperte. Che poi conducano a una caduta o a un concatenamento, la loro destinazione è ad ogni modo un sicuro piacere.

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