Una strada alta nei Pirenei Sei giorni tra Balaïtous e Midi d’Ossau

Al confine della Francia, là dove i 3000 marcano la frontiera con la Spagna, si estende il Parco nazionale dei Pirenei. Per scoprirlo, ecco un itinerario di sei giorni.

Non ho mai visto una terrazza così grande... I tavoli sono apparecchiati di fronte alla montagna, proprio in riva al lago liscio come uno specchio. L’aria è dolce, i custodi Eric e Rozenn ci portano una deliziosa blanquette di vitello, le discussioni coi nostri vicini belgi, olandesi, spagnoli filano a ruota libera. Il sole si nasconde dietro le montagne, lasciandosi alle spalle un cielo che tende prima all’arancio, poi al viola. Nient’altro che calma e sensualità davanti al minuscolo Refuge d’Arrémoulit, una modesta capanna posata su una lastra di granito in faccia al lago: e se fosse questo, il vero lusso?

Uno spazio protetto tra Francia e Spagna

Il nostro periplo attorno al Balaïtous (3144 m) e al Midi d’Ossau (2884 m) l’abbiamo iniziato due giorni fa. Cammineremo per altri quattro giorni, su sentieri piuttosto ben segnalati, valicando passi, attraversando dense foreste, costeggiando miriadi di laghi, e calcando il granito di vette che arrivano a superare i 3000 metri di altitudine.

Quando si visita per la prima volta questo universo pirenaico, si può restare sorpresi. Perché visti dalle Alpi, i Pirenei hanno spesso l’aspetto di colline, gradevoli sì, ma prive d’ampiezza. Eppure questa catena a cavallo tra Francia e Spagna si estende per più di 400 chilometri, con vette che culminano sui 3404 metri del Picco d’Aneto, in Aragona. Al centro della catena, il Parco nazionale dei Pirenei (PNP) per un centinaio di chilometri fiancheggia il suo vicino spagnolo, il Parco nazionale di Ordesa. Insieme formano una delle più vaste regioni protette dell’Europa del Sud. Grazie a una fitta rete di sentieri e di rifugi custoditi, è facile farvi lunghe e agevoli escursioni.

Mandrie e uomini

A meno di scegliere per l’occasione una variante più sportiva. Come il Passage d’Orteig, prima difficoltà dopo la sosta al Refuge d’Arrémoulit. Dopo il già molto tecnico Col Noir della vigilia, questo passaggio si rivela essere il più vertiginoso del nostro giro. Permette di raggiungere direttamente la valle d’Ossau, al prezzo di qualche emozione su una cengia munita di solida fune, cento metri al di sopra della vallata. Poi è lo choc dell’incontro col Midi d’Ossau, affettuosamente soprannominato «Jean Pierre» dalla gente del posto. Questo vulcano fossile a forma di picco a due denti troneggia in mezzo alle montagne come fosse un Cervino béarnese. D’altronde, così come quest’ultimo, esso funge da emblema a numerose società e aziende della regione. Analogamente al suo vicino, il Balaïtous, è anch’esso molto apprezzato da alpinisti e altri scalatori, che noi incontreremo al Refuge de Pombie, ai piedi del versante sud-est del Pic du Midi d’Ossau. Per i nostri gusti escursionistici, il seguito assumerà un sapore piuttosto pastorale. Nella lunga vallata che scende dal passo d’Arrious s’affollano le mandrie. Dapprima i cavalli, poi le mucche, e infine le pecore sopra l’ovile di Soques, dov’è iniziata la mungitura del mattino. Qui la produzione di formaggio riveste un ruolo essenziale. D’altronde, salendo verso il Refuge de Pombie, incrociamo il pastore che scende con il suo asino carico di formaggio prodotto sull’alpeggio.

Orsi e stambecchi, destini incrociati

Ma ci saranno solo animali da allevamento e pastori in questo parco nazionale? E dire che mi avevano parlato dell’orso dei Pirenei. Paradossalmente, la probabilità di incontrarlo nel parco nazionale è minuscola. All’atto della sua creazione nel 1967, il perimetro del parco aveva suscitato un’infinità di polemiche: gli si rimproverava di non includere i biotopi degli ultimi orsi, a quel tempo rappresentati da una trentina di esemplari. E in effetti quest’ultimi sono oggi pressoché totalmente scomparsi dai Pirenei occidentali, nella regione del parco, dove rimangono solamente due maschi solitari. La quasi totalità degli orsi che popolano oggi i Pirenei (tra i 20 e i 30 esemplari) provengono in realtà da reintroduzioni del 1997 e del 2004 nei Pirenei centrali, e vivono più a est, tra la Catalogna e l’Aragona. Per consolidare questa popolazione ancora fragile, nel giugno 2016 è stato liberato sul versante spagnolo Goiat, un bel maschio di origine slovena.

Dovrebbe risultare più facile osservare uno stambecco. Scomparso dai Pirenei francesi nel 1892, e nel 2000 dal Parco nazionale d’Ordesa, lo stambecco dei Pirenei, dalle corna arcuate, era geneticamente molto vicino allo stambecco iberico. In seguito a lunghe e complesse trattative franco-iberiche, diverse dozzine di esemplari catturati nelle sierras spagnole sono finalmente stati rilasciati nel 2015 e 2016 nel Parco nazionale dei Pirenei e nel Parco naturale dei Pirenei dell’Ariège.

Un treno a 2000 metri

E nel caso gli stambecchi dovessero restare invisibili, impossibile mancare i camosci pirenaici. Il loro incontro nel corso della salita al Col d’Artouste, l’ultimo del periplo, ci ricollega alla natura selvaggia dopo un temporaneo bagno di folla nel piccolo treno di Artouste. Costruita a più di 2000 metri d’altitudine per l’edificazione della diga, questa ferrovia a scartamento metrico è oggi una delle principali attrazioni turistiche del dipartimento, ma anche un mezzo di trasporto apprezzato dagli escursionisti per accedere al lago di Ar­touste e ai passi circostanti.

Con nostra grande sorpresa, scopriamo di essere i soli ospiti del Refuge Migouélou per la nostra ultima notte pirenaica. La sua ubicazione lontana dai grandi itinerari avrà senza dubbio giocato un ruolo. Situato sulla riva del lago di Migouélou, l’edificio offre una vista panoramica sulle montagne, i laghi e il gregge di pecore che risale la valle. Il luogo ideale per rievocare questa lunga camminata che ci ha condotti fuori dal nostro tempo.

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