Un’escursione per mattinieri | Club Alpino Svizzero CAS

Un’escursione per mattinieri Il Finsteraarhorn in traversata

Scalato in traversata lungo la sua cresta sud-orientale, il Finster­aarhorn offre ai puristi l’opportunità di destreggiarsi lontani dalle folle. A condizione di sacrificare qualche ora di sonno.

«Vi volete alzare a mezzanotte? Ma è terribilmente presto!» Lo sguardo interlocutore della giovane custode della Oberaar­jochhütte ci conferma in un lampo ciò che già sospettavamo: le cordate in partenza per la cresta sud-est del Finsteraarhorn sono sempre più rare. Sentendo la durata dell’escursione, si mostra meno stupita e accetta di lasciarci la colazione su un tavolo. Il profilo della cresta non lascia spazio ad alcun dubbio, che lo si osservi dalla capanna o sulla carta: due chilometri e mezzo di distanza orizzontale per 1000 metri di dislivello, cioè circa 15 ore dalla capanna alla vetta. Un lungo viaggio, da prendere per quello che è. Inutile volersi affrettare, ma bisognerà far propria ogni opportunità. Una giornata estiva con previsioni meteorologiche che annunciano un rischio di temporali molto ridotto, un’acclimatazione senza errori e una condizione fisica ben solida, una buona esperienza nella progressione con corda tesa in un terreno poco attrezzato e a tratti friabile. Riuniti tutti gli ingredienti, l’avventura può iniziare!

Così bella e così poco frequentata

L’opinione degli autori di guide che propongono la cresta sud-orientale del Finsteraarhorn è unanime: si tratta di una grande e bella escursione, ma lunga. Tutti concordano quanto all’interesse di questo itinerario. La sua estensione spiega senza alcun dubbio la rarità dei percorsi, di cui, nell’era di internet, testimoniano i rarissimi rendiconti (nessuno in camptocamp.org e due in gipfelbuch.ch), come pure le informazioni strappate ai custodi delle capanne della regione. Tranquillità garantita, quindi, e poco rischio di imbottigliamenti. Un contrasto piuttosto marcato con il periodo primaverile, nel quale gli sciatori prendono d’assalto la via normale. Va detto che il carattere smisurato dei ghiacciai locali spinge a immaginare un mezzo di locomozione adatto a visitarli.

Un passo dopo l’altro

In marcia verso la vetta si può solo far proprio il pensiero di David Le Breton: «Che importa la fine della via quando a contare è solo la via percorsa?» È infatti inutile permettere al punto culminante di magnetizzare lo sguardo: il rischio di abbandonare sarebbe eccessivo. Meglio allora approfittare della bellezza della scalata, un po’ confusa all’attacco, magnifica lungo talune torri ed esposta tra l’avancima e il punto culminante, ma senza mai rivelarsi difficile. Anche la roccia, dai colori molto caldi, invita ad arrampicare. Il carattere friabile di certi tratti non li rende troppo pericolosi e permette una progressione più rapida. Gli scenari che si propongono ricordano che ci si sta dirigendo verso il quattromila più alto dell’Oberland bernese. Le lingue glaciali del Fiesch e dell’Aar rivaleggiano in lunghezza, mentre in lontananza si indovina uno dei rami che alimentano il Grosser Aletschgletscher. Quando infine ci si ritrova accanto alla croce di vetta, l’ora tarda ci fa capire che i pretendenti della via normale hanno abbandonato i luoghi ormai da tempo. Il cielo è per noi soli: un privilegio degli itinerari (molto) lunghi.

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