Vagabondando nella zona del Tencia

18/19 luglio 1945Di E. Pellandini

( Locamo ) Siamo partiti da Bellinzona nel pomeriggio del 18, con un caldo soffocante, sembrava quasi una giornata africana, giornate che da quasi un mese si susseguivano senza interruzione.

1 Memorie descrittive della Carta geologica d' Italia 1932.

Apuanische Alpen

VALLE SUSSIA. Die mit Kartoffeln und Getreide bebauten Terrassen reichen bis ca. 1300 m hinauf. Im Hintergrund die kahlen Nordhänge des Monte Sumbra ( 1765 m ) MONTE CORCHIA ( 1676 m ) mit dem Tal von Fredde. Gebiet des Dorfes Puntato mit den Getreideäckern und Kartoffelfeldern. In der karähnlichen Nische des Gipfelmassives lag zur Eiszeit ein Gletscher 173/174 Aufnahmen Dr. K. Suter, Zürich Art. Institut Orell Füssli A. G. Zürich Die Alpen - 1946 - Lea Alpes Via via che c' inoltriamo su per la val Leventina, l' aria si sente leggermente un poco più rinfrescata e quando a Rodi-Fiesso discendiamo dal treno, il caldo non è così afoso come quando siamo partiti.

Prima della galleria del Piottino la valle si presenta molto incassata, con alte pareti alla sua destra, mentre che sulla sinistra sono adagiati ridenti paesini pieni di frescura. Il fiume Ticino in basso, le di cui acque scorrono senza posa in corsa millenaria per raggiungere il mare. Appena fuori della galleria la valle s' allarga, l' occhio si spazia più lontano, i fianchi delle montagne non scendono più a precipizio, bensì con linee regolari ed armoniche si uniscono al fondo valle.

Tutto è quieto quassù, il lavoro costruttivo degli uomini è passato in questo luogo, non rimane più che la sua opera, monumento nel tempo, di uno sforzo gigantesco, di una tecnica perfetta.

Nessun' altro rumore viene a profanare questi luoghi ad eccezione del cigolio dei freni del lungo serpente nero che si snoda giù nella valle, lo scrosciar dell' acqua del fiume saltante di roccia in roccia, per il resto tutto è quiete, quiete solenne e nel tempo stesso romantico.

Lasciamo dietro le nostre spalle il paese ed incominciamo la fatica della giornata per raggiungere, dopo quattro ore, il rifugio Campo Tencia..

Da Rodi invece di proseguire per la strada carrozzabile e toccare il paese di Dalpe, prendiamo subito il sentiero che, attraverso a bellissimi prati e le folte pinete, si ricongiunge alla mulattiera che viene a Dalpe. Nei pressi di Piumogna, un cumolo di macerie e baite mezze interrate dalla frana staccatasi dal Pizzo Lambro, stanno a testimoniare che un giorno doveva esservi un' alpe molto fiorente.

Continuiamo la nostra marcia e la prima sosta la facciamo a quota 1700. Breve riposo, poi di nuovo sacco in spalla ed attacchiamo il tratto di sentiero più duro di tutta la giornata.

Le cime delle montagne che ci sovrastano ad anfiteatro, ove qua e là sono ancora bianche di neve, piano piano si vedono avvicinarsi, si abbassano rispetto a noi, segno evidente che ci si sta avvicinando alla capanna che non deve essere più tanto lontana.

Difatto tutto ad un tratto eccoci davanti ai nostri occhi, tetro e maestoso il Campo Tencia e là in fondo, un poco più in alto dell' alpe di Crozlina la capanna, al piede della montagna, rifugio sicuro nel regno delle aquile, sfinge a guardia del suo sovrano.

Il colpo d' occhio sul panorama che abbiamo tutto intorno è bellissimo da questo punto, poiché oltre alle vette che abbiamo lì, si può dire a portata di mano, si ammira la catena che fa da spartiacque fra la val Leventina e la val Santa Maria. Più lontano, a sinistra, lo Scopi con il suo ghiacciaio, giù più in fondo, a destra, l' Adula contornata di ghiaccio con la testa alta risplendente all' ultimo sole che l' avvolge in un' aureola d' oro.

Le voci che provengono dalla capanna ci tolgono da questo incanto, e d' altra parte lo stomaco comincia a reclamare, perciò entriamo e disponiamo per la cena.

Die Alpen - 1946 - Les Alpes20 Al mattino seguente lasciamo il rifugio, il nostro programma è di raggiungere il lago di Tremorgio a da qui a Rodi-Fiesso.

La mattinata non è delle migliori, il tempo è cambiato mettendosi al brutto. Folte nuvole nere che s' innalzano dalla valle trasportate dal vento, salgono a folate ed avvolgono la vetta del Campo Tencia, ondeggiano sul ghiacciaio e proiettano ovunque una fosca penombra.

Ogni tanto il vento ha ragione sulla nebbia ostile, spazzando le vette dalle dense brume, facendoci vedere qualche sprazzo di cielo azzurro e lasciandoci riscaldare dal sole, il cui raggio là scintillare per qualche istante il ghiacciaio, ma poi di nuovo, dalla valle, risale più impetuoso di prima il nebbione avvolgendo inesorabilmente tutto.

Perciò il ritorno è stato monotono, non potendo gustare l' ampio panorama che si gode dagli svariati punti del percorso, senza contare la preoccupazione continua di dover prendere un forte acquazzone.

Solo all' avvicinarsi del fondo valle ritorna a splendere alto nel cielo il sole, ma lassù sulle alte cime della montagna e le strette forre, le folate di nebbia si susseguono ancora.

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