Wurzelbrut e Herbstzeitlose Arrampicare al Signal

Il labirinto roccioso grigio chiaro sopra la Ürbachtal è disseminato di impegnative vie a più tiri. L’accesso è lungo, ma le vie di questa parete compatta valgono tutta la fatica. A condizione di padroneggiare al meglio il 6b alpino.

Gli Engelhörner sono ben noti a numerosi alpinisti e arrampicatori. Ma che nel versante sud-est del massiccio si trovi un paradiso dell’arrampicata quasi ancora più bello nel calcare più compatto è cosa che pochi sanno. Sopra la Ürbachtal torreggiano le pareti sudorientali del Signal, o Bim Signal, come si legge nella carta nazionale. Dai bastioni rocciosi dalle innumerevoli vette precipitano nella fessura della valle ripidi versanti dall’aspetto caotico. Che ben più in alto la roccia si erga ripida e chiusa lo si immagina soltanto quando, oltre gli 800 metri di quota sopra l’Alp Mad, si raggiungono gli attacchi sotto le pareti argentate. Solo qui la qualità della pietra si manifesta. Tuttavia, l’inizio dell’arrampicata va guadagnato.

Via tracciata dai falciatori

L’ultimo tratto dell’accesso può essere percorso su due sentieri sovrapposti a un centinaio di metri di dislivello. Decisamente impressionante è il più basso, detto «dei falciatori», che dall’Alp Mad porta salendo poco al versante sud-est del Signal, dove si perde in un terreno erto e disseminato di pietre. Un passaggio permette di aggirare un naso. I gradini scavati nella roccia e le aste di ferro che vi sono piantate non lasciano dubbi circa l’origine di questo in parte molto esposto sentiero, senz’altro dovuto alla mano dell’uomo. Che fino agli anni 1940 da quassù i contadini di montagna si portassero a casa dei «Binggel» (covoni avvolti in reti di corda) di fieno pesanti 30 o 35 chili è tuttavia difficilmente immaginabile. Ma le vecchie foto lo attestano: i «Binggel» venivano caricati sulla testa e sulle spalle, così da lasciar libere le mani. Il portatore si sosteneva a monte con un bastone a due mani e trasportava a valle per ore il prezioso raccolto.

Optimist,o la ricerca dell’attacco

Così ispirati continuiamo la traversata a sinistra sotto le pareti fino alla grande conca dalla quale Optimist sale verso l’alto. Ma dove inizia la via? Lo schizzo non contribuisce alla chiarezza. Alla fine scopriamo una linea con nuovi chiodi a espansione e attacchiamo la salita. Dopo il secondo tiro, appare chiaro che siamo entrati troppo a sinistra. Lungo una cengia scoscesa e in parte erbosa rientriamo per una cinquantina di sgradevoli metri verso destra, dove abbiamo individuato i chiodi di un’altra linea. E alla fine, anche lo schizzo coincide! Saliamo con slancio rinnovato. Allo sguardo si offre costantemente il verde del lontano fondovalle della Ürbachtal, nel quale spiccano i tetti rossastri delle fattorie, da quassù simili a giocattoli. Oppure i Wendenstöcke.

Davanti a noi, il tiro chiave: 7a. In maniera impressionante, il mio partner Oliver Wettstein schizza su lungo un diedro a placche per uscire a destra in una parete compatta e vieppiù strapiombante. La fluidità comincia a mancare. Percepisco formalmente il gonfiarsi dei suoi avambracci. Più volte si stacca dall’ultimo chiodo, tenta la presa seguente e ritorna in una posizione di riposo sempre meno propriamente corretta. Le riserve di forza diminuiscono, tenta un movimento dinamico: perde la scommessa! Sospeso alla corda, raccoglie nuove forze.

Quasi in spaccata

Arrampicando da secondo mi rendo conto di quanto questo tiro sia impegnativo. Un tiro 6c ci porta sotto una parete ripida e chiusa con delle pance, strutturate con fori e intagli verticali nella roccia perfetta. Segue un finale tenero: scanalature smussate portano verso l’alto in una roccia inclinata. Qui non si tratta di forza bruta, ma di distendersi fin quasi alla spaccata. Serrati nelle fessure finemente cesellate, le dita dei piedi fanno male.

Attorno a noi, un selvaggio paesaggio roccioso, nel frattempo per metà inghiottito dai cumuli. Dall’altra parte, sui Wendenstöcke e sulla Gadmental è minacciosamente buio e singole macchie di pioggia segnano di striature la Wendenalp. Chissà cosa succederà quassù nel tardo pomeriggio. Rapidamente, ci caliamo in doppio lungo la nostra via. Per le tracce di sentiero ai piedi della parete lasciamo il circo roccioso e riguadagnamo i pascoli dell’Alp Mad, dove ben presto veniamo avvolti dal penetrante odore del becco e del suo gregge di centinaia di capi.

Le due alpigiane ci introducono nel sancta sanctorum della loro baita: nella debole luce della cantina brillano due buone dozzine di forme di formaggio di capra dalle taglie più diverse. Di che perdersi! Riponiamo con ogni cura il prezioso bottino nei nostri zaini e scendiamo – non proprio a piè leggero – i rimanenti 500 metri di dislivello. Molto probabilmente come un paio di secoli fa gli audaci falciatori.

Storia di un’apertura

L’apertura dei formidabili precipizi sopra la Ürbachtal all’arrampicata sportiva ebbe inizio nel 1984. Peter Lech­ner e Kaspar Ochsner aprirono nella roccia compatta della zona culminante del Bim Signal dapprima la via Silbermeer (6c). Nel novembre del medesimo anno, Ochsner attrezzò da solo Orgelkönig (6c), e già nel maggio del 1985 Superorgel (6c+). Nel 1986, Ochsner e Michael Gruber si avventurarono per la prima volta nella parete principale e aprirono Sternwächter (6c; risanata nel 2013). Nel 1992, assieme alla moglie Ruth, Ochsner ebbe ragione di Wurzelbrut (6c+). Bärghäx (7a, 1996), Häxering (6c, 1998), e Tronco (7a, 2001) sono tutte state aperte in solitaria da Ochsner. Nel 1999, in giro con Felix Meier, ecco Optimist (7a+). Le vie più nuove si trovano al Mittaghiri. Tra queste Herbstzeitlose (7c), la più nota e anche la più impegnativa. È stata attrezzata nel 1996 da Chrigu Zwahlen e Stephan Siegrist. La sua prima percorrenza rotpunkt è da attribuire a Stephan Siegrist e Ines Papert nel 2007.

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