Aria sotto i piedi a Les Diablerets Il Drudy resuscitato

Sopra il villaggio di Les Diablerets (VD), il versante sudoccindentale del Sex Rouge ha visto rinascere nel 2010 un sentiero spettacolare. Scomparsa dalle carte nella seconda metà del XX secolo, questa variante di accesso al rifugio di Pierredar è davvero mozzafiato.

Assaporare il piacere di trovarsi a 2293 metri di quota davanti a un’appetitosa tazza di brodo e a una fetta di treccia al burro fatta in casa, seduti fuori dal rifugio di Pierredar. Approfittando del meritato riposo, lo sguardo deriva lontano, fino alle Tours d’Aï, che si stagliano all’orizzonte in questo pomeriggio d’agosto. Ai piedi della terrazza, i pendii scoscesi del Creux de Champ e le loro numerose cascate, che convergono più in basso a formare la Grande Eau. Proprio di fronte, pareti rocciose ed erti pendii erbosi si succedono formando terrazze vertiginose. In una di esse si distingue quello che potrebbe essere un sentiero scavato dal passaggio ripetuto dei camosci. È il nuovo sentiero del Drudy. Dimenticato il brodo, le forti immagini di questa sorprendente escursione sfilano nella mente.

 

Un sentiero spettacolare

Questa mattina, il pannello azzurro all’inizio del sentiero del Drudy indicava chiaramente la natura alpina dell’itinerario in programma. Non sono certo la dolce salita nel bosco ben ombreggiato di Mont, né le capre curiose dei pascoli di Lécheré a preparare l’escursionista a un cambiamento tanto radicale.

A sinistra, verso monte, il circo del Drudy è dominato dalle rocce imponenti della Marchande, 240 metri più in alto. Verso valle, la conca si apre come un gigantesco imbuto verso l’inizio del Creux de Champ, 600 metri più in basso. Alla svolta di una cengia che aggira la falesia, un panorama spettacolare si apre sul circo roccioso di Creux de Champ e le vette circostanti, tra cui quella delle Diablerets, della Tête Ronde e del Culan. Il sentiero nel fianco del pendio sembra essere sospeso a mezza altezza. Sono i «balconi» di Creux de Champ. A un certo punto della parete che il sentiero costeggia, un tavolo e una panca sono incastonati in una grotta. La loro comparsa strategica suggerisce uno spuntino. Con i piedi al margine del vuoto, lo sguardo è assorbito dall’imponente muraglia alpestre che gli si para davanti. Poi si continua il cammino, il passo sicuro nonostante l’ambiente caotico delle Pierres Noires sotto la parete sud-occidentale del Sex Rouge. Nel mezzo della pietraia, gli ometti sono sentinelle amichevoli dei pellegrini della montagna. Alziamo gli occhi verso i picchi frastagliati e policromi che torreggiano sul sentiero. Occorrerà ancora una buona dose di sforzi per raggiungere il ripiano di Pierredar e il rifugio omonimo.

 

Il restauro di un sentiero centenario

Il Drudy è conosciuto sin dall’inizio del XX secolo. Figura d’altronde sulle vecchie carte, tra al’altro in quelle pubblicate dall’Ufficio federale di topografia nel 1929. Durante la prima metà del secolo scorso, sulle scoscese pendici del Drudy pascolavano delle pecore. Già allora i montanari apprezzavano il fatto di poter raggiungere il rifugio di Pierredar lungo un sentiero diverso. L’ultima manutenzione ufficiale, eseguita da François Pichard, abitante della valle di Ormonts, risale al 1969.

L’idea di restaurare questo tracciato spettacolare frullava da parecchi anni nelle teste di Pierre-Alain Hoffer e Roland Garin. Le due guide della valle di Ormonts rimangono i principali motori di questo ambizioso progetto, concluso nel 2010. In totale sono occorse circa 300 ore di lavoro, con pale e picconi per minimizzare l’impatto sulla natura. Oggi, il Club de Pierredar, proprietario del rifugio, è responsabile della sua manutenzione.

 

Un prolungamento per le Dames Anglaises?

Dal terrazzo del rifugio di Pierredar si distingue un’altra novità: la via ferrata allestita nel 2010 a est del rifugio in sostituzione di quella vecchia, troppo esposta alle cadute di pietre dovute al ritiro del ghiacciaio. È facilmente individuabile grazie ai due piccoli picchi che attraversa, che formano delle sagome ben distinte e che la gente di qui chiama le «Dames Anglaises», le signore inglesi. L’itinerario segue una vena calcarea che emerge in un ambiente detritico. Negli ultimi 200 metri, il percorso porta sul filo di una cresta che offre una vista a precipizio sul ghiacciaio di Prapio. Un tempo, i montanari percorrevano questo stesso itinerario per raggiungere il rifugio di Pierredar partendo dalla vetta del Sex Rouge.

 

Diavoletti e pepite

La leggenda vuole che il ripiano di Pierredar fosse teatro di rumorosi caroselli nelle notti di luna piena: il circo di Creux de Champ sarebbe infatti la dimora dei Diablotin, sorta di diavoletti, e di altri demoni, che solevano danzare sull’orlo dei precipizi facendo talvolta precipitare i grossi massi di cui sono disseminati i pascoli. Conoscendone i nascondigli, avrebbero inoltre rubato al diavolo le sue pepite d’oro e i suoi rubini, di cui si servivano per attrarre i cacciatori di camosci troppo audaci, rendendoli vittime di una curiosità fatale. Questo spiegherebbe il rinvenimento occasionale di pepite d’oro nella Grande Eau, che scorre più in basso. Perché non soffermarvisi durante la discesa? Non però senza contemplare sulla destra le imponenti falesie del Drudy, pepite di tutt’altro genere, delle quali serberemo un ricordo immutabile.

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