«Auspichiamo un’ampia discussione sul cambiamento climatico» L’iniziativa per i ghiacciai

Se i delegati daranno luce verde, il comitato centrale del CAS intende sostenere l’iniziativa per i ghiacciai, che sta per essere lanciata in questi giorni. Nell’intervista, René Michel spiega perché il CAS deve impegnarsi in favore della tutela del clima.

Il comitato centrale del CAS intende sostenere l’iniziativa per i ghiacciai. Perché?

L’uomo è responsabile del rapido riscaldamento climatico e lo spazio alpino ne è toccato in modo particolarmente marcato. Perciò, il CAS e lo sport della montagna sono estremamente interessati dal cambiamento climatico. Le nostre zone escursionistiche si modificano, la sicurezza della neve si riduce e l’esercizio delle capanne diventa più difficile. I ghiacciai fondono, il permafrost si scioglie e le frane aumentano. Ma ovviamente, lo sport della montagna contribuisce anche alle emissioni di CO2.

È raro che il CAS sostenga delle iniziative. L’ultima volta, nel 1972, si è trattato della rete dei sentieri. Il CAS sta diventando politicamente più attivo?

Negli ultimi anni il CAS si è impegnato spesso in ambito politico, ad esempio per la tutela del paesaggio o in favore di limitazioni proporzionate in relazione al libero accesso alla natura. Molto lavoro è stato fatto dietro le quinte. Dal canto suo, un’iniziativa suscita maggiore attenzione, è un progetto faro. L’importanza della questione giustifica tuttavia il fatto che, per una volta anche noi ne sosteniamo una.

Il passo è però notevole anche contenutisticamente: con il tema della tutela del clima, il CAS entra in un territorio nuovo.

Il tema non è nuovo. Vi sono alcune sezioni molto favorevoli al clima in termini di mobilità. Due anni fa, inoltre, l’assemblea dei delegati ha approvato le direttive del CAS sull’ambiente e lo sviluppo territoriale con soli due voti contrari. In esse ci siamo espressi sul cambiamento climatico e abbiamo formulato delle idee in merito a come ci saremmo dovuti attivare.

Un simile impegno è conforme allo statuto del CAS?

Sì. Per il comitato centrale è assolutamente chiaro che lo statuto lo consente. Tuttavia, trattandosi di un progetto importante, intendiamo sottoporlo all’assemblea dei delegati. Con questo intendiamo stimolare la discussione nelle sezioni e ottenere la legittimazione da parte della base. Non vogliamo imporre alle sezioni qualcosa che non desiderano: questo lo abbiamo imparato nel passato. Il tema dell’elisci ha quasi spaccato il CAS in due.

Cosa ti attendi dalla base? Approverà il sostegno all’iniziativa per i ghiacciai?

Il CAS ha 150 000 soci. Alcuni ne saranno felici, altri no. Il lato buono di questa iniziativa è che propone solo l’obiettivo, non la via per conseguirlo. Trovarla spetterà alle diverse istituzioni, inclusa la nostra associazione. Se per la fine del XXI secolo vogliamo che rimanga ancora qualche residuo di ghiacciaio nelle Alpi, dobbiamo come minimo prendere sul serio gli obiettivi climatici di Parigi. E attualmente, la Svizzera non li sta prendendo molto sul serio. Quindi, non è senz’altro una cattiva cosa se un’associazione per lo sport della montagna dice la sua in quest’ambito.

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Il CAS ha 150 000 soci. 
Alcuni ne saranno felici, altri no.

Il comitato centrale deve tuttavia attendersi delle critiche. Qualcuno vede più volentieri il CAS come una pura associazione alpinistica, altri sosterranno che per il clima già si impegnano a sufficienza altre organizzazioni e partiti. Come si risponderà a queste obiezioni?

Per l’alpinista, le Alpi sono il luogo più importante. Io vado in montagna da 45 anni e vedo molto bene cosa è cambiato. Se in veste di associazione per lo sport della montagna intendiamo impegnarci per la tutela delle montagne, allora siamo tenuti ad affrontare questo problema. Un problema che dobbiamo risolvere in quanto società, ma gli alpinisti si possono impegnare in quanto componenti della società.

Hai menzionato le sezioni climafile. Sono tuttavia solo molto poche quelle che propongono ad esempio un programma escursionistico neutro rispetto al clima…

Quello che auspichiamo è che, in seno al CAS, il tema del cambiamento climatico e il comportamento dell’alpinista diventino oggetto di un’ampia discussione. Questo porterà altre sezioni a riflettere sul bilancio del CO2 dei loro programmi. Ma altre discussioni potrebbero nascere anche in relazione alle capanne, su cosa sia ancora possibile migliorare. Non è che oggi non si faccia nulla. Il CAS svolge un lavoro di sensibilizzazione e sostiene diversi progetti, come il Bus alpin o il bus della neve.

In ultima analisi, però, gli sportivi della montagna dovrebbero modificare il loro comportamento. È ancora legittimo partire in auto per una gita in montagna se il CAS persegue la riduzione del CO2?

Ritengo di sì. Dipende sempre dalla durata del soggiorno in montagna e dalla complessità della trasferta. Forse in futuro si compiranno più escursioni di più giorni, oppure si organizzeranno più trasferimenti in comune. Ma ci sono escursioni con gli sci i cui punti di partenza non sono facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Sarebbe settario imporre alla gente regole dettagliate. Le sezioni e i singoli alpinisti devono avere la possibilità di prendere responsabilmente le proprie decisioni. Noi del CAS non siamo necessariamente dei modelli, né dobbiamo realizzare tutto quanto subito. Siamo parte di quella società che deve muoversi nel suo complesso.

I promotori dell’iniziativa per i ghiacciai ritengono che gli obiettivi climatici possono essere raggiunti solo grazie a mezzi tecnici, rimuovendo il CO2 dall’atmosfera e stoccandolo da qualche parte. Il CAS potrebbe sostenere simili misure?

L’orizzonte temporale è il 2050. Oggi non sappiamo quali potranno essere le soluzioni. Il fatto di sostenerle dipenderà dalla forma che assumeranno in dettaglio. Ma anche il promovimento delle energie rinnovabili diventerà un argomento. Si tratta di un altro aspetto cruciale, poiché genera pressione sul paesaggio. E se il CAS sostiene l’iniziativa, potrà anche avere voce in capitolo. Perché il CAS non vuole che la pressione sulle zone IFP cresca.

Al CAS è stato chiesto non solo di sostenere l’iniziativa per i ghiacciai, ma anche la doppia iniziativa su biodiversità e paesaggio. Si tratta anche di tutela dell’IFP. Perché il CAS non sostiene questa iniziativa?

Questa iniziativa è purtroppo un conglomerato di tre temi. L’aspetto del paesaggio è per il CAS meritevole di sostegno. Così come troviamo necessario quello relativo alla biodiversità, ma sono gli strumenti a non corrispondere alle nostre idee. Per promuovere la biodiversità si intende mettere sotto protezione nuove vaste superfici. Noi temiamo delle limitazioni di accesso, che si oppongono al nostro concetto di libero accesso alla natura. Ecco perché non ci schieriamo.

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Un problema che dobbiamo risolvere in quanto società, ma gli alpinisti si possono 
impegnare in quanto 
componenti della società.

Tutela del clima a scapito del paesaggio: il CAS tiene conto di questo pericolo?

Non si può avere il lupo sazio e l’agnello intero – io, almeno, la penso così. Di questa o di quella diga potremmo forse ancora aver bisogno. I ghiacciai sono caratteristiche splendide di numerose zone IFP. Con la scomparsa del ghiaccio e dei nevai non diventeranno più belle, ma solo zone inospitali con un alto potenziale di ulteriori pericoli naturali. La protezione del clima è quindi anche protezione del paesaggio

E se l’assemblea dei delegati dovesse opporsi?

Ne prenderemo atto. In quel caso, sapremo che il CAS non intende esporsi in relazione alla politica climatica. Se dirà di sì, entreremo nel comitato di sostegno con un nostro rappresentante. Ma anche se la base dovesse rifiutare l’iniziativa, alcune sezioni potrebbero comunque trovare lo slancio per fare qualcosa.

Le iniziative

L’Associazione per la protezione del clima sta lanciando un’iniziativa in favore di un clima sano, chiamata dai suoi promotori anche iniziativa per i ghiacciai. La raccolta di firme inizia in questi giorni. Scopo dell’iniziativa è di ancorare la tutela del clima nella Costituzione per far sì che la Svizzera si attenga alla convenzione della conferenza sul clima di Parigi del 2015. L’accordo prevede di limitare il riscaldamento globale a un valore nettamente inferiore di due gradi rispetto al livello preindustriale. «In quest’ambito, la Svizzera non è sulla buona strada», sostiene l’Associazione nelle sue osservazioni sull’iniziativa. L’iniziativa non intende specificare esattamente come la Svizzera debba raggiungere i suoi obiettivi climatici. La Costituzione federale dovrebbe tuttavia prevedere che, a partire dal 2050, non si possano più immettere sul mercato svizzero combustibili fossili. Se le emissioni di gas a effetto serra continueranno ad aumentare da quel momento in poi, dovranno essere neutralizzate in modo permanente mediante pozzi di assorbimento sicuri. Ciò significa che i gas serra dovranno essere rimossi dall’atmosfera. Gli iniziativisti chiedono inoltre che entro il 2050 venga stabilito un percorso lineare minimo di riduzione delle emissioni ammissibili.

Già a fine marzo è per contro iniziata la raccolta delle firme per la doppia iniziativa biodiversità e paesaggio, lanciata dalle associazioni Pro Natura, BirdLife Svizzera, Heimatschutz e dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio. I suoi promotori mirano a concretizzare la tutela della biodiversità, del paesaggio e della cultura della costruzione a livello di Costituzione federale. Stando alle organizzazioni si tratta di un’azione necessaria a fronte degli innumerevoli tentativi di indebolire le leggi che regolano la protezione della natura e del paesaggio. Inoltre, la Svizzera sarebbe in ritardo nel confronto internazionale.

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