Avanti così, Club Alpino Solidale (CAS)

Nella vita vi sono delle cose che si fanno meglio assieme. Fondare un club alpino. Fare una gita in montagna. Oppure: mantenere in vita un museo. I musei sono sempre dei progetti comunitari. Ovviamente esistono peculiari musei collezione, che da uno hobby o una passione derivano un compito sociale, ma anche queste istituzioni cercano, e necessitano, un pubblico, qualcuno che si interessi a ciò che fanno, uno scambio, stima.

Da quando la scorsa estate l’Ufficio federale della cul­tura ha annunciato la decurtazione del 75% del soste­gno al Museo alpino svizzero, nel museo tutto è in qualche modo diverso. In seno al consiglio di fondazione e alla squadra, nessuno aveva mai considerato il caso peggiore. Perché, poi? Perché proprio la Confederazione, che negli ultimi cinque anni aveva partecipato attivamente alla ristrutturazione dell’istituto e al suo successo, avrebbe dovuto mettere in forse questo sviluppo? Perché lasciar cadere uno degli aspetti più importanti della Svizzera paese alpino, le Alpi, appunto? Perché i tagli dovevano colpire proprio l’istituzione che, con il suo orientamento al presente, è considerata come particolarmente innovativa?

Per le proteste non era fortunatamente rimasto il tempo – infatti la società si era intromessa e, con tutta chiarezza, aveva preso da subito le parti del suo Museo alpino. Giornaliste e giornalisti hanno scritto. Scienziate e scienziati hanno detto la loro, e lo stesso hanno fatto specialisti di associazioni museali nazionali ed esteri, attivisti ambientalisti e rappresentanti delle regioni di montagna, direttori turistici e montanari. E si sono impegnati presidenti delle sezioni del CAS, delegati alla cultura, collaboratori del segretariato, membri del comitato centrale, ma anche, e semplicemente, numerosi soci delle diverse sezioni nel paese intero. Al museo stia­mo vivendo un tale senso del «noi» che io stesso, dal mio ingresso nell’istituzione, sei anni fa, ancora non avevo conosciuto. Per questo, la solidarietà del Club Alpino merita un sentitissimo grazie. E volentieri estendo l’invito: cari soci del CAS, siamo in molti (ben 150 000), firmate la nostra petizione online in favore del Museo alpino. Nella rettungsaktion.alpinesmuseum.ch ogni voce conta. Mostriamo che la «S» nel nome del nostro Club Alpino può ancora significare qualcosa.

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