Blocchi a 3000 | Club Alpino Svizzero CAS

Blocchi a 3000 Scarpette e crash pad ai piedi del Monte Rosa

Bouldering a più di 3000 metri? È una realtà sulle rive del Grenzgletscher grazie all’iniziativa di alcuni appassionati. Amanti dei blocchi e alpinisti condividono ormai le cuccette della Monte-­Rosa-Hütte.

Liskamm, Castor, Pollux, Breithorn, Cervino… Ammantati di bianco, queste vette troneggiano maestose alle spalle della Monte-Rosa-Hütte e della sua argentea facciata. Di questo affascinante paesaggio, Guelham Zorzi e Théo Chappex approfittano seduti al sole tra uno sforzo e l’altro. Dopo qualche minuto di pausa, eccoli comunque di nuovo all’attacco. Qui, però, contrariamente a quanto l’ambiente potrebbe lasciar credere, non si vedono corde e piccozze, bensì crash pad e sacchetti di magnesite. Accompagnati dagli amici Lucien Reymondin e Martin Sprecher, Guelham e Theo sono saliti fino alla capanna Monte Rosa per praticare il bouldering… a quasi 3000 metri di quota! Un’idea di primo acchito balzana, che Theo desiderava concretizzare già da diversi anni.

Dal facile all’Fb 8a

«Durante le escursioni in alta montagna mi capita spesso di incontrare dei blocchi interessanti. E quando ho visto le possibilità offerte dai dintorni della Monte-Rosa-Hütte ho proposto ad alcuni amici di salire quassù qualche giorno solo per aprire delle linee», racconta il Vallesano. «La presenza a questa altitudine di arrampicatori con le loro scarpette e le ­crash pad è probabilmente una prima svizzera!» Tra le numerose rocce che sembrano tenersi in equilibrio sopra il Gorner­gletscher, gli arrampicatori hanno già aperto parecchie vie, principalmente di settimo grado. Le Hofmann (Fb 7c+) e Le Jo (Fb 7c) piaceranno ai più tecnici, mentre Boulder café (Fb 7b) e Marche thé (Fb 7a) saranno maggiormente apprezzate dagli amanti dei movimenti potenti. «C’è anche questo bellissimo Fb 8a che abbiamo battezzato Liskamm Nordwand in onore della mitica parete che si trova proprio alle sue spalle», spiega Théo. E anche se ancora non hanno un nome, alcune linee di quinto e sesto grado sono a disposizione degli arrampicatori debuttanti.

Attività supplementare

«Le vie sono davvero interessanti, ma è soprattutto l’ambiente incredibile che le circonda a valere la salita fin quassù», commenta Guelham, riferendosi alla marcia di accesso non esattamente agevole: per raggiungere la capanna occorrono infatti non meno di tre ore e mezza. «Con una crash pad da otto chili e del materiale sulle spalle, non si può dire che non ce la siamo sudata!» Una salita che non è passata inosservata agli occhi di gitanti e alpinisti: «Quelli che incontravamo pensavano che andassimo a fare del parapendio. Alcuni ci chiedevano a cosa servisse quel materasso portatile. Rispondevamo seri seri che andavamo a girare un film per adulti ad alta quota», ride Guelham mentre calza le sue scarpette. E se anche lui è rimasto stupito nel vedere degli arrampicatori arrivare lassù con il loro materiale, Peter Rubin, custode della Monte-Rosa-Hütte, pensa anche lui che i blocchi possano rappresentare un’attività supplementare attorno alla capanna. «L’ambiente e le possibilità sono ideali», assicura. E prosegue scherzando: «Fino a quando la gente arriva quassù con dei materassi per arrampicare e non per dormire, a me va bene!»

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