Blocchi a Plex Crash pad ai piedi delle Dents de Morcles

Rimasto a lungo anonimo, l’alpe di Plex, sopra Collonges, offre agli amanti dei blocchi un sito ideale che occorrerà preservare.

Già frequentato e sviluppato da un pugno di fan dei blocchi da una buona decina d’anni, il sito di Plex esce gradualmente da quell’anonimato che gli aveva sinora risparmiato ogni tipo di invasione. L’idea della possibilità di una guida è nel­l’aria, soprattutto in ragione dell’interesse dimostrato per questa pratica dalle autorità comunali di Collonges, la cui «Bourgeoisie» gestisce appunto l’alpe di Plex, dove si trovano i blocchi. Un incontro a tale proposito si è tenuto nel giugno 2010 sotto l’egida di Michel Tacchini, responsabile della corporazione. Le informazioni qui riassunte sono il frutto di un consenso tra gli arrampicatori più attivi nel sito e i rappresentanti del comune.

Un pascolo sospeso

Il ripiano di Plex si situa in territorio vallesano, sul versante meridionale, dirupato e soleggiato, delle Dents de Morcles. Sovrasta il villaggio di Collonges formando un balcone al di sopra della valle del Rodano, che in quel punto si restringe tra quelle imponenti sentinelle calcaree che sono le Dents du Midi a sud-ovest e le Dents de Morcles a nord.

Vi si accede lungo una strada sinuosa, il cui ultimo, vertiginoso tratto a picco per circa 800 metri sulla pianura sottostante è un capolavoro di genio civile in terreno precario: lo stretto nastro d’asfalto pare infatti sospeso tra cielo, roccia e terra. Si apre agilmente un passaggio tra barre rocciose e coni di detriti e – fragile – reca in numerosi punti le stimmate dei franamenti e di altri assalti di questa natura alpina in lento ma perpetuo movimento. Conferisce alla destinazione un che di esotico, evocando certe vertiginose strade andine o altre improbabili vie d’accesso scolpite dall’uomo in lontane montagne del globo.

La destinazione, dopo questi preliminari stradali che ci avranno nel frattempo sollecitato sia il sistema nervoso che quello meccanico, è un pascolo verdeggiante. Lassù, in contrasto con la verticalità imperante, ci si ritrova in uno scrigno verde appollaiato sopra la pianura il cui rumore si smorza, con una vista imprendibile sulle vette innevate dei massicci del Trient e del Monte Bianco. Vi sorgono una stalla e alcune baite, tra larici imponenti e qualche grosso masso dalle tinte calde, strappato alla fortezza che torreggia su questi prati, sopra i quali si è posato dopo una spettacolare serie di capriole.

Pionieri del XXI secolo

All’inizio degli anni 1990, un piccolo gruppo di arrampicatori locali feroci assalitori di sassi, tra cui Philippe Caron, alias «Kidet», Benoît Dorsaz, François «Peppone» Roduit e J.-P. Besse, partecipano a lavori acrobatici ripresi dalla Télévision suisse romande (l’attuale RTS) dalle parti dell’Au d’Arbignon. Si trattava di stabilizzare con l’esplosivo una falesia traballante sotto la supervisione di Olivier Besson, il geologo della banda. Tra una seduta e l’altra di questo lavoro rischioso fanno una deviazione a Plex, intuendovi la presenza di possibili gioielli per «blocchisti», ma non spingono oltre l’esplorazione. Benoît, ritenendo dal canto suo il luogo promettente, vi porta mio fratello Fred per una passeggiata, destinata anch’essa a rimanere contemplativa.

Bisognerà attendere il XXI secolo perché alcuni sfegatati armati di spazzole e crash pad, 15 anni fa ancora ben poco di moda, passino dalla contemplazione all’azione. È in effetti con la primavera 2005 che un’esplorazione più sistematica e lo sviluppo del sito hanno inizio. Un pugno di arrampicatrici e arrampicatori, tra cui gli attivissimi e appassionatissimi Fred Moix e Pedro, poi Anne e Reto Hartmann e ancora Lucien e Sophie Reymondin, si associano a questo slancio spontaneo. E numerosi sono coloro che, in seguito, contribuiranno al fiorire del bouldering a Plex. Tra questi vanno citati Johann e Angelo Clément, grandi amanti di high balls che, con la benedizione del servizio forestale locale, hanno ripulito il settore «Parking», sino ad allora frequentato unicamente dagli amanti dei terreni d’avventura in miniatura.

Tra i pionieri si disegnano due tendenze, a volte all’origine di intensi dibattiti etici, che vedranno alla fine emergere un modus vivendi: i partigiani della conservazione del carattere «roots» dei passaggi, con un minimo di pulizia e nessuna marcatura, si affiancano agli arrampicatori più inclini a gestire gli itinerari e renderli il più «safe» ed espliciti possibile. Questo si traduce in passaggi lasciati nel loro stato originale da un canto e altri, spazzolati e ripuliti dalle scaglie staccate, dall’altro. Taluni sono marcati con una piccola freccia bianca, altri no. Ma queste considerazioni non sono appannaggio della scena dell’arrampicata di Plex, e fanno parte del processo di sviluppo di buona parte dei nuovi siti.

Dal «raso terra» agli high ball

Questa intensa attività ha dato origine a una grande quantità di passaggi di livelli e inclinazioni variate, in uno stile prevalentemente atletico su piccole liste piuttosto «rompidita». Si passa in effetti dal modesto blocco «raso terra» allo high ball tosto, alto cinque o sei metri, passando per qualche traversata, tetti e flipper più o meno delicati. Sebbene ad­dolcito da una generosa copertura vegetale, il lato caotico di questo ammasso detritico rende inoltre praticamente in­dispensabile l’uso delle crash pad e impone un’attenta vigilanza.

Reto Hartmann e sua moglie Anne, che hanno ampiamente contribuito allo sviluppo del sito dedicandogli praticamente ogni loro vacanza sino dal 2005, vi contano parecchie decine di passaggi dal 4 all’8b, come pure numerosi progetti.

Questi ultimi sono suddivisi tra le rocce di diversi piccoli settori, per la gran parte annidati nel bellissimo e ripido bosco che ricopre il pascolo, ed emergono dai loro abiti di muschio come funghi negli anelli delle streghe alla svolta dei numerosi piccoli sentieri appositamente preparati.

Quest’aura da foresta incantata fa del luogo una meta ugualmente attrattiva per i più piccoli, che subiscono la passione dei genitori-arrampicatori che li costringono a seguirli nella loro ricerca del blocco migliore. È così che una sessione di bouldering a Plex può essere allietata – per non dire trasformata – in una partita a nascondino.

L’articolo nel suo contesto

Questo articolo è stato scritto nel 2011. All’epoca, la sua pubblicazione era stata sospesa su richiesta delle autorità comunali di Collonges, all’origine della quale c’era il timore, peraltro legittimo, di un’eccessiva frequentazione di questo fragile sito a seguito di troppa pubblicità. Sei anni più tardi, il sito di Plex ha perso il suo statuto di «secret spot». Ne sono testimoni le numerose menzioni in Internet e nelle reti sociali. Ripreso dal suo cassetto, l’articolo ci deve ricordare quanto sia importante preservare quel patrimonio naturale che costituisce anche il nostro terreno di gioco.

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