Con gli sci invece dei chiodi | Club Alpino Svizzero CAS

Con gli sci invece dei chiodi Gita sul confine nel Rätikon orientale

Sulzfluh e Grosser Drusenturm sono nomi ben noti a chi arrampica. Le loro vette, però, si possono raggiungere anche con gli sci. Chi ci prova sarà ricompensato da un’atmosfera alpina e da discese mozzafiato.

Il respiro si fa pesante, il polso martellante. Nonostante la temperatura sotto zero, il sudore ci imperla la fronte. Con gli sci sullo zaino superiamo il passaggio chiave della salita alla Sulzfluh, un canalone di neve da 40 gradi che dà accesso al Gemschtobel. Quando lo si ha alle spalle, si può riprendere a salire con gli sci ai piedi. Ben presto, la luce del sole inonda le imponenti pareti calcaree alla nostra destra e il calore comincia a farsi sentire. Sorprendentemente, dal suo versante nord-occidentale la vetta rocciosa della Sulzfluh si lascia raggiungere con gli sci senza alcun problema.

Di imponente non c’è solo la croce di vetta, ma anche il panorama: una distesa di vallate, creste e cime. A ovest, lo sguardo rimane sospeso sulle Drei Türme, che da questa prospettiva si fondono in un unico obelisco roccioso. E non meno impressione suscita dal lato opposto la fuga di pareti della Schijenflue, il cui diedro occidentale è stato ritenuto a lungo una delle vie d’arrampicata più impegnative delle Alpi. Anche nel versante sud della Sulzfluh corrono delle classiche, che tuttavia oggi non figurano più in cima alla lista dei desideri degli arrampicatori sportivi. Ecco allora che l’alto tasso di frequentazione estiva è assicurato da una via ferrata.

Dalla Sulzfluh, una ripida discesa transfrontaliera porta attraverso Im Rachen alla Lindauer Hütte, nel Montafon. Oggi rinunciamo però volutamente a questa leccornia: infatti, la nostra intenzione è di pernottare nella Carschinahütte e di calcare la neve austriaca solo il giorno successivo.

Torri selvagge e un biglietto di visita di pietra

È l’alba. Il paesaggio è simile a un gigante addormentato. Lungo una traccia gelata, dalla Carschinafurgga attraversiamo in direzione della Drusator. Le parole sono poche, ognuno segue i propri pensieri. La parete sud della Grosser Drusenturm è stata a lungo una delle destinazioni predilette dagli arrampicatori del Rätikon. Con la Burgerweg, nel 1933 venne molto probabilmente aperta la prima via di grado 7 in assoluto. La nostra meta non è tuttavia l’inquietante parete sud, bensì il più dolce versante orientale della torre. Per raggiungere questo tetto a una falda, dalla Drusator occorre accedere al versante austriaco e, conversione dopo conversione, guadagnare il dislivello del ripido pendio dello Sporentobel. Decisamente sconsigliabile, se la situazione delle valanghe non è più che favorevole.

Una volta in vetta alla Grosser Drusenturm vale la pena di lasciar vagare lo sguardo, anche se il tempo stringe e il richiamo della lungamente agognata discesa è forte. Il tempo non è più altrettanto splendido del giorno precedente, e le cime e le creste più lontane si perdono in una foschia azzurrina. Le Drei Türme appartengono all’allungato massiccio montano della Drusenfluh, la cui prima ascensione è accompagnata da un aneddoto: sembra infatti che Christian Zudrell, la guida di Montafon che per primo ne raggiunse la vetta nel 1870, vi avesse scolpito il proprio «biglietto di visita»: un atto pionieristico che fu messo in dubbio – almeno fino a quando i secondi raggiunsero la cima per trovarvi le iniziali di Zudrell incise nella pietra. Al loro ritorno gli spedirono una cartolina con la semplice dicitura «CZ 70». Il conquistatore rispose a stretto giro di posta in maniera altrettanto concisa: «Congratulazioni per la Drusenfluh» – e fu così riabilitato. E siccome quel biglietto di visita pativa sempre più l’effetto delle intemperie, nel 1995 una guida alpina lo portò a valle, e oggi è esposto nella Lindauer Hütte.

«Un altro po’ ci sta ancora»

Curva su curva ci allineiamo nella discesa lungo il selvaggio Sporentobel, una delle gole più impressionanti di tutto il Rätikon. Alla Sporaturm abbiamo l’imbarazzo della scelta: o giù a destra, direttamente verso la Lindauer Hütte, oppure con la medesima destinazione, ma con un ampio arco a sinistra per il ripido versante nord nella Öfatal, lungo la Gams­freiheit. Il ritorno diretto nella Prettigovia attraverso la Drusator costituirebbe un peccato di negligenza. Optiamo per la seconda variante, e nei pendii più in ombra troviamo neve polverosa e luccicante. Dopo una sosta alla Lindauer Hütte proseguiamo nella lunga discesa della Gauer Tal fino a Tschagguns. Arrivandoci per tempo, prima di proseguire con il bus fino a Gargellen è imperativa una sosta al Löwen con «Kaiserschmarren mit Zwetschgenröster». Ma con un occhio all’orologio. Il piatto è preparato fresco fresco, e l’ostessa è molto loquace. «Un altro po’ ci sta ancora», commenta il nostro primo tentativo di pagare il conto, e serve il supplemento.

Quando due ore e mezza più tardi togliamo le pelli dagli sci sul St. Antönier Joch, il sole è già basso. «Österreich» è scritto in grandi lettere sul pannello metallico. Noi stiamo per far ritorno in Svizzera. Tuttavia, prima che il cerchio si chiuda abbiamo diritto ancora a un supplemento: la discesa lungo la Alpeltitälli fino a St. Antönien. Una discesa che fa sommare il dislivello sceso in questa giornata dell’escursione a circa 3300 metri. E anche se mentre affrontiamo la prima curva sentiamo le cose in fiamme… «un altro po’ ci sta ancora»!

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