Far West al confine meridionale Attorno al Monte Leone sulle tracce degli spalloni

Regione di frontiera e per secoli insidiosa terra di contrabbandieri: una via discosta e poco percorsa conduce con grandiosi panorami attorno al Monte Leone.

È come se imboccassimo un sentiero segreto, quando in una dorata giornata autunnale ci incamminiamo per dare un’occhiata dietro il Monte Leone. La via alta del Sempione è frequentata pochissimo, ed è poco più che una sottile traccia attraverso i versanti erbosi disseminati di rocce della rampa meridionale. Dall’altra parte della valle luccicano i ghiacciai di Fletschhorn, Lagginhorn e Weissmies. Giù in fondo si indovina il traffico della strada del passo, ma una luminosa cintura di larici trattiene il rumore dei motori. All’Alpjer­bidi – il pianoro degli alpigiani – lo sguardo sul baratro spalancato smentisce la minimizzante denominazione precipitando per mille metri fin dentro la gola di Gondo. Toglie il fiato. Ma non siamo ancora al capolinea. Agilmente, un viottolo si intrufola nella spaccatura verso la conca valliva dell’Alpje, situata un paio di centinaia di metri sopra la gola di Gondo.

Inseguimenti con guardie di confine

Nella località di Egga, solo due asini lasciano supporre una presenza umana. Un’impegnativa controsalita ci porta sul tratto successivo di via alta e ci apre la vista sull’Italia. Sull’orizzonte meridionale si ergono le vette del parco nazionale di Val Grande. Solo la carta indica che, all’Alpe Vallescia, i nostri piedi già calcano il suolo italiano.

Un tempo, non poche bande di contrabbandieri si sono spinte fin quassù per aggirare la dogana di Gondo, con sul groppone carichi fino a 40 chili. C’era addirittura chi parlava di «selvaggio West al confine meridionale».

Oltre il Passo dei Gialit si nasconde una valle d’alta quota fiancheggiata da pareti rocciose. Ben fuori dal mondo appare l’alpe Le Balmelle. Il percorso rimane affascinante quando dall’alpe Vallè, situato più in basso, si lascia la via principale per imboccare il temerario «Sentiero dei Scinc». Infine si raggiungono i piedi del Monte Leone e ci si meraviglia di come la sua imponente parete est precipiti nei boschi di larici dell’Alpe Veglia. Nessuna strada arriva quassù, con l’eccezione di un’accidentata strada agricola utilizzabile esclusivamente da contadini e locandieri. Ora, nel tardo autunno, l’ampia piana alluvionale con il suo alpeggio e le sue storiche locande è lasciata a se stessa. Solo il locale invernale del Rifugio Città di Arona offre un riparo. Qui si potrebbero trascorrere intere giornate a scoprire le bellezze naturali. Le Marmitte dei Giganti, come sono chiamate le pozze del Rio Cianciavero, il Lago Bianco, nelle cui acque chiare si specchia la piramide del Monte Leone, o la sorgente minerale del Rio Mottiscia, la cui preziosa acqua vinse addirittura una medaglia d’oro all’esposizione nazionale di Torino del 1884. Ma la portata della fonte ferruginosa era troppo debole per uno sfruttamento commerciale.

Da posto di confine a capanna CAS

Questo angolo di paradiso terrestre ha rischiato di affondare in un lago artificiale – non fosse stato per la massiccia opposizione della popolazione e per una perizia geologica, che in considerazione del sostrato poroso evidenziava un pericolo per la sottostante galleria del Sempione. E, nel 1978, ne è nato il primo parco naturale del Piemonte. Dodici anni dopo si aggiungeva l’Alpe Devero e nel 1990 le due zone furono riunite nel Parco Veglia Devero.

La via più difficile per uscire da quell’incanto porta, per ghiaccio vivo ricoperto di detriti morenici e gradini rocciosi, alla Bocchetta d’Aurona, o Chaltwasserpass. Qui il punto di vista cambia, e il roccioso Monte Leone diventa improvvisamente una colata di ghiaccio. Per raggiungere il Wasenalp, i contrabbandieri di sigarette degli anni 1970 avevano scelto la Forca d’Aurona – o Furggubäumlicke – perché allora alla Bocchetta d’Aurona sorgeva una baracca delle guardie di confine. Nell’estate del 1988, l’edificio divenne proprietà della sezione CAS Sommartel e rinominato Monte-Leone-Hütte. Una posizione da sogno sotto il versante glaciale con la Punta Terrarossa o Wasenhorn come sentinella.

Lentamente, un fronte perturbato si insinua da sud. Le nuvole si rovesciano come un’onda sul passo del Sempione. Per un breve momento, il cielo sopra il Weisshorn si accende di un rosso ardente.

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