Granito a blocchi nei Balcani | Club Alpino Svizzero CAS

Granito a blocchi nei Balcani Un sito macedone fresco fresco a Prilep

Un centinaio di chilometri a sud di Skopje, in questi ultimi anni immensi blocchi di granito sono usciti dall’oblio grazie all’impulso di alcuni blocchisti sloveni che hanno fatto proseliti. Alla scoperta di un sito imprescindibile.

Ho letto il nome di Prilep per la prima volta in L’usage du monde, di Nicolas Bouvier. Non mi stanco mai di leggere questo racconto di viaggio e di iniziazione, apprezzando ogni volta la fluidità di una scrittura scolpita e trovandovi un percorso di vita, un modo di avvicinarsi all’ignoto con umiltà e leggerezza. E quando l’amico Arnaud Petit mi mostra un filmato di blocchi a Prilep, ecco che il progetto di un viaggio si traccia in pochi minuti. Partire sulle tracce di Bouvier per incontrare un paese sconosciuto e un nuovo sito di arrampicata: ecco cosa mi incanta!

Non senza Hristo, figlio di Prilep

A Prilep abbiamo appuntamento con Hristo Belakaposki, un cinquantino appassionato di arrampicata. Da tre anni, assieme a degli amici, organizza incontri che hanno permesso agli arrampicatori locali di conoscerne altri provenienti dalla Slovenia, dall’Austria e dalla Francia. Hristo è nato a Prilep e ne conosce i dintorni come nessun altro. Ha cominciato ad arrampicarsi sulle rocce del luogo alle fine degli anni Settanta, nelle fenditure. Oggi è felicissimo di incontrare arrampicatori stranieri e di far loro conoscere la Macedonia, il paese della sua infanzia.

Come in un film di Kusturica

Ma in realtà, dove si trova la Macedonia? Questo piccolo pae­se condivide i propri confini con la Grecia, l’Albania, il Kosovo, la Serbia e la Bulgaria. A due ore da Skopje, la capitale, Prilep, nota per la coltivazione del tabacco, è una cittadina di 70 000 anime sorta all’inizio della lunga pianura di Pelagonia, tra colline da cui affiorano belle formazioni granitiche in forma di creste modellate da una lunga storia. Vi si trovano commoventi vestigia di antiche città, risalenti a oltre 500 anni prima di Cristo. A dominare la città, la collina di Markoviculi, con la sua grande croce in stile Eiffel e i resti di una fortificazione medievale. Rannicchiato ai suoi piedi, è possibile visitare un antico monastero ortodosso abitato da alcune suore. La tormentata storia dei Balcani non rende sempre facile la coabitazione tra la popolazione musulmana e quella dei cristiani ortodossi. Ciò nonostante, bellissime sonorità orientali inondano il mercato che ogni mattino anima il cuore della città.

L’atmosfera richiama quelle dei film di Kusturica. I macedoni sono allegri, musicali e festaioli. Di giorno, caffè e sale da tè non sono mai vuoti. Ci si trova tra amici o in famiglia per sorseggiare una birra, un tè o una rakia, per festeggiare un anniversario o giocare a carte degustando enormi gelati, baklava gocciolanti o torte alla crema ornate di gelatine variopinte. Nella piazza principale, l’animazione dei caffè raggiunge il culmine verso le dieci di sera. Le atmosfere disco hanno ormai sostituito i violini di un tempo. Tacchi vertiginosi, gonnelline minimaliste e trucchi abbaglianti sui volti incipriati, le belle vestite a festa scintillano nell’azzurro dei neon.

Sloveni sul granito macedone

Sono stati dei boulderist slolveni che per primi hanno percepito l’incredibile potenziale del luogo. Nonostante la buona dozzina d’ore di macchina dalla Slovenia, comprendiamo rapidamente il loro entusiasmo. Le grosse bocce dorate delle colline di Prilep offrono un’arrampicata piuttosto fisica su tacchette e alveoli negli strapiombi, qualche pezzo d’antologia e dei ristabilimenti che lasciano dei ricordi. Questo sito in pieno sviluppo ha tutte le caratteristiche per diventare rapidamente popolare – senza contare le possibilità, che sembrano infinite e limitate soltanto da un granito dalle scaglie qua e là fragili.

A Markoviculi, il settore che domina il nord della città, la densità dei passaggi non è molto importante, ma un blocco più grande attira immediatamente lo sguardo. Alto quasi dieci metri, scolpito di alveoli superbi, offre alcuni passaggi splendidi e accessibili. Solo la sua altezza può frenare la voglia di scalarlo.

Ma i settori più interessanti di Prilep sono situati a qualche chilometro di distanza, sulla lunga collina di Kamena Baba, a nord-est della città.

Macedonia airlines e altre aperture

Alla ricerca del blocco dei suoi sogni, a Kamena Baba ognuno ritrova il bambino che ha in sé. Assieme ai quattro giovani sloveni super motivati che già da qualche giorno percorrono la collina, percorriamo alcune classiche prima di provare nuovi passaggi. Quale privilegio, scoprire e pulire autentiche perle! Di livello 5, 6 o 7, i passaggi sono di qualità e i blocchi di ogni dimensione. Highballs per i più temerari e piccoli blocchi ben scolpiti e senza ristabilimenti che faranno la gioia dei più giovani. Nel livello 8, per il momento, c’è meno di una decina di blocchi. Ma anche qui, le possibilità sono numerose.

Uno di noi, Fabien Marchand, individua una magnifica prua in un masso solitario, sulla sinistra del sentiero che porta a Balvanija. Dopo dei vigorosi colpi di spazzola e un test delle scaglie sulla corda, sale senza paura questo blocco più impressionante che estremo. È nata Macedonia airlines, una magnifica 7a+.

Alcuni giorni dopo ci avventuriamo nel versante orientale della collina, dietro Kamena Baba. Sembra che qui non abbia mai arrampicato nessuno, e troviamo dei passaggi di grande bellezza con una bella vista sul lago. Aperture a quattro stelle che richiedono un po’ di pulizia. Riscaldarsi aprendo i propri passaggi: un autentico lusso! Dopo una 5+, una 6a, poi una 6b seguita da una bella 7a su tacchette, Fabien mette gli occhi su un grosso masso a strapiombo. Diventerà Djolé forever, una 7a+ piuttosto fisica e un filo alta. A una trentina di metri, un muro da antologia in 6c, El muro de los locos, vede la luce assieme a Gladiator, una 7b sul lato opposto. Più sotto, proprio prima della frattura del pianoro, Fabien persiste aprendo un 7c in un bel pannello rovesciato con lancio e bel ristabilimento. Qui lasceremo in attesa altri progetti, blocchi magnifici e non necessariamente estremi che attendono solo il passaggio di nuovi arrampicatori.

Una vita a due velocità

Il luogo è campestre. Dalle creste, all’orizzonte si abbrac-ciano le cime innevate. Ai nostri piedi i tetti in tegole rosse della città di Prilep. I campi di tabacco sono ancora assopiti. Le pecore pascolano tranquillamente tra i massi, e una moltitudine di anemoni colorati abbelliscono i prati. Nei boschi cedui si incontrano ancora le pacifiche tartarughe che da noi sono completamente scomparse. La sera, i carretti dei rom carichi di legna imboccano le piste sterrate per raggiungere i villaggi che fumano nel grembo delle vallate.

Si percepisce un ritmo di vita a due velocità. Durante i fine settimana, a Skopje affluiscono grossi fuoristrada, mentre la maggior parte della popolazione, con una disoccupazione al 30 percento, spesso non sa come sbarcare il lunario. I pochi anni di speranza che hanno seguito la caduta del comunismo sono stati decisamente brevi, e la crisi attuale rende le cose ancora più difficili.

Hristo Belakaposki è insegnante di ginnastica, e la sua famiglia vive del salario di Tatiana, che è ingegnere. Lontani da essere tra i più sfavoriti, curano tuttavia il loro piccolo vigneto, alcune arnie e un orticello per alimentare il quotidiano. Tatiana ama passeggiare sulle montagne e cogliere il ginepro e altre erbe medicinali. La loro vita è semplice e fortemente legata alla natura e alla religione.

Nicolas Bouvier aveva lasciato Prilep per la Grecia, per poi proseguire ancora verso l’Oriente. Noi siamo semplicemente tornati a Occidente, un po’ a malincuore, ma con la testa piena di bei ricordi nei quali si mischiano gli affreschi e l’incenso delle cappelle, la bella camminata fino al monastero di Tresckavec, i dolci gocciolanti al miele e alle noci offerti da un monaco nel villaggio fantasma di Manastir, le baklava di Ohrid e l’atmosfera turca di Skopje. Senza dimenticare le ore passate a percorrere le colline macedoni alla ricerca di un graal di granito che sonnecchia sotto una coltre di licheni.

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