Il Lemano visto da sud Un’ispezione al margine della Svizzera

All’estremità occidentale del Vallese ecco la poco frequentata Tête de Lanchenaire. Raggiungerla rappresenta quasi un obiettivo in sé.

Chi mai lo conosce, il Lanchenaire? Senz’altro gli autoctoni, e anche gli appassionati escursionisti della regione. Per gli altri confederati, pure esperti del paese, è del tutto sconosciuto. Ora eccomi qua, in cima a questa montagna per nulla appariscente. E vedo ciò che non ho mai visto prima. Il lago Lemano da sud, con tutta la sua riviera viticola. Lontano, a ovest, Ginevra. In mezzo, vette e vallate. La topografia mi insegna che appartengono alle Alpi savoiarde e hanno nomi come Val d’Abondance o Roc d’Enfer – «Sasso dell’inferno». Qui le montagne non sono molto alte. La Tête de Lanchenaire raggiunge i 2347 metri. Ciò nonostante, lo sguardo precipita: 1800 metri su tre, quattro chilometri, fino alle rive del Lemano.

Il Lanchenaire è una montagna di confine, raggiungibile soprattutto dal versante svizzero. Questo significa che da Vou-vry, nel profondo Basso Vallese, si sale tortuosamente con l’autopostale fino al capolinea, in un parcheggio dietro il nucleo di Le Flon. Il momento migliore per farlo è verso la fine della stagione invernale, quando dalle pendici meridionali sotto i 1500 metri la neve si è già ritirata. Questo perché l’accesso al mondo escursionistico invernale attorno alla Tête de Lanchenaire si chiama Col de Taney, ed è piuttosto ripido. Questo vale anche per la stradina che lo raggiunge.

Pendii ripidi, passaggi stretti

Un’atmosfera primaverile ci accoglie procedendo lungo il percorso. Ecco il Lac de Taney, famoso anche a causa di Nicole Niquille, prima donna guida alpina svizzera, che qui, nel 1994, raccogliendo funghi, fu colpita da una pietra e condannata da allora alla sedia a rotelle. Aveva gestito per 14 anni un piccolo albergo. Il lago di montagna allungato viene pittorescamente messo in scena dal sole, che ora è già un po’ più alto. Ed ecco i pannelli con la scritta «Pericolo di valanghe». Infatti, qui le cose non sono diverse dal resto del Vallese: i versanti sono ripidi, i passaggi stretti. Su quei pendii si allenava con piccozza e ramponi la giovane Nicole Niquille assieme al suo compagno di allora, Erhard Loretan. Alcuni erano pericolosi come ogni canalone. È perciò un bene se la neve si è già rappresa e i pendii a rischio si sono già scaricati. Allora, il resto della salita, che lungo una strada d’alpeggio innevata, con un piccolo tunnel e attraverso una strettoia, porta su fino all’altopiano della Montagne de Loz si trasforma in piacere.

Vallate sconosciute

E proprio questo altopiano vale da sé il viaggio. Inserito in una corona di belle montagne innevate, con una sella che fa vagare lo sguardo in vallate sconosciute, ma soprattutto immerso in tanta quiete. L’Alpage de Loz è sepolto dalla neve.

Qui non c’è ressa di sportivi della neve: la salita è troppo lunga, e per molti troppo poco pagante. Ma può essere pagante compiere grandi o piccoli giri con le racchette o gli sci da escursionismo, percepire la solitudine e il legame con la natura. Oppure, in un terreno interessante e variato, salire appunto fino alla Tête de Lanchenaire – lassù, dove un mondo finisce e un altro inizia.

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