Il Pays-d’Enhaut nel cuore dell’inverno Polverosa a L’Etivaz

Quando i pascoli si vestono di bianco, la regione di L’Etivaz accoglie gli sciatori. Una prova che il potenziale di questa piccola vallata non si limita al suo celebre formaggio.

Oggi la sommità del Tarent non avrà il piacere della nostra visita. Esposta ai capricci di Eolo, l’ultima parte della salita si rivela più traditrice del previsto e ci fa temere il peggio. E i resti delle valanghe spontanee osservati più in basso invitano anch’essi alla prudenza. Per raggiungere infine la dorsale della cima dovremmo solo proseguire ancora un po’ la traversata verso est, ma la decisione è presa: si farà dietro front. Protetta fin qui dal vento, la conca settentrionale ci ha riservato una polverosa da sogno, e la prospettiva della discesa già ci dà l’acquolina in bocca. I volti si rilassano. Dobbiamo solo lasciarci scivolare in questa neve leggera lungo più di 1000 metri di dislivello, scegliendo i pendii sicuri per raggiungere infine L’Etivaz.

Polverosa all’ombra del Tarent

Come spesso accade quando l’inverno non si mostra troppo avaro, le Prealpi vodesi beneficiano di un buon innevamento. Grazie all’effetto di sbarramento, le perturbazioni provenienti da nord scaricano sulla regione quei fiocchi che sono talvolta carenti nel Vallese centrale. La salita al Tarent, la vetta più alta delle Prealpi vodesi, conosce allora un’affluenza decisamente all’altezza della bellezza dello sci che riserva. Le condizioni nivologiche incidono senz’altro sulla frequentabilità dei luoghi, ma l’esposizione generale conserva a lungo la neve polverosa. A meno che ci si metta la bise e saboti in poche ore il manto bianco. Assieme alla Para e alla Tête à Josué, il Tarent è una di quelle cime che godono il favore degli amanti del bel sciare che partono da L’Etivaz. Lasciarci la propria traccia è considerato un colpo di fortuna, tanto è bramato. Deve probabilmente una parte del suo successo alla configurazione del terreno che porta alla sommità, fatto di pendii che rasentano la continuità e accrescono così il piacere della discesa.

Primavera precoce alla Brecaca

Volendo essere precisi, la regione non è molto conosciuta dagli amanti dello sci primaverile, il che si spiega in parte con l’altitudine moderata delle sue cime. I dintorni di L’Etivaz celano tuttavia un piccolo tesoro in tal senso sul versante meridionale del Gummfluh. Mentre eravamo rinchiusi nel frigorifero della conca nord del Tarent, quelle pendici soleggiate avevano risvegliato la nostra curiosità. La carta consultata al rientro rivelerà un itinerario lungo i fianchi della Brecaca. La pendenza dei declivi permette di godere di condizioni primaverili già presto nella stagione. In dicembre, gennaio e febbraio, gli amanti della neve polverosa apprezzano ampiamente i pendii a nord, ma quando le condizioni si mostrano sfavorevoli – per esempio con neve cartonata – vale la pena di optare per i pendii ripidi bene esposti al sole. Si approfitta così di un apprezzato calore e di uno sci primaverile anticipato.

Una bella sconosciuta poco corteggiata

La Brecaca si rivela stranamente poco frequentata. Le classiche della regione sembrano attirare la maggior parte degli sciatori, e nel cuore dell’inverno lo sci primaverile fa meno adepti. Risalendo il ripido versante che domina l’alpeggio del Gros Jable si evita di scivolare in questi lunghi pendii inclinati portando gli sci sullo zaino. Lo sguardo si posa sulla Para e il Tarent, così vicini. Qualche vetta dei massicci del Monte Bianco e dello Chablais si erge al di sopra di questo primo piano. A nord, la catena del Giura mostra le sue creste innevate. Raggiunto il punto culminante, il bastione calcareo della Gummfluh appare più vicino che mai.

Ma ben presto, l’azione prende il posto della contemplazione. Le prime curve strette permettono di acquisire confidenza con questi pendii inclinati a 40 gradi. Neve appena rinvenuta, manto liscio, condizioni da sogno. Una parentesi primaverile molto apprezzata nel cuore dell’inverno.

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