La sezione non può ricorrere

Il Tribunale federale rigetta un ricorso contro le zone di tranquillità di ­Zinal e Nendaz: le organizzazioni dello sport della montagna non sarebbero legittimate a ricorrere.

A Nendaz e Zinal, delle zone di tranquillità per la fauna selvatica vincolanti dovevano bloccare alcune affermate discese da freeride. Contro questa situazione, un’alleanza dello sport della montagna formata dall’Associazione delle guide, dalla sezione CAS Monte Rosa e da singole persone aveva interposto ricorso al Tribunale federale. L’intervento era sostenuto anche dell’Associazione centrale del CAS ( vedi «Le Alpi» 02/2015). A fine febbraio, la Corte suprema ha rigettato il ricorso per vizio di forma. Il motivo: nessuno dei ricorrenti sarebbe legittimato a ricorrere.

Le persone per le quali la montagna rappresenta uno hobby appaiono in una situazione particolarmente difficile. E le guide, che hanno anche un interesse economico, dovrebbero dimostrare in maniera concreta le perdite che le zone di tranquillità causerebbero loro. «È praticamente impossibile, se il Tribunale sostiene che vaste regioni delle Alpi continuano a essere liberamente accessibili e le possono sostituire senza problemi», commenta Pierre-André Veuthey, vicepresidente della sezione CAS Monte Rosa e autore del ricorso. Attualmente, tutto dipende dalla buona volontà dell’autorità.

Va comunque detto che, in Vallese, si è già tenuta una tavola rotonda con i rappresentanti degli sport della montagna e le autorità cantonali. «Per il futuro è nostra intenzione procedere a scambi più intensi e regolari con il cantone e dar vita a un partenariato», afferma François Dufour, presidente della sezione Monte Rosa.

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