L’osservatore invisibile

Era una bella giornata di quell’estate incredibilmente calda del 2003. Ero sul Sefinafurgga e mi ero appena seduto su un sasso, quando dallo zaino uscì un suono: il «Natel», come allora veniva chiamato. Dall’altra parte, una persona della quale avevo urgente bisogno per un articolo per la rivista. Estraggo carta e penna dalla tasca ed eccomi lì, sopra il mio sasso, a condurre l’intervista. Dieci minuti dopo, la storia era in tasca. E io mi sentii terribilmente moderno. La mia compagna non fu dello stesso parere: per una volta che ci troviamo in montagna – disse – ecco che non si ha più neppure un momento di tempo per sé.

A 13 anni di distanza, quella storia appare quasi nostalgica. Il Natel ha lasciato il posto allo smartphone, che quasi tutto può. Almeno così mi sembra, da quando provo autonomamente le diverse app di tracciamento. Il computer che mi porto in tasca sa ormai tutto di me. Quanta acqua e quanti carboidrati assumo. Quanti passi faccio in una giornata. Quanto è stata veloce la mia discesa. Quanti soldi ho speso e come ho dormito dopo l’escursione. Sulla vetta mi registro in «Peakfinder», che tanto funziona anche offline, e in seguito potrò postare l’attestato digitale della vetta in Facebook. Esattamente come le foto in Instagram: tutto quanto tradisce dove mi trovassi in qualsiasi momento.

Per la scienza, l’autorilevamento in montagna è una benedizione. Ad esempio, un gruppo di ricercatori americani ha cominciato ad analizzare i dati GPS degli sci­escursionisti per scoprire quindi, mediante un questionario, come prendessero le loro decisioni (spesso sbagliate) sul terreno. Il «fattore umano», da sempre la grande incognita nel campo della prevenzione contro le valanghe, diventa per la prima volta calcolabile (vedi pagina 45). Questo potrebbe salvare delle vite.

Proprio come Facebook e Instagram, come ha scoperto nell’ambito di un esteso sondaggio una ricercatrice norvegese: la costante condivisione di immagini e filmati motiverebbe infatti la gente a praticare più sport e uscire più spesso all’aria aperta (vedi pagina 58).

Progressi ovunque, quindi. Ciò nonostante, sono contento che il mio piccolo test autonomo con le app sia finito. E di potermi rimettere in marcia senza osservatori invisibili. Ma sarà vero? In realtà ho appena dato un’occhiata al mio numero di passi. Così, tanto per sapere ...

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