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Nella terra dei Maya Vulcani e sciamani in Guatemala

Negli ultimi anni, la cultura dei Maya è diventata tema di discussione a causa del suo calendario. Il Guatemala è la patria di molti discendenti dei Maya. Il suo altopiano ospita un’affascinante cultura e propone paesaggi mozzafiato, costantemente mutati da diversi vulcani attivi.

Non lontano da Città del Guatemala, una delle più belle città coloniali dell’America centrale fa l’occhiolino ai visitatori: Antigua. Tuttavia, alcuni non ci vengono per le chiese sfarzose, le facciate variopinte o i portali ad arco eretti un po’ ovunque durante la Conquista spagnola. No, loro sono attratti da ciò che attornia Antigua, sul grandioso sfondo dei vulcani Agua, Fuego e Pacaya. Quest’ultimo è uno tra i vulcani più attivi al mondo. Situato un po’ a sud di Città del Guatemala, nel corso degli ultimi anni ha prodotto eruzioni sempre più spettacolari. Quando il Pacaya erutta dall’alto dei suoi 2560 metri nessun versante viene risparmiato, e quantità di detriti si accumulano sulle sue pendici. La sua ascensione suona come un’avventura, ed è considerata un «must» nell’ambito di ogni viaggio nella terra dei Maya.

 

Da Antigua a San Francisco de Sales

Il mio progetto fotografico «Il testamento dei Maya» mi fa percorrere l’America centrale durante due mesi. Quando arrivo ad Antigua, non vedo l’ora di scalare il Pacaya. Ciò nonostante, a esercitare il proprio fascino è innanzitutto la città con il suo charme – per i vacanzieri un meraviglioso angolo di mondo. L’importanza del turismo per la città non è da sottovalutare: a ogni svolta ecco un’offerta di escursioni sul vulcano attivo, mezza giornata già a partire dai dieci dollari. Sfruttando un pomeriggio si può sperare di trovarsi davanti all’obiettivo un bel tramonto dalla vetta del vulcano.

Alle 14 un minibus carica i partecipanti davanti all’albergo. Jim, un giovane britannico, compie il viaggio attraverso una regione magnifica sfogliando nervosamente la sua guida. Probabilmente ha sentito raccontare di aggressioni agli autobus turistici, e ne ha paura. In effetti, in Guatemala, la povertà e quindi il tasso di criminalità sono piuttosto alti, ma i tempi in cui i gruppi di turisti venivano rapinati nelle escursioni sul Pacaya dovrebbero ormai appartenere al passato.

 

La prima crosta lavica

Dopo un’ora e mezza di viaggio eccoci a San Francisco de Sales, dove ha inizio l’escursione di circa due ore. Maria, la guida, ha 27 anni e lavora da sei anni come guida di montagna. Spiega che la corrente di lava cambia continuamente, e che quindi, per motivi di sicurezza, quando raggiungono una crosta lavica i gruppi devono rimanere uniti. Maria aggiunge ad ogni modo che, negli ultimi giorni, il Pacaya ha mostrato il suo volto più tranquillo, e non sono da temere importanti eruzioni. La salita inizia con un ampio sentiero attraverso un piccolo bosco, poi il terreno diventa improvvisamente nero e friabile: pietra vulcanica. Ciò nonostante, l’itinerario è facile e potrebbe essere percorso praticamente da chiunque. Dopo una novantina di minuti, Maria agita eccitata i bastoni e indica una crosta lavica delle dimensioni di una pizza. Espressioni deluse. Tutto qui? Maria nota l’atmosfera avvilita, ma evita l’adulazione: «A volte si vede molto di più, altre è deludente e meno spettacolare, come oggi», ammette in tutta sincerità. Quattro ore più tardi sono seduto in un bar di Antigua. Decido di trascorrere i prossimi giorni compiendo altre escursioni nei dintorni. Il tempo è splendido e il paesaggio grandioso mi fa in qualche modo dimenticare l’irritante vulcano.

 

Pollo arrosto alla lava

Solo due settimane dopo, sul vulcano sono comparse delle nuove croste laviche. In breve rieccomi in viaggio per San Francisco de Sales, dove cerco una guida privata poiché intendo compiere l’escursione in santa pace e il mattino presto. Juan Gimenez ha 50 anni. Si parte il mattino successivo. Alle tre: buio pesto, temperatura 10 gradi, nebbia fitta.

Per i Maya, le montagne erano la dimora degli dei. Salire su di esse era un rituale religioso. Dopo due ore di salita, il cielo diventa improvvisamente rosso fuoco: è la nebbia, che riflette i torrenti di lava in movimento. E allora, dietro una roccia, a solo una decina di metri, eccola: una gigantesca crosta lavica, lunga 100 metri e larga fino a cinque. Il calore è difficile da sopportare. La cassa dell’apparecchio fotografico sembra incandescente, senza guanti non c’è nulla da fare. La cinepresa dice addio dopo 15 minuti – per fortuna non definitivamente. Il sole dovrebbe sorgere da un istante all’altro. La nebbia è sempre ancora fitta e, quando la lava la inonda di luce, appare come un’aura. Si fa più chiaro, la nebbia inizia a diradarsi. Sempre più dettagli diventano visibili.

 

Istanti eterni

Il vento rinforza, e entro pochi secondi spariscono gli ultimi brandelli di nebbia e le nuvole. La vista sui vulcani Fuego e Agua, che si ergono maestosi dietro la colata di lava, è mozzafiato.

Pochi minuti dopo, ecco il sole, che inonda il vulcano di una luce morbida. Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Che immagine, che sensazione! A un metro dalla lava, e nonostante il vento alle spalle, il calore è enorme. Quando la direzione del vento cambia per un istante, diventa insopportabile. Solo un balzo di fianco salva dalla corrente d’aria incandescente. Tuttavia, la lava ha anche il suo lato positivo. A mezzogiorno, Juan tira fuori dal suo zaino pollo arrosto e tortilla: sulle pietre rese bollenti dalla lava sono subito caldi.

 

Laghi vulcanici

Il lago Atitlán è un’altra attrattiva del Guatemala. Si estende su un altopiano, circondato dai vulcani Toliman, San Pedro e Atitlán. Si è formato millenni or sono in seguito all’esplosione di un vulcano. Oggi, sulle sue rive vivono i discendenti dei Maya, con i loro costumi variopinti. Sono riservati: 36 anni di guerra civile hanno lasciato le loro tracce. Più di 220 000 di loro vi hanno perso la vita. Dal 1996 regna la pace.

Nei pressi di Quetzaltenango troviamo il lago vulcanico sacro ai Maya: la Laguna Chicabal. Ogni anno, a maggio, qui si celebra la cosmologia Maya, con numerose cerimonie presiedute da sacerdoti Maya. Da Quetzaltenango, il lago si raggiunge in taxi, con un’ora e mezza di viaggio attraverso l’altopiano fino a San Martin Chile Verde. A una viuzza laterale, però, la macchina si ferma. La strada attraversa una regione boscosa. Qui si incontrano numerosi pellegrini. Dopo un paio d’ore ecco una ripida salita che porta a un punto panoramico. La nebbia si dirada e offre la laguna allo sguardo. Un ripido sentiero porta giù. Una volta in basso, all’occhio si presenta un’immagine stupefacente: parecchie centinaia di persone si sono radunate attorno al lago. Cantano e compiono dei rituali fumosi. Ovunque sulle rive sono stati disposti fiori coloratissimi. I Maya credono che il lago celi una porta per l’universo, e che attraverso preghiere e rituali possano entrare in contatto con i loro antenati. La cerimonia ha luogo ogni anno in maggio. Come turista scatto le foto cercando di non dare nell’occhio. Uno sciamano mi segnala che non ha nulla in contrario. E per un’intera giornata, ho la fortuna di documentare con il mio apparecchio le celebrazioni.

Esposizioni e proiezioni

Il fotografo austriaco Martin Engelmann (41) compirà in marzo una tournée nella Svizzera tedesca con il suo servizio dal vivo «Das Vermächtnis der Maya» (Il testamento dei Maya). www.explora.ch

Niente fine del mondo

È andata bene un’altra volta, verrebbe da dire. Il 21 o il 23 dicembre 2012 avremmo dovuto assistere alla fine del mondo. Per la prima volta dal 3114 a.C., in questa data si ripete il valore numerico del giorno di inizio del cosiddetto ciclo di 13 Baktun del Lungo computo (13.0.0.0.0). Questo, secondo lo schema del calendario Maya, avviene ogni 1 872 000 giorni (circa 5128 anni). I Maya correlavano queste date a eventi mistico-dinastici, ripresi dai teorici della fine del mondo. In un articolo della rivista Science si parla ad ogni modo del ritrovamento di un calendario del secolo IX nelle rovine della fortezza Maya di Xultun, in Guatemala, il più antico sinora rinvenuto. Il commento del responsabile dello studio: «Gli antichi Maya hanno predetto che il mondo sarebbe andato avanti, e che dopo 7000 anni le cose sarebbero andate esattamente come oggi.»

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