Quando la finalità dell’alpinismo si riduce allo spettacolo

A proposito della copertina de «Le Alpi» 12/2017

La copertina de «Le Alpi» di dicembre è spettacolare. Purtroppo, però, guardandola ho l’impressione che, di questi tempi, lo scopo dell’alpinismo sia troppo spesso lo spettacolo, la messinscena: ingaggiare un fotografo per valorizzare degli exploit, per immortalare dei primati. Prendiamo le fotografie di arrampicata su roccia! Vengono spesso pubblicate a rovescio per accrescere la sensazione di vuoto, di strapiombo. Se poi le si guarda capovolgendo la pagina, ecco apparire la banalità della situazione. Leggendo la didascalia di quell’immagine di copertina constato che, dietro la cascata di ghiaccio, erano stati posati dei cavi e tutto un sistema di illuminazione. È davvero necessario per il piacere della scalata? E vi si scopre anche le due persone coinvolte in quella foto sono entrambe decedute in montagna. La loro morte non ha alcuna relazione con la fotografia, ma si capisce che gli alpinisti che non smettono di spingere fino all’assurdo lo spettacolo e gli exploit finiscono per bruciarsi le ali. Belle fotografie, ma una sfaccettatura triste dell’alpinismo!

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