Quanto è pericoloso l’alpinismo?

Secondo molti alpinisti, i viaggi di andata e ritorno sono più pericolosi. Le nuove cifre danno loro ragione. Con l’eccezione delle escursioni in alta quota.

Con i rapporti dei media sugli infortuni in montagna, presso l’opinione pubblica il giudizio è solitamente univoco: l’alpinismo è rischioso, ed esporsi ai pericoli della montagna è insensato e irresponsabile. Dal canto loro, gli alpinisti vedono ovviamente le cose in modo del tutto diverso, e argomentano affermando che i trasferimenti di andata e ritorno rappresentano la parte più pericolosa di una gita in montagna. Ma chi ha ragione? È poi davvero possibile paragonare tra loro in relazione a rischi e pericoli due attività tanto diverse?

Se si intende confrontarsi a queste domande occorre innanzitutto chiarire la differenza tra i concetti di «pericolo» e «rischio». Con ogni attività che esercitiamo, ci esponiamo a dei pericoli che sono insiti nell’ambiente in cui essa si svolge. Nell’alpinismo, a seconda del tipo dell’escursione, questo riguarda il terreno e i pericoli naturali ad esso connessi. Nel traffico stradale va invece tenuto conto dello stato delle vie di traffico e del tipo di movimento (pedoni, ciclisti, automobilisti).

Rischio statistico...

I rischi, dal canto loro, dipendono molto di più dal nostro approccio ai pericoli. I frequentatori della montagna che prestano scarsa attenzione al tempo e alle condizioni e si mettono in cammino con competenze insufficienti corrono un rischio notevolmente maggiore rispetto a coloro che si preparano al meglio e rispondono alle esigenze dell’escursione. Lo stesso vale anche nel traffico: chi non adegua la velocità alle condizioni, oppure da pedone o da ciclista non rispetta i semafori nel traffico urbano, si espone a maggiori rischi di incidente che chi rispetta le regole. Se l’intenzione è quella di paragonare le cifre infortunistiche di attività diverse, questi «rischi individuali» non fanno al caso nostro.

Il paragone diventa possibile solo se si considera il «rischio statistico», che risulta dal numero di infortuni conosciuto e dalla stima del numero di persone che esercitano le attività interessate. Nel nostro caso, occorre quindi stimare quante persone intraprendono un’escursione in montagna e quante tra queste cadono vittime di un incidente (vedi riquadro).

Da tutto questo si ricavano ordini di grandezza confrontabili, come quelli rappresentati nel grafico. Considerando i rischi delle diverse attività, si osserva come, in fondo, gli alpinisti non abbiano tutti i torti: i viaggi di andata e ritorno in automobile comportano più rischi delle escursioni in montagna e con gli sci o dell’arrampicata. Un rischio maggiore si evidenzia solo nelle escursioni in alta quota, e andrebbe essenzialmente ascritto ai fattori specifici del terreno di questo genere di itinerari: pericolo di cadute, minori possibilità di assicurarsi rispetto all’arrampicata, pericoli naturali più diffusi.

... e sicurezza individuale

Degno di nota è il fatto che, nel corso degli ultimi 30 anni,1 sia lo sport della montagna, sia il traffico, sono diventati sempre più sicuri.

Nell’alpinismo, a contribuire a una sempre maggiore sicurezza nonostante la sempre crescente popolarità sono la formazione e l’informazione costantemente migliorate, l’assicurazione delle vie, l’equipaggiamento, le possibilità di allarme (telefoni mobili) e il soccorso professionale. Nel traffico, a rendere sempre più sicuro dal punto di vista statistico il settore sono soprattutto l’obbligo di allacciare le cinture, i limiti di velocità e l’equipaggiamento dei veicoli.

In conclusione, tanto nell’alpinismo quanto nel traffico stradale, la sicurezza individuale non è in fin dei conti definita esclusivamente dal «rischio statistico», bensì dal comportamento personale. In altre parole: quali alpinisti, se tutto quanto non ci sta in un giorno sarebbe preferibile per una volta rinunciare o fare dietro front. E l’escursione può apparentemente essere resa ancora più sicura se, per i trasferimenti di andata e ritorno, si rinunciasse per quanto possibile all’automobile in favore dei mezzi pubblici.

A proposito delle cifre

L’elaborazione dei dati proposta in questo articolo fa riferimento al numero conosciuto di incidenti mortali e a una stima del numero di persone che esercitano le corrispondenti attività. Le cifre utilizzate in relazione agli sport della montagna si basano sull’indagine dell’Associazione svizzera dello sport (ASS) del 1984 e dell’Ufficio federale dello sport (UFSPO) del 2008. Pure considerati sono l’evoluzione del numero di soci del CAS e il sondaggio condotto presso questi ultimi nel 2011. Per quanto concerne gli adepti delle discipline della montagna si è tenuto conto esclusivamente delle cifre relative alla popolazione nazionale, poiché non esistono stime affidabili sugli stranieri. Neppure si è considerata la durata dell’esposizione (numero di giorni di escursione) perché anche in quest’ambito non vi sono dati utilizzabili e paragonabili. Le cifre relative al traffico si basano sull’Enciclopedia statistica della Svizzera (Ufficio federale di statistica). Lettura: numero di incidenti mortali per ogni 100 000 praticanti l’attività corrispondente (media su 10 anni).

Feedback