Scorza dura, cuore morbido | Club Alpino Svizzero CAS

Scorza dura, cuore morbido Scarponi da sciescursionismo al banco di prova

A cosa si prestano gli scarponi da sciescursionismo oggi disponibili? In un esteso test di laboratorio e sul campo, assieme all’Università tecnica di Monaco la piattaforma indipendente Outdoor Content Hub ha confrontato sette modelli attuali. «Le Alpi» mostra quali di essi convincono in salita e quali altri in discesa.

Gli scarponi da sciescursionismo: negli ultimi anni, nessun altro segmento dello sci ha conosciuto più innovazioni. I prodotti sono diventati più leggeri e versatili, e in questo contesto, in stretta collaborazione con la cattedra di attrezzature e materiali sportivi dell’Università tecnica di Monaco (TUM), Outdoor Content Hub ha sviluppato un esteso test pratico e di laboratorio, nell’ambito del quale hanno conosciuto il banco di prova sette modelli rilevanti per il mercato. La selezione copre tre categorie, e quindi i più importanti campi di applicazione delle calzature da escursione e da freeride (vedi riquadro). Le transizioni tra le categorie sono talvolta fluide: modelli come il Dynafit Hoji o il Salomon S/Lab MTN sono adatti sia al freeride che allo sciescursionismo classico, mentre lo Scarpa F1 e il Fischer Travers CC gettano un ponte tra lo scialpinismo agonistico e quello classico. L’obiettivo del test di Outdoor Content Hub non era quello contrapporre i singoli modelli, bensì di caratterizzarli individualmente con la maggiore precisione possibile, così da permettere all’escursionista di compiere una scelta ben ponderata e il più accurata possibile.

Aspetti individuali: la forma del piede

L’aspetto più importante, come per ogni altra calzatura, è la calzata. La regola empirica vuole che più la forma di base di gambetto, scafo e scarpetta interna si adattano alla forma del piede, migliore sarà il comportamento della scarpa sulla neve. Il fatto che la calzata e la comodità continuino a essere un argomento fastidioso per lo sciatore ha anche a che vedere con un fatto estremamente semplice: per natura, il piede umano non è fatto per sciare. La sua «costruzione» è molto flessibile, e quindi perfetta per i movimenti dinamici, come la corsa o la camminata su fondi morbidi. Sciando, tuttavia, il piede lavora in modo piuttosto statico, si può muovere pochissimo ed è sottoposto a pressioni elevate – con conseguenze avvertibili: tensioni, punti di pressione e sfregamento.

Eccoci al punto: la calzata

La verifica delle suole interne delle scarpe testate ha rivelato come i plantari standard fossero generalmente piuttosto sottili e instabili. Una carenza fondamentale, dalla quale risultano molti problemi di calzata. Nella maggior parte dei casi si raccomanda perciò di sostituirli con una soletta stabile e adattata individualmente. Essenziale per la calzata è la buona tenuta del tallone. Altrimenti si rischiano vesciche, sfregamenti e punti di pressione. E diventa più difficile controllare con precisione gli sci. La zona delle dita dovrà per contro offrire spazio sufficiente per poterle muovere un po’. Questo consente una guida sensibile degli sci e una buona circolazione sanguigna. Le dita dei piedi rimangono calde più a lungo. Anche la posizione dell’articolazione del gambetto ha un’influenza essenziale sulla calzata e le prestazioni, e dovrebbe coincidere con quella della caviglia.

Flex e rigidità

Ben pochi altri aspetti dello scarpone da sciescursionismo sono oggetto di accese discussioni della rigidità, il cosiddetto flex. Si intende con questo la risposta dello scarpone alla pressione esercitata in discesa dalla gamba sul gambetto. Più quest’ultimo e lo scafo sono rigidi, più diretta e rapida è la trasmissione degli impulsi di comando dal piede allo sci. Tuttavia, se lo scarpone è troppo rigido l’articolazione tibio-tarsale non può essere flessa nel controllo della curva. Importante ai fini della sciata e della sicurezza è una certa progressività del flex, vale a dire una resistenza crescente in funzione dell’aumento dell’angolo di flessione. Inizialmente, lo scarpone dovrebbe flettere con poco sforzo, in modo da facilitare la flessione dell’articolazione tibio-tarsale e quindi l’avvio della curva. Per poi poter controllare quest’ultima con precisione, è necessario un indurimento che segua l’aumento dell’angolo di avanzamento. Questo requisito di progressività è soddisfatto da tutti i modelli del test. La rigidità sufficiente del flex rappresenta anche un fattore di sicurezza per l’articolazione tibio-tarsale e i legamenti, tendini e muscoli a essa connessi. La durezza della calzatura dovrebbe essere adattata al peso corporeo, alla forza e alla sciata. Altrettanto importante è il ponderato adattamento di scarponi, attacchi e sci.

Indice di elasticità – nessun chiaro aiuto all’acquisto

I valori del flex comunicati dai fabbricanti delle calzature non sono paragonabili. Lo dimostrano anche i risultati dei test di laboratorio. E variano anche con le temperature. Per questa ragione, i test del flex degli sette modelli sono stati eseguiti in ambiente climatizzato: con 23°C si è simulata la temperatura in negozio, con +5°C quella primaverile in montagna, mentre le condizioni invernali con un’ulteriore verifica a –10°C. I valori rilevati al banco di prova hanno trovato conferma anche nelle prove pratiche sulla neve al ghiacciaio del Piztal. In tutti i modelli di scarpone si osserva chiaramente come il comportamento del flex cambi con la temperatura: più freddo significa maggiore rigidità. Quanto la verifica del flex in negozio possa rivelarsi fuorviante lo dimostra l’esempio dei due modelli K2 Mindbender, quello da freetouring e quello da freeride, che a +23°C risultavano i più morbidi del test. Ma si sono induriti enormemente con temperature più basse, rivelandosi i più rigidi in condizioni fredde.

Libertà di movimento in salita

Oltre alla flessibilità in discesa, un altro aspetto importante ai fini della valutazione degli scarponi da sciescursionismo e freeride è la mobilità del gambetto nella salita. Mentre in discesa questo rimane bloccato da un apposito meccanismo per fornire supporto, in modalità di marcia la sua buona mobilità longitudinale è un requisito necessario, possibilmente con una resistenza minima. Si parla di rotazione del gambetto. Questa libertà di movimento assume un ruolo decisivo soprattutto nelle escursioni alpine, dove occorre affrontare lunghi passaggi su roccia o addirittura in arrampicata, ma anche nella marcia con i ramponi. I modelli leggeri, come il Fischer Travers CC, offrono una migliore rotazione del gambetto rispetto a quelli da freetouring. Tuttavia, il test pratico ha mostrato come, per le esigenze standard, così come per la marcia in salita con pendenze da pianeggianti a mediamente ripide, la mobilità del gambetto dei modelli allround e da freetouring sia sufficiente. Il buon funzionamento della rotazione del gambetto dipende non da ultimo dal fatto che le fibbie siano sganciate o allacciate. Fa qui eccezione il Dynafit Hoji Pro, che grazie a un meccanismo di chiusura particolare consente un’ottima rotazione del gambetto anche con le fibbie completamente chiuse.

Comfort termico: troppa umidità, troppo freddo

Capita a volte che le gite con gli sci facciano sudare le proverbiali sette camicie. Anche ai piedi. Una volta che lo scarpone è umido, il piede si raffredda rapidamente, soprattutto nelle pause o ad alta quota, dove la temperatura esterna è bassa. Ma proprio come la calzata, anche la sensibilità termica è altamente individuale. Anche in questo caso, però, i test di laboratorio hanno offerto risultati preziosi, che riconducono le discussioni spesso accese sui piedi freddi a una base altrettanto freddamente calcolabile e comparabile. Al centro dei test di comfort climatico c’erano lo studio delle capacità isolanti dello scarpone, così come i tempi di assorbimento dell’umidità e asciugatura delle scarpette interne.

Sempre asciutti? Non proprio!

Il fattore dell’asciugatura si rivela importante soprattutto nelle gite di più giorni e quando le calzature vengono utilizzate per periodi prolungati. Nei test, l’asciugatura è stata verificata a una temperatura ambiente di 22°C. Le scarpette interne con elevato assorbimento di umidità non erano completamente asciutte neppure dopo 12 ore e, per poter essere riutilizzate il giorno successivo, hanno dovuto essere Sottoposte a temperature maggiori o a ventilazione calda (asciugascarpe). Proprio gli sciescursionisti che hanno regolarmente problemi di freddo ai piedi dovrebbero prestare particolare attenzione agli aspetti dell’isolamento e della gestione dell’umidità. Chi avesse problemi frequenti con i piedi freddi o con i rigori del clima può installare successivamente degli appositi riscaldamenti. Un ruolo è svolto anche qui dal tipo di utilizzazione. Nelle escursioni lunghe con pause o in quelle di più giorni, la qualità dell’isolamento e della gestione dell’umidità è più importante che non nelle gite brevi o in pista, con un’unica salita e una discesa immediatamente successiva, come ad esempio dopo il lavoro.

In conclusione

È un fatto: calzata, prestazioni in salita e discesa e comodità degli scarponi da sciescursionismo sono influenzate da un’enormità di fattori. Le calzature da escursione e freeride sottoposte al test sono sufficientemente stabili e proteggono bene dalle lesioni all’articolazione tibio-tarsale dovute a forze troppo elevate, come potrebbero invece sopravvenire con calzature molto morbide. Le caratteristiche relative al flex sono decisamente diverse a seconda del campo di utilizzo, dipendono dallo sciatore e dalla forma del piede, ma rispondono ampiamente alle esigenze dei vari utilizzi. Riguardo al clima del piede, per tutti i modelli c’è ancora un ampio margine di miglioramento, che non sarà tuttavia facile realizzare. Il motivo sta nel fatto che tutte le costruzioni attuali si basano su scafi in materiali sintetici, che rappresentano una barriera allo scarico dell’umidità. Gli scarponi superleggeri con le prestazioni in discesa di una calzatura sportiva da freeride non esistono. E, in considerazione dello stato attuale della tecnica, non ce ne saranno neppure in un prossimo futuro. Per contro, i modelli più leggeri offrono maggiore libertà di movimento e fanno risparmiare le forze in salita. Al pari di quella delle altre componenti dell’attrezzatura da sciescursionismo, la scelta dello scarpone è e rimane un compromesso.

La chiave per delle gite con gli sci serene rimane sempre la calzata dello scarpone. A fronte di una selezione ponderata in funzione dell’utilizzo e della categoria, la migliore calzatura da sciescursionismo rimane quella che si adatta meglio. Al tempo stesso, si dovrebbero sempre tenere presenti le possibilità di adattamenti individuali. Per gli scarponi, le opportunità di prova sulla neve prima dell’acquisto sono molto meno comuni che non per gli sci. Se se ne presentasse una, varrebbe la pena di approfittarne, anche solo per farsi un’idea delle differenze e delle preferenze personali.

{f:if(condition: label, then: label, else: header} Le tre categorie

Categoria 1 – freetouring/freeride:K2 Mindbender 130, Fischer Ranger Free

Categoria 2 – sciescursionismo allround: Dynafit Hoji Pro Tour, Scarpa Maestrale, Salomon S/Lab MTN

Categoria 3 – speed touring/alta montagna light: Fischer Travers CC, Scarpa F1

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