Sulle placche rosse Lo Jägihorn sulle orme di Christoph Blum

Per l’alpinista, lo Jägihorn è un terreno d’avventura. Apritori come Christoph Blum o Daniel Chervet lo hanno domato senza snaturarne troppo l’eccellente granito. Le loro vie fanno oggi ancora appello all’intuizione degli scala­tori.

Christoph Blumnon ha mai posato un chiodo a perforazione in tutta la sua lunga carriera. «Non so neppure come si fa», scherzava. «E poi, dato che allora eravamo studenti, non avevamo i soldi per comprare quel genere di materiale. Ce ne tornavamo con tutto quello che avevamo utilizzato.» Il suo livello in arrampicata permette anche di meglio comprendere il suo approccio: «Non ero granché come rocciatore. Ero a mio agio nel 5, talvolta si arrampicava anche un 6a. Per contro, leggevo bene la roccia, il che ci evitava guai.»

Grande conoscitore delle Alpi bernesi, e più particolarmente della zona oggi classificata nel patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nella regione dell’Aletsch, fu redattore dell’edizione 1994 della guida del CAS Berner Alpen 3. Secondo una tradizione di allora, la redazione delle opere relative a quella zona competeva alla sezione Berna del CAS. Nell’intento di sfruttare al massimo possibile il potenziale escursionistico dei luoghi, pur non riuscendo a coprirli integralmente le sue ricognizioni si spinsero molto lontano: «Rimanevano talmente tante possibilità!...» Oggi ancora, il 69enne medico in pensione percorre le montagne alla ricerca di itinerari da scoprire. Il Ticino sembra essere un nuovo eldorado per questo apritore modesto, che non sa neppure quante vie portino la sua firma: «150, forse?»

Per alpinisti dall’appetito robusto

Nel luglio 1981 è con Paul Nigg, uno dei suoi fedeli compagni, alla Baltschiederklause. Il lunghissimo accesso alla capanna (1900 metri di dislivello lungo 12 km da Eggerberg) li spinge a far rendere al massimo il lungo percorso. Durante il loro soggiorno percorrono con successo la cresta sud-est del Bietschhorn, aprono una via nella parete sud del Lötschentaler Breithorn e altre due nel versante sud-est dello Jägihorn sotto il P. 3151. Attraverso l’ultimo corre lungo una cresta la via normale per lo Jägihorn, aperta nel 1924 da Daniel Chervet e Willy Richardet, che rimane a tutt’oggi una delle grandi classiche della Baltschiedertal. Oggi piuttosto facile, la via inizia proprio dietro la capanna e conduce alla vetta lungo una cresta di eccellente granito. La guida indica quattro ore di salita: forse un po’ breve per gli alpinisti dall’appetito robusto. Ma le vie aperte nel 1981 da Christoph Blum e Paul Nigg, che inizialmente seguono una linea un po’ più ripida e difficile, permettono di prolungare il piacere di due o tre ore.

Un terreno praticamente vergine

Nella guida del 1994, una di queste porta il numero 368, ed è denominata Über die Roten Platten (Sulle placche rosse). L’accesso, in parte comune a quella del P. 3151, porta ai piedi di una parete piuttosto larga. I punti di riferimento sono pochi. Occorre quindi lanciarsi senza avere alcuna certezza di seguire effettivamente la linea dei primi scalatori. O forse se ne sta aprendo una nuova senza saperlo? Nessuna traccia lungo l’intero preambolo. Un terreno lasciato praticamente vergine per tutti i ripetitori. Un regalo, in realtà. Difficoltà annunciata: 4+. Lottando in un passaggio tosto, difficile da assicurare, vien da chiedersi se non si è sbagliato strada. «Leggevo bene la roccia, il che ci evitava guai…», diceva Christoph Blum. Le nuove generazioni di scalatori, abituate ai terreni asettici e disseminati di spit, incontrerebbero senz’altro maggiori difficoltà. Ma che scalata! Granito perfetto, solitudine garantita, atmosfera magica. Tutti ingredienti che fanno sicuramente sognare ben più di un alpinista.

Alla vetta lungo la cresta

La cresta sud-est dello Jägihorn rappresenta la logica consecutio di questa magnifica introduzione. Aprendo questa via nel 1924, Daniel Chervet firmava una delle sue realizzazioni più belle. Attivo negli anni Venti con numerose aperture (versante nord-ovest del Breitlauihorn, versante nord del Lauterbrunner Breithorn, traversata dei Marchzähne nei Gastlosen), fu uno scalatore di talento del Club alpino accademico di Berna. Con la cresta sud-orientale dello Jägihorn ha regalato agli amanti delle belle vie rocciose un autentico piccolo gioiello. I rari chiodi a perforazione che oggi punteggiano la via non ne snaturano troppo il carattere, ed e quasi possibile seguirne il filo aereo immaginando di essere tornati negli anni Venti…

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