Troll, fjell e fiordi Escursioni con gli sci nelle Lyngsalpene

Con gli sci dal mare a vette spettacolari, discese in neve profonda con vista su fiordi scintillanti: le Alpi di Lyngen, nel nord della Norvegia, sono impressionanti, ma la penisola ha ben altro da offrire.

Alf Fagerborg prende la testa e la parte posteriore del gambero tra due dita, preme la corazza al centro, la tira da entrambe le parti con un movimento rotatorio e la getta in mare. «Preso questa mattina e già cotto nell’acqua sul peschereccio», dice, e mi allunga la carne del crostaceo. Una leccornia.

«In realtà ho costruito la lodge per i pescatori dilettanti», racconta Fagerborg indicando un graticcio in legno per l’essiccazione dei pesci accanto al pontile. «Da un paio d’anni, però, gli alloggi sono spesso occupati anche d’inverno e in primavera. Si tratta soprattutto di fotografi dell’aurora boreale, freerider e sciescursionisti che nella stagione fredda si perdono in questa regione discosta.» Effettivamente, qui a Koppangen ci si direbbe alla fine del mondo. Un paio di case in legno colorate, la carrozzabile sconnessa che termina all’uscita nord del villaggio. Dietro, ripidi versanti montuosi che precipitano direttamente nel mare.

Tra il Lyngenfjord e l’Ullsfjord, la penisola di Lyngen si distende nel mare verso settentrione. Dal 2004, vaste aree di questa lingua di terra lunga 90 chilometri e larga da 10 a 30 fanno parte della zona protetta denominata Lyngsalpan landskapsvernområde.

Cambianmenti di tempo all’ordine del giorno

Il basso sole polare sparisce continuamente dietro veli di nubi. Saliamo ripidamente zigzagando l’esposta cresta di collegamento che conduce alla vetta principale del Goalsevárri. La visibilità è vaga e il vento non ci dà tregua. Non ci lasciamo confondere e seguiamo la cresta esposta sugli sci, per poi percorrere a piedi gli ultimi metri fino alla vetta.

Il clima, quassù, a 300 chilometri a nord del circolo polare artico, è senz’altro rigido, ma grazie alla corrente del Golfo è anche relativamente mite. Nella media annuale, la temperatura è di zero gradi centigradi; annualmente cadono circa 680 millimetri di precipitazioni, con frequenza minore nei mesi di aprile e maggio. A causa dei pacchetti di aria umida che la raggiungono in continuazione dall’Atlantico, i cambiamenti di tempo sono all’ordine del giorno, e per i meteorologi questo non facilita il compito di allestire dei bollettini meteo affidabili. È come se il gioco fosse nelle mani dei troll, gli esseri maligni della mitologia nordica onnipresenti anche qui, sulla penisola di Lyngen.

Considerata la posizione geografica, anche l’aspetto valanghe si differenzia da quello delle Alpi: siccome i venti tempestosi soffiano raramente da un’unica direzione, spesso più versanti sono esposti al pericolo. Åsmund, un alpinista locale, mi racconta che qui, le valanghe possono staccarsi già in terreni inclinati di 25 gradi.

Nonostante le previsioni incerte, oggi siamo partiti per un’escursione con gli sci sul Kavringtinden. Ne veniamo ricompensati con una discesa da sogno nella migliore neve polverosa, inizialmente lungo un ripido canalone, quindi, fino a Lyngseidet, per ampi pendii e un rado bosco di betulle. La sera, la neve soffiata impedisce di vedere il cielo notturno.

Prima l’adrenalina, poi il piacere

Sul ripiano sommitale togliamo infreddoliti le pelli dai nostri sci. Il gruppo non è unanime quanto alla decisione di tentare la ripida discesa diretta lungo il versante est fino al-l’Ullsfjord. Alcuni sono a favore, altri optano per il contrario. Il passaggio dalla vetta al versante è leggermente superiore a 40 gradi, e la prudenza è d’obbligo. Un po’ di adrenalina all’inizio – ma quello che segue è piacere puro, perché anche oggi i troll sono dalla nostra parte. La neve fresca caduta la scorsa notte è ancora polverosa e, verso il basso, il canalone si allarga. In ampie curve scendiamo il ripido pendio, sempre incontro al mare. Il contrasto tra le cime illuminate e il grigioverde scintillante del fiordo non potrebbe essere più grande.

Una volta ancora ci stupiamo di quanto la Lyngenhalvøya – questo il nome locale della penisola – sia poco densamente popolata. Su un chilometro quadrato non si incontrano che quattro abitanti. I pochi insediamenti si incontrano sulle coste occidentale e orientale, mentre l’interno del territorio è una landa inesplorata. La ricchezza del mare e il commercio in rapida espansione fecero sì che, all’incirca 1000 anni or sono, vi sorgessero qua e là piccoli villaggi di pescatori.

Un ruolo importante nella storia della penisola è da attribuire anche alla popolazione dei sami, che già nel XVII secolo vi giunsero per scambiare pelli, carne di renna e prodotti agricoli contro pesci, acquavite e tabacco. Sebbene oggi siano diventati sedentari e non rappresentino che una minoranza nel loro proprio paese, i sami ne caratterizzano ancora fortemente la cultura. Tra poche settimane, circa 1200 renne arriveranno nella baia di Koppangen per essere trasportate via mare da pastori sami alla penisola di Lyngen per l’estivazione.

Sulla neve attraverso l’acqua

«Attenzione, più a sinistra, altrimenti la barca si rovescia!», grida Alf Fagerborg dalla cabina di manovra del motopeschereccio, mentre noi ci apprestiamo in qualche modo a scendere a terra con sci e bastoni. In barca all’escursione con gli sci: per noi è un’esperienza assolutamente nuova. Dopo una ventina di minuti di navigazione attracchiamo nella baia di Strupen e, proprio dalla riva del mare, partiamo per la nostra gita ai 1395 metri del Tafeltinden. Quella che si prospetta è una giornata gradevole. Meglio così, poiché la nostra intenzione è di scendere direttamente al nostro alloggio passando per il ghiacciaio Koppangsbreen.

Dapprima saliamo ripidamente in conversioni attraverso un ampio canale. Già a 500 metri sul mare entriamo nello Strupbreen, un ghiacciaio apparentemente senza fine che indica la via verso il Tafeltinden. Dopo avere aggirato una zona di crepacci, il terreno torna ripido ed entriamo nella conca di una valle che, quanto a isolamento e selvatichezza, non teme alcun confronto. Un paesaggio che richiama la Patagonia. Alla fine del ghiacciaio, un ripido pendio porta oltre un fjell alla sommità del Tafeltinden.

Dalla cima una splendida vista si schiude sul ghiaccio dello Jiehkkevárri, con i suoi 1834 metri la cima più alta delle Lyngsalpene, ma anche sul Trolltinden e sulla doppia vetta del Tvillingstinden, con la sua affilatissima cresta nord-orientale. Tra i veli di nebbia sospesi vediamo sotto di noi il luccichio del mare.

Lyngen deriva dall’antico nordico «logn» e significa qualcosa come «quieto», «silenzioso». E forse è proprio questo a costituire il fascino particolare di questa penisola settentrionale. A Lyngen non si viene semplicemente per compiere delle escursioni con gli sci come nelle Alpi: a Lyngen si viene per sentire questo paesaggio tranquillizzante, il matrimonio tra fjell e fiordi – e, non da ultimo, anche per scendere con gli sci fino al mare.

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