Un clubista controverso | Club Alpino Svizzero CAS

Un clubista controverso Johann Josef Jörger (1860-1933)

Nella prima metà del XX secolo, lo psichiatra di Vals Johann Joseph Jörger era un medico molto stimato e occupato, direttore di istituzioni, autore e – allora –un illustrissimo membro del CAS. Le sue prime sono state dimenticate, le sue oggi discutibili ricerche hanno avuto conseguenze spiacevoli.

C’è un giovane pastore del Blachtaalp, presso Vals: senza nome, vero, ma un «cavaliere senza macchia e senza paura», un «tipo capace di tutto» e di «razza sana». Il 24 luglio 1895 prese parte alla prima scalata della parete sud-est della cima centrale (2862 m) del Zervreilahorn. Che fu al tempo stesso la prima ascensione turistica a questa vetta, nota anche come «Cervino grigionese». A condurre questa prima c’erano la guida di Vals, Benedikt Schnyder, e i suoi ospiti, il dentista zurighese Ernst Bion e lo psichiatra Johann Joseph Jörger, pure originario di Vals, che ne riferì nell’Annuario del Club Alpino Svizzero del 1895 con il titolo «Dalla regione dell’Adula. Vacanze nella valle di Vals».

Proprio in questa pubblicazione inciampa più di cent’anni dopo un autore di «Le Alpi», che intendeva includerne delle citazioni nella sua proposta di itinerario («Le Alpi» 10/2018). Poi si rese conto che Jörger aveva scritto anche altre pagine di storia – e lasciò perdere. Dalla parte opposta ci sono infatti le informazioni dello storico Thomas Huonker su Jörger e sul suo conoscente Alfred Siegfried, direttore dell’opera assistenziale «Bambini della strada» della Fondazione Pro Juventute.

Nello studio Vorgeschichte, Umfeld, Durchführung und Folgen des «Hilfswerks für die Kinder der Landstrasse» [Antefatti, contesto, implementazione e conseguenze dell’«Opera per i bambini della strada»], pubblicato da Huonker nel 1987 su mandato dell’Ufficio federale della cultura, si legge che, per conseguire i suoi obiettivi, Siegfried «cercò di mettere in atto le proposte di Joseph Jörger: l’annientamento il più radicale possibile della popolazione Jenisch e delle tradizioni dei girovaghi e la più ampia assimilazione culturale e genetica possibile alla sedentarietà mediante la sottrazione sistematica e radicale dei bambini». E il baratro è ancora più profondo: «Le teorie di Jörger appartengono all’ondata ideologica che non può – non fosse che per ragioni temporali – essere strettamente assimilata al nazionalsocialismo, ma che al nazionalsocialismo ha tuttavia fornito le basi essenziali per la sua politica demografica e la sua legislazione.» Queste teorie risalgono al 1886, quando Jörger cominciò a raccogliere informazioni su una famiglia di cosiddetti girovaghi. Era la famiglia Stofel del suo comune natale, Vals. Jörger la chiamò «Zero» – una famiglia di zeri, quindi. Quel giovane montanaro che nell’Annuario del CAS fu definito «divino pastore» non ne faceva senz’altro parte.

Uomo dalle molte occupazioni

Johann Joseph Jörger (1860-1933) era il figlio unico di Johann Benedikt e di Fidelia, nata Vieli. Frequentò la scuola elementare a Vals e quindi il collegio di Svitto. Dal 1880 al 1884 studiò medicina a Basilea e Zurigo, primo cittadino di Vals a superare l’esame di stato. Nel 1885 divenne medico condotto di Andeer e nel medesimo anno sposò la compaesana Paulina Hubert. Dal matrimonio nacquero due maschi e due femmine. Nel 1886 fu medico secondario presso la clinica psichiatrica di St. Pirminsberg a Pfäfers e, nel 1892, direttore fondatore della clinica psichiatrica Waldhaus di Coira, che diresse fino al 1930. Jörger era membro di numerose associazioni, tra cui la Società grigionese di assistenza ai malati mentali (presidente e quindi membro onorario), la Scuola femminile grigionese, la Fondazione previdenziale per bevitori, la Società grigionese di assistenza ai sordomuti, la Società di utilità pubblica del cantone dei Grigioni, la Società svizzera di psichiatria (presidente e quindi membro onorario), ed esperto nella costruzione di nuove cliniche psichiatriche (Realta, Herisau). Nel 1926 ebbe anche un ruolo importante nella costituzione dell’opera assistenziale «Bambini della strada».

Jörger si fece conoscere in tutta Europa grazie alle sue Psychiatrischen Familiengeschichten [Storie famigliari psichiatriche], pubblicate a Berlino nel 1919 e composte di due scritti: Die Familie Zero [La famiglia Zero], uscita per la prima volta nel 1905 nell’Archiv für Rassen- und Gesellschaftsbiologie [Archivio di biologia razziale e sociale], una rivista specializzata in teorie razziali ed eugenetica pubblicata dal 1904 al 1944, e Die Familie Markus [La famiglia Markus], che pubblicò nel 1918 nella Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie [Rivista generale di neurologia e psichiatria]. Un buon riassunto di queste «storie famigliari psichiatriche» si trova nelle 700 pagine dell’opera di Sara Galle, Kindswegnahmen. Das «Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse» der Stiftung Pro Juventute im Kontext der schweizerischen Jugendfürsorge [Sottrazioni di bambini. L’«Opera per i bambini della strada» della Fondazione Pro Juventute nel contesto dell’assistenza giovanile in Svizzera] (2016). Vi si legge per esempio l’estratto che segue, nel quale i termini a connotazione negativa, come «degenerato» e «femmina», provengono appunto da Jörger: «Al pari degli appartenenti a diverse altre stirpi itineranti, i membri della famiglia Zero altro ‹non sono che contadini degenerati› i quali, attraverso il matrimonio con ‹femmine straniere›, hanno acquisito il ‹mestiere dei senza patria›», con il quale intendeva il modo mobile di vivere e guadagnare di quelle persone alle quali, ancora fino alla metà del XIX secolo, veniva negata la possibilità di stabilirsi a causa del loro stato civile inadeguato o mancante.

Storie famigliari e le loro conseguenze

Stando a Jörger, la «famiglia Zero», che coltiva una lingua propria, lo jenisch, è diventata nel tempo «un’orda molto sicura di sé, sinistra e fastidiosa». Presso gran parte dei suoi membri, lo psichiatra aveva osservato le seguenti «aberrazioni rispetto alla famiglia tipo»: vagabondaggio, alcolismo, criminalità, immoralità, debolezza e disturbi della mente, povertà di massa. Per Jörger, la causa era l’«alterazione alcolica delle cellule germinali». L’affermazione si fondava sulla teoria del suo maestro e amico Auguste Forel, direttore della clinica psichiatrica universitaria di Zurigo – e forse ancora familiare a molti in quanto raffigurato sulla vecchia banconota da 100 franchi. Con questo, Forel intendeva – come si legge nel Dizionario storico della Svizzera – i mutamenti patologici indotti negli spermatozoi «dall’alcol e le malattie e malformazioni da essi derivate, poi trasmesse per generazioni». Jörger riteneva che la sua «famiglia Zero» illustrasse questa degenerazione con un considerevole numero di bevitrici e bevitori, mentre tra i contadini di Vals l’alcolismo era osservato solo di rado. Sia quel che sia, anche l’autore di queste storie di famiglia qualche bicchiere se lo è concesso. A Zervreila in ogni caso, prima di scalare l’omonima vetta, poiché non fidandosi dell’acqua di fonte locale le preferiva il vino della Valtellina.

Domande sull’alcol qua, risposte di igiene razziale là: alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX, era una prassi consueta tra le persone influenti come i medici. Jörger non era il solo a sostenere la tesi secondo cui la «famiglia Zero» sarebbe stata «corrotta dall’adozione del vagabondaggio» e avrebbe «conosciuto la rigenerazione» solo abbandonando quello stile di vita. Con gli occhi di oggi, questo si rivelava tuttavia problematico. Ancora la voce di Jörger: «Ai fini della compensazione, affinché le famiglie vaganti vengano gradualmente assorbite da quelle stanziali, potrebbe non esservi altra soluzione dell’allontanamento molto precoce dei bambini dalla famiglia, unito a un’educazione possibilmente buona e all’innalzamento a un livello sociale superiore.» E proprio questo programma venne messo in atto in Svizzera dal 1926 con l’«Opera per i bambini della strada», senza chiedere a nessuno se le famiglie non stanziali lo condividessero.

Apprezzato scrittore folcloristico

Un’altra storia è quella del pastore del Blachtaalp, che «chiese il permesso di poter partecipare alla scalata del Zervreilahorn, poiché neppure lui era mai stato lassù». E sulla roccia era a tal punto a suo agio che Jörger pregò la guida di tirar su il ragazzo il più rapidamente possibile con la corda, «altrimenti quel tipo capace di tutto si sarebbe senz’altro arrampicato come un gatto: un sorpasso schiacciate, che un vecchio clubista non poteva tollerare». In realtà, un aneddoto bello, persino autocritico, quello che Jörger narra nell’Annuario. Sapendo tuttavia come con le sue opere e opinioni «scientifiche» Jörger contribuì all’«arbitrarietà istituzionalizzata» – come la definisce la Commissione peritale indipendente per gli internamenti amministrativi nel suo rapporto conclusivo pubblicato nel 2019 – il sorriso rimane in gola.

Verificare se le convinzioni razziali in materia di igiene razziale traspaiono negli scritti folcloristici e ameni di Johann Joseph Jörger non è stato possibile. Infatti, Ds’ gschid Buobli (1910), Bei den Walsern des Valsertales (1913), Urchigi Lüt (1918; III ed. 1989) e Der heilig Garta (1920) sono interamente o in gran parte redatti nel dialetto di Vals, che l’autore di queste righe legge solo con non poche difficoltà. Ma Walram Derichsweiler, presidente della sezione CAS Terri dal 1925 al 1930, ne scrive nell’Annuario del CAS del 1918. Jörger aveva preso parte al comitato d’iniziativa, ma fu però assente alla fondazione della sezione, il 23 gennaio 1898. «Si tratta di storie deliziose, spontanee, e comunque finemente sentite, che l’autore attinge dalla vita dei suoi simili, ma probabilmente anche dalla propria, in particolare dalla giovinezza», scriveva Derichsweiler. Le persone della valle di Vals soprannominate «Zero» non vi trovavano posto.

Un anno buono dopo la prima allo Zervreilahorn, Jörger e Schnyder ne eseguirono un’altra. Il 4 agosto 1896 raggiunsero per la prima volta il Grauhorn (3260 m) dal versante del Länta. Jörger ne riferì nell’Annuario di quello stesso anno. Sulla cima, la coppia di Vals eresse un «monumento alla nostra scalata, costruendo un robusto ometto di pietra nel punto più esterno in direzione del Lenta, alle cui cure affidammo una bottiglia contenente una mappa». Il monumento si sta sgretolando.

{f:if(condition: label, then: label, else: header} Ex membri del CAS dalle idee discutibili

Louis Agassiz (1807-1873), naturalista svizzero-americano. Secondo membro onorario del CAS (1865). Bibliografia: «Le Alpi» 9/2016, 11/201.

Théodore Aubert (1878-1963), giurista e politico svizzero. Membro fondatore dell’Unione civica della Svizzera occidentale; 1935–1939 consigliere nazionale della fascista Unione nazionale. Membro del Comitato centrale del CAS, Ginevra 1917-1917. Bibliografia: Andrea Porrini: «Giù in basso», in: Helvetia Club. 150 anni del Club Alpino Svizzero CAS, 2013.

Rudolf Campell (1893-1985), medico svizzero. Nel 1940 firmatario della filonazista «Petizione dei 200». Presidente centrale del CAS 1941-1943; membro onorario della sezione CAS Bernina; nel 1965 doveva diventare membro onorario del CAS centrale, ma questo non avvenne a causa della citata sottoscrizione. Bibliografia: Andrea Porrini: «Giù in basso», in: Helvetia Club. 150 anni del Club Alpino Svizzero CAS, 2013.

Walther Flaig (1893-1972), scrittore alpino tedesco. Membro del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, spia contro la Svizzera, condannato nel 1944. Membro della sezione CAS San Gallo. Bibliografia: Veronika R. Meyer: Berg 365. Calendario giubilare CAS San Gallo 1863–2013.

Julius Klaus (1849-1920), ingegnere e redditiere svizzero. Lascia un legato per la costruzione di una capanna CAS che lo commemori; il 15 ottobre 1922 viene inaugurata la Baltschiederklause. Bibliografia: Marco Volken: Oberwalliser Sonnenberge, 2019.

Wilhelm Paulcke (1873-1949), pioniere dello sci tedesco, studioso delle valanghe e geologo. Nazista, nel 1943 diventa membro onorario della Lega del Reich nazionalsocialista per l’esercizio fisico. Bibliografia: numerosi contributi in «Le Alpi», p. es. 9/2018.

Per approfondire

Johann Joseph Jörger: Die Familie Zero, 1905; online alla pagina https://archive.org/details/archivfrrassenu05platgoog/page/n510

Johann Joseph Jörger: Urchigi Lüt. Storie nel dialetto di Vals. Pubblicato dalla Walservereinigung Graubünden, 1989

Carmen Aliesch: Das Waldhaus, die Eugenik und die Jenischen im 20. Jahrhundert: Eine Untersuchung des sogenannten «Sippenarchivs» der Psychiatrischen Klinik Waldhaus [La Waldhaus, l’eugenetica e gli Jenisch nel XX secolo: uno studio del cosiddetto «Archivio delle stirpi» della Clinica psichiatrica Waldhaus], in: Società storica dei Grigioni, Annuario 2017

Sara Galle: Kindswegnahmen. Das «Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse» der Stiftung Pro Juventute im Kontext der schweizerischen Jugendfürsorge [Sottrazioni di bambini. L’«Opera per i bambini della strada» della Fondazione Pro Juventute nel contesto dell’assistenza giovanile in Svizzera]. Chronos Verlag, Zurigo 2016

Thomas Huonker: Vorgeschichte, Umfeld, Durchführung und Folgen des «Hilfswerks für die Kinder der Landstrasse» [Antefatti, contesto, implementazione e conseguenze dell’«Opera per i bambini della strada»], 1987; scaricabile nell’articolo su Jörger di Wikipedia, dove si trovano anche altri link ai «Bambini della strada» e alla «famiglia Zero».

Thomas Huonker: Die Verfolgung der Jenischen in der Schweiz durch systematische Kindswegnahmen, Anstaltseinweisungen, Eheverbote und Zwangssterilisationen [La persecuzione degli Jenisch in Svizzera mediante l’applicazione sistematica della sottrazione dei bambini, il ricovero in istituti, il divieto di contrarre matrimoni e la sterilizzazione forzata]. Presso www.romasintigenocide.eu

Philipp Gurt: Chur 1947 [Coira 1947]. Emons Verlag, Cologna 2019

Feedback