Un montanaro dagli occhi di bambino

«Vi sono foto serali e vi sono foto del mattino», afferma Christophe Racat. E se la luce non è ideale con il bel tempo, tornerà sui luoghi quando pioverà a dirotto. La montagna si mette costantemente in posa: sta al fotografo trovare l’angolazione e il momento migliori! Una sfida quotidiana per questo autodidatta diventato fotografo professionista «per forza di cose», come ama dire.

La carriera di Christophe Racat è iniziata a 9 anni. Era l’epoca delle sue prime scappatelle sopra Champex, dove sorgeva lo chalet di vacanza della famiglia. La necessità di incidere dei «momenti» nella pellicola già viveva in lui. «Rubavo la Kodak Instamatic di mia mamma e me ne scappavo alla capanna di Orny.» Ai piedi del Petit Clocher du Portalet, dal quale, qualche decina d’anni dopo, avrebbe eseguito degli scatti vertiginosi dei fratelli Remy (vedi pagina 42). Con la sua Nikon, questa volta, e senza dover temere nulla al suo ritorno. Ma è nelle Alpi vodesi che Racat trova la maggior parte delle sue ispirazioni. Come il gipeto «catturato» alla Quille du Diable, il paesaggio «patagonico» immortalato nei pressi del Col du Pillon, l’occhio curioso della mucca Victoire nella Vallée des Ormonts, o ancora il casaro che ripulisce la sua smisurata caldaia allo Chalet d’Isenau. E quando la realtà non gli basta, questo montanaro dagli occhi di bambino la reinventa – costruendo castelli in queste montagne dove tanto ama rifugiarsi.

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