Una classica rivisitata Quattro capanne, cinque giorni: ecco una variante della «Haute Route Graubünden»

Molti sono i percorsi che collegano i passi dello Julier e della Flüela. Grazie alle numerose varianti, ognuno si può comporre la propria traversata «à la carte».

Lasciamo il Pass dal Güglia alle prime luci dell’alba. Dopo pochi minuti, nella Val d’Agnel, i rumori della strada sono lontanissimi. È fine marzo, e a sud tanta neve non si vede ormai da tempo. Le condizioni sono ottime, fa caldo e il sole splende. La salita è sufficientemente dolce da rincorrere i propri pensieri. Mi giro e mi gusto la vista sulle montagne della Bregaglia, prima tra tutte il Badile. La salita alla Fuorcla d’Agnel è sicura, e questa volta riusciamo a scendere direttamente alla Chamanna Jenatsch, senza essere costretti a schivare il delicato pendio che le sta di fronte. Ci accolgono Fridolin e Claudia, si chiacchiera davanti a un caffè e a una Linzertorte. I custodi ci mostrano con orgoglio la loro più recente conquista: la «dschember-suita», una delle tre camere doppie, così battezzata in onore del pino cembro. La fretta, le suonerie dei cellulari e l’immersione nel multitasking sono cose lontane. Mi sento invece immersa – come anche in seguito nelle altre capanne di questa haute route – una benefica sensazione di semplicità e serenità.

Haute route con entrate e uscite

La haute route dei Grigioni non è una nuova scoperta: è ormai percorsa già da decenni. Ora, però, i custodi dei quattro alloggi del CAS sull’itinerario si sono uniti e hanno rielaborato la totalità delle informazioni concernenti l’escursione. Tra queste, anche la descrizione delle sue diverse varianti. Dal canto nostro, abbiamo optato per la versione tra lo Julier e Zernez, e non per il passo della Flüela.

Siamo partiti per la prima tappa della «Haute Route Graubünden» nonostante il lavoro non ci conceda pause di più giorni. Il pezzo mancante lo ricupereremo una settimana più tardi. È vero che questo non riprende al meglio lo spirito di una haute route: una traversata sugli sci prevede infatti un percorso di più giorni senza interruzioni. D’altro canto, il modo in cui è articolata rivela anche un asso nella manica di questo itinerario: permette di uscire senza problemi a Preda, presso Bergün, e di rientrare in un momento successivo a Madulain.

Profumo di alberi antichi

Dopo la pausa alla Chamanna Jenatsch attraversiamo il ripido versante della Crasta Jenatsch, sopra la Val Bever. La traccia tiene bene, e il pendio è già leggermente rinvenuto. Per fortuna: queste traverse proprio non mi piacciono, e sono felice quando entriamo nella conca sulla quale torreggia a destra il Piz Laviner. Il sole primaverile si dà da fare, e il calore è intenso. Un po’ di vento rinfrescante si fa sentire solo sulla cresta, prima del deposito degli sci. Incontriamo solo pochi sciescursionisti. Siamo i soli a salire la bella cresta del Piz Laviner, e altrettanto soli scendiamo lungo gli ampi, fantastici pendii della Val Mulix.

Improvvisamente, eccoci circondati da nodosi pini cembri. Penso alla «suite» della Chamanna Jenatsch: il meraviglioso profumo di questi vecchi alberi ci accompagna a valle. Giù in fondo sbagliamo strada e, invece che sul sentiero del bosco che ci riserva alla fine un piacevole percorso di sci-cross, ci ritroviamo nell’acqua del ruscello. Proseguiamo fino a Naz e saliamo alla stazione ferroviaria di Preda attraverso pascoli in cui la neve già comincia a sciogliersi. Via gli scarponi, all’aria i piedi surriscaldati. Aspettiamo il trenino dell’Albula.

Isola nella bianca distesa

Seconda tappa, che ci porta da Madulain a Zernez passando per il Piz d’Es-cha. La salita alla Porta d’Es-cha non presenta problemi, e neppure la breve salita a piedi alla bocchetta, che si apre proprio come un portale sui grandiosi pendii del Vadret da Porchabella e la ripida struttura sommitale del Piz d’Es-cha. Sotto, a sinistra, individuiamo la Chamanna digl Kesch, simile a un’isola nella bianca distesa. Delle magnifiche curve di qualche predecessore mettono l’acquolina in bocca… Ma prima bisogna salire al deposito degli sci del d’Es-cha. Ramponi, piccozza e corda. La traccia è eccellente e ci conduce senza difficoltà sulla possente montagna.

E da qui ci tuffiamo nella discesa: polvere, solo polvere! Ci fermiamo a osservare l’enorme frana staccatasi di recente dal ghiacciaio. Alla Chamanna digl Kesch, con il custode Reto – è lui che si occupa delle relazioni pubbliche, mentre sua moglie Ursina, cuoca di professione, delizia gli ospiti – parliamo della frana e dello spaventoso ritiro del ghiacciaio, qui documentato con interessanti fotografie. Poi, Reto ci illustra gli aspetti energetici di questo edificio caldo, moderno, ampio, e ciò nonostante accogliente. Sono affascinata dalle differenze tra le quattro capanne della haute route grigionese: ognuna ha un proprio carattere, rafforzato dalla personalità dei custodi, ognuno dei quali si adatta alla «sua» capanna, ma tutti ugualmente dediti al benessere dei visitatori.

Il giorno successivo, articolazioni e muscoli conoscono momenti difficili: nella salita all’Alp Funtauna la neve è crostata. Siamo felici di incollare di nuovo le pelli e salire lungo la piccola e bella Vallorgia al Piz Grialetsch. Anche qui siamo soli, anche se qua e là si distinguono in lontananza alcuni scialpinisti. Avanziamo rapidamente, lasciamo a sinistra lo Scalettahorn e, lungo uno sgradevole versante di detriti e neve, raggiungiamo la vetta del Grialetsch. Di nuovo sugli sci, scendiamo poi in ampie curve fino alla Chamanna da Grialetsch. E di nuovo, caffè e Linzertorte! Anche questa capanna ha conservato il suo fascino originale, anche se un suo rinnovamento ha senz’altro facilitato il lavoro dei custodi Cécile e Hanspeter.

Neve frizzante, poi i crochi

Proseguiamo direttamente per il Piz Sarsura. Dalla piccola sella sottostante rivediamo il d’Es-cha e condividiamo la gioia di questi giorni trascorsi sulla «Haute Route Graubün­den». Per noi, i punti di forza sono chiari: paesaggi splendidi, vette paganti, capanne caratteristiche e molte varianti possibili.

Poi, però, non la possiamo più rimandare – e concludiamo la nostra gita con una memorabile discesa lungo la Val Sarsura, che in 1700 metri di dislivello ci regala un piacere puro. Neve frizzante come un prosecco, poi pappa e infine i crochi. È una giornata d’aprile esageratamente calda. Ma arriverà anche il prossimo inverno. E allora, ci diciamo, potremmo provare un’altra variante della «Haute Route Graubünden»: lungo il percorso ci sarebbero ancora questa o quella vetta…

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