Una cometa nel cielo dell’arrampicata sportiva | Club Alpino Svizzero CAS
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Una cometa nel cielo dell’arrampicata sportiva Come all’inizio degli anni 1990 Susi Good divenne la migliore arrampicatrice del mondo

​I primi Mondiali di arrampicata sportiva si tennero nel 1991 e nel 1993. Il gradino più alto dei podi fu occupato due volte da una svizzera: Susi Good, della valle del Reno sangallese. All’inizio degli anni 1990 era la migliore arrampicatrice del mondo.

Nella sua vita, l’arrampicata è ancora importante. Susi Good arrampica tre volte a settimana, e lo si vede: la 56enne è snella e muscolosa. Solitamente arrampica con il marito Edwin, quando funziona, all’aperto, altrimenti nella forse un po’ invecchiata palestra di arrampicata di Sargans, che secondo lei è comunque ancora sufficientemente buona. «Se manco un allenamento, faccio le trazioni», dice Susi Good. Fino a 160! Recentemente era al lago di Garda con la figlia, e non disponendo di una barra faceva gli esercizi di forza su un armadio. L’arrampicata l’aveva indurito, aveva affermato una volta. E la sua ferrea disciplina l’ha mantenuta a tutt’oggi.

Susi Good è stata un’arrampicatrice di punta proprio nel momento in cui, negli anni 1990, decollavano le competizioni di arrampicata sportiva. Non solo è salita una dozzina di volte sul podio della Coppa del mondo, disputata ufficialmente per la prima volta nel 1989, ma ha anche vinto nel lead ai primi due Campionati mondiali di arrampicata sportiva del 1991 e del 1993. Nel 1992 è stata campionessa europea e nell’anno successivo ha vinto il Rock Master ad Arco, in Italia, spesso definito un mondiale ufficioso. Si tratta di risultati che nessuna arrampicatrice e nessun arrampicatore rossocrociati hanno sinora mai eguagliato.

Scoperta dall’allenatore nazionale tedesco

È un pomeriggio caldo nel giardino della casa monofamiliare nella sangallese Gams. Susi Good sfoglia un classificatore pieno di ritagli di giornali e riviste. «Che scarpette porti qui?», chiede Edwin Good. «Il pantalone rosso è fantastico, sta tornando di moda.»

È bene che anche il marito sia presente alla nostra visita, poiché i successi di Susi sono anche una parte importante della sua vita. E il fatto che talvolta parli più di lei va pure bene. È piuttosto taciturna, e il marketing di se stessa non è mai stato il suo forte. «Mi piaceva molto arrampicare, ma le interviste e i giornalisti non facevano per me.» Contrariamente al marito Edwin, che allora aveva assunto ufficiosamente il ruolo di allenatore, il personaggio competitivo era lei. «Alla presenza degli spettatori potevo sempre alzare un po’ il tiro», commenta.

Tutto cominciò quando Susi ed Edwin Good si conobbero. Lei aveva 17 anni, lui 19. Susi andava in montagna sin da quando era bambina, la sua famiglia aveva una baita nella Weisstannental. Ad arrampicare cominciò tuttavia solo assieme a Edwin, che già aveva un po’ di esperienza. «Almeno avevi già un imbrago», gli dice. Con il tempo si allenarono con maggiore efficienza, e per migliorare attrezzarono loro stessi vie difficili. Alla fine, fu Wolfgang Kraus, allora allenatore della nazionale tedesca di arrampicata sportiva, a dire a Susi Good che avrebbe dovuto partecipare a una gara.

Hanspeter Siegrist, ex responsabile di lunga data dello sport agonistico presso il CAS, sostenne l’idea e si occupò delle iscrizioni. Siccome non aveva ancora mai arrampicato su prese artificiali, la portarono prima «da qualche parte in Romandia», dove già esisteva una palestra di arrampicata. Nella sua prima gara, una manche di Coppa del mondo a Vienna, la 25enne arrivò addirittura alla semifinale. E la curva di apprendimento continuava a salire rapidamente. «Nella seconda o nella terza gara ho fatto il mio primo tetto. Non sapevo che esistessero», ricorda.

In camper nei siti di arrampicata migliori

Per quanto Susi Good sia apparsa come una cometa nel firmamento dell’arrampicata, ne è scomparsa quasi altrettanto rapidamente. Nel 1991 fu a sorpresa la vincitrice del Mondiale e difese il titolo due anni più tardi. Tuttavia, alla fine del 1993 si ritirò dalla scena agonistica. Vi sono nomi degli esordi dell’arrampicata sportiva che rimangono famosi a tutt’oggi, ma di Susi Good e dei suoi successi sportivi sono in pochi a ricordarsi.

In questo pomeriggio, Susi ed Edwin, che assieme hanno cresciuto quattro figli, si immergono nei ricordi. La disegnatrice edile di formazione aveva osato il passo verso lo sport professionistico, cosa che li rende entrambi orgogliosi. Oltre ai premi per le vittorie, Mammut la sosteneva come sponsor, e giravano in camper per i migliori siti di arrampicata. Non avevano bisogno di molto denaro, perché per esempio in Francia, dove si recavano spesso d’inverno, i campeggi erano chiusi. «Ma uno vicino a Marsiglia era aperto», ricorda Edwin Good. «E costava solo quattro franchi», dicono contemporaneamente, e scoppiano a ridere.

Autore

Anita Bachmann

Altri successi mondiali

Ai Campionati del mondo di arrampicata sportiva, che si disputano dal 1991, altre arrampicatrici e altri arrampicatori svizzeri di successo hanno calcato il podio. Nel 1995, Elie Chevieux conquistò il terzo posto nel lead, e un bronzo nel bouldering andò pure a Cédric Lachat ai Mondiali del 2007. Un altro titolo mondiale femminile fu vinto nel 2016 da Petra Klingler, che lo conquistò nel bouldering, una disciplina inclusa nei Mondiali dal 2001.

Volontari cercansi

Per i Mondiali di arrampicata sportiva 2023 a Berna si cercano volontarie e volontari. Gli organizzatori ne hanno bisogno di circa 400. Quanto ai requisiti, al momento dell’evento dovranno aver compiuto i 16 anni, dovranno mettersi a disposizione per tre giorni e dovranno essere motivati. I compiti sono molteplici: biglietteria, stand informativi, ricezione, montaggio e smontaggio, cerimonie e altro ancora. Le iscrizioni sono gestite da Swiss Volunteers. Per tutte le informazioni: bern2023.org

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