Una pietra della Göscheneralp | Club Alpino Svizzero CAS

Una pietra della Göscheneralp Konrad Mattli – cercatore di cristalli, cacciatore, contadino di montagna

Konrad Mattli appartiene alla Göscheneralp proprio come i denti di granito che la circondano. Per 40 anni ha gestito la locanda nell’alta valle urana, e ora vive in una casetta poco distante. Nel suo salotto narra la sua vita di cercatore di cristalli, cacciatore, contadino di montagna, oste e sciescursionista. E confessa perché non ha mai arrampicato.

Konrad Mattli è in piedi davanti alla finestra del suo salotto e guarda gli abeti che circondano la casa. Le cince saltellano di ramo in ramo, uno scoiattolo svanisce nel folto di questi. All’84enne dagli occhi dolci e dai capelli scompigliati piace avere gli animali fuori casa. Gli è anche capitato di attirare il picchio rosso con un pezzo di costola di pecora appeso al davanzale o di gettar fuori gli scarti di cucina per le martore e i tassi. Anche se sa benissimo che a questi animali «non bisogna far da pastore» – ma appunto, a lui piacciono.

E al pari del tasso e del picchio, a Konrad Mattli piacciono anche le persone. Forse è proprio per questo che tanti escursionisti, arrampicatori e alpinisti si ricordano di lui: dell’uomo dal cuore in mano e dallo sguardo da monello che per quarant’anni ha gestito la locanda della Göscheneralp. Con lui era sempre possibile fare una chiacchierata, e dentro la sua osteria ci si sentiva a proprio agio. Esattamente come nella sua casetta, il cui salotto rivestito in perline dà l’idea di un nido accogliente.

Konrad Mattli posa sul tavolo una brocca colma di una tisana di erbe alpine – «tutte raccolte di persona» – assieme a un piatto di biscotti preparati dalla moglie Alice. Poi si siede al tavolo e comincia a raccontare i quasi 85 anni della sua vita. Della sua famiglia, che vive sulla Göscheneralp ormai da generazioni, dei cristalli di questa regione e, ovviamente, delle montagne e dell’andare in montagna.

Tra le fessure già da piccolo

Ma per iniziare, Konrad Mattli non racconta del vicino Berg­seeschijen o del Winterberg. Al contrario. Le prime cose di cui parla sono il Silvretta e gli Alti Tauri, e poi l’Ortles e il Gran Paradiso, Chamonix e il Delfinato. Proprio lui, che nella Göscheneralp sembra altrettanto profondamente radicato degli abeti che si ergono davanti alla sua casa. Ma l’apparenza inganna: il fatto è che Konrad Mattli conosce l’intero arco alpino come le sue tasche. Anche se quest’uomo modesto aggiunge subito di non essere mai stato un alpinista e di non aver mai neppure scritto alcunché sulle sue escursioni. Collezionare cime non lo ha mai interessato.

E poi, faceva solo escursioni con gli sci. Sì, perché d’estate c’era un’unica cosa: la ricerca dei cristalli. Quando si mette a parlare di vene di quarzo e minerali, gli brillano gli occhi. «Per questo avrei rinunciato a ogni cosa», afferma, «persino alla caccia.» Già da ragazzo – come del resto il padre e il nonno – si infilava in ogni fessura. Ha vagato per tutta la vita attraverso la Göscheneralptal cercando cristalli, e ne ha anche trovati. Alcuni li ha venduti «per soldi»; altri se ne stanno ora come buoni amici sulla credenza della sala, sui davanzali delle finestre e nella vetrinetta della camera degli ospiti.

«Mai chiesto niente»

E ancora come il padre e il nonno, Konrad Mattli doveva diventare l’oste della Göscheneralp. Diversamente da loro, tuttavia, il giovane Konrad dovette frequentare una consona formazione. «Durante l’inverno dovevo andare a Lucerna per due mesi.» Fu un periodo difficile: infatti, per quanto imparasse molto rapidamente, a scuola andava altrettanto malvolentieri. «E di francese non ne sapevo una parola.» Quando scrisse Beaujolais per la prima volta, all’insegnante venne da ridere. Oggi ancora, mentre lo racconta, si gratta la barba. Ma al pari di tanti altri, Konrad Mattli affrontò anche questo fardello con umorismo.

Così, quest’uomo allegro divenne oste e contadino di montagna, cercatore di cristalli e alpinista – e, nei fine settimana, a volte anche custode della Dammahütte CAS. Per tutta la vita è stato un terremoto, libero come il vento e curioso come un bambino. Ma sua moglie lo ha sempre lasciato andare, nonostante tutto il lavoro a casa? «Sì», afferma. Poi riflette un momento e aggiunge: «Ma io non le ho mai chiesto il permesso per farlo.»

Alice, della vallesana Turtmanntal, è una donna forte, e anche «sgobbona». E affinché durante i suoi viaggi da sciescursionista non dovesse occuparsi da sola delle mucche nella stalla, Konrad Mattli chiedeva aiuto al fratello. «O in caso di emergenza anche a un estraneo.» Come ad esempio quel compositore e direttore d’orchestra americano, che in cerca di ispirazione si trattenne per un paio di settimane alla Göscheneralp. Con questo ospite, però, c’era un problema: «Tiravo più latte io da una gatta che non lui da una mucca!» E così, ecco arrivare nella stalla la prima mungitrice meccanica. Il compositore americano imparò rapidamente a usarla e Konrad Mattli se ne andò in montagna.

Cristalli a Parigi

Solo per una cosa l’altrimenti curioso Konrad Mattli non ha mai provato interesse: l’arrampicata. E questo nonostante non siano pochi coloro che raggiungono la Göscheneralp solo per il granito. L’anziano montanaro se ne stupisce ancora oggi: «Come con il tempo migliore quelli potessero starsene a faticare su una placca mentre nello stesso tempo avrebbero potuto raggiungere sei o sette cime!» E se una volta in cima non trovavano una linea di calata predisposta, eccoli a scendere di nuovo la montagna a piedi. «Madonna santa!» Scuote la testa e si gratta di nuovo la barba.

Tuttavia, gli arrampicatori non hanno mai disturbato Konrad Mattli. Forse perché per tutta la sua vita è stato uno spirito aperto. Uno che, nel suo salotto perlinato, alla parete ha appeso una carta del mondo e, assieme alla moglie e ai figli cresciuti, è già stato in Turchia o a Parigi. Che poi, proprio a Parigi, soprattutto una cosa ben precisa lo aveva impressionato: i cristalli della Göscheneralp nella raccolta di minerali del Museo di storia naturale francese. Allora era proprio vero, quello che diceva sempre suo padre: che di valli come la Göscheneralp, al mondo, non ce n’è una seconda. Konrad Mattli ridacchia. Poi si alza, passa davanti alla carta del mondo e guarda di nuovo fuori dalla finestra. Come se volesse assicurarsi che le cime circostanti sorveglino come da sempre la Göscheneralp. E che le cince e lo scoiattolo là fuori siano di buonumore.

Il «Gwüest» in nuove mani

Il Gasthaus Göscheneralp, che visitatori e arrampicatori conoscono anche come «Gwüest», è stato gestito per quasi un secolo dalla famiglia Mattli, negli ultimi dieci anni dalla figlia del nostro. Da questa primavera, la ­gestione è stata assunta da una giovane coppia di affittuari.

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