Desidera un altro po’ di gneiss? Avventura «plaisir» nelle Alpi ticinesi

Da tempo la Val Bavona attira e appaga frotte di visitatori. Qui, nonostante gli impianti idroelettrici la natura rimane regina. Sulla sponda destra, non lontano dal celebre Basòdino, alcune facili creste attendono gli amanti delle valli selvagge.

Sole radente, cumuli indolenti e silenzio turbante. Tre ingredienti capaci di soddisfare due alpinisti smarriti sulla cima del Pizzo Fiorèra, in alto sulla Val Calnègia. Dopo una breve scalata lungo la sua cresta orientale vorremmo, come talvolta accade in montagna, che questi minuti di contemplazione diventassero ore. Non sapendo dove posare il mio sguardo su ciò che mi circonda mi torna alla mente l’intento di Christoph Blum, rocciatore instancabile, quando evocava il potenziale del cantone italofono: «Il Ticino? È un cosmo a sé…» Lasciando cadere l’occhio lungo la tale cresta per farlo risalire attraverso quell’altra parete, si può solo convenirne. Autore assieme a Daniel Silbernagel di una guida che rivela una parte delle ricchezze di questa regione alpina, ha senz’altro suscitato in noi una certa curiosità. Considerato il risalto dato al carattere preservato e poco attrezzato delle vie, la lettura dell’opera ha finito per convincerci. Appollaiati sul nostro isolotto di pietra, già ci rallegriamo della nostra decisione di venire fin qui. Ma bisogna anche pensare alla discesa, pur senza premura: il nostro bivacco ci attende 700 metri più in basso, sulle rive dei Laghi della Cròsa.

Un bel viaggio nello gneiss locale

Dopo una notte sotto le stelle, il programma dell’indomani prevede la cresta del Pizzo Piènsgia. Mentre piazziamo qualche friend e tassello nelle numerose fessure offerte dall’ottimo gneiss locale, prendiamo gusto a questa seconda ascensione almeno quanto alla prima. L’arrampicata facile ci fa prendere temperatura in modo gradevole e fa nascere altri progetti. Tenuto conto del loro carattere alpino e delle marce di avvicinamento lunghe a confronto della relativa brevità delle vie, questi itinerari si rivolgono in primo luogo più agli alpinisti che non agli arrampicatori: occorre il piede sicuro, particolarmente in discesa. Nondimeno, considerata come un’escursione imprescindibile, quella che porta sulle rive dei Laghi della Cròsa diventa allora parte integrante di un bellissimo viaggio. Da Foroglio, piccolo villaggio della Val Bavona, caratterizzato da una cascata che fa la gioia di tutti coloro che la ammirano, una lunga marcia porta verso paesaggi assolutamente integri. Lungo il cammino, i fabbricati di Calnègia ricordano a qual punto la cultura della pietra è bene ancorata nella regione. Poi il terreno si fa più ripido, e sotto un sole impietoso torna alla mente il fatto che le montagne ticinesi fanno spesso rima con forti dislivelli e versanti scoscesi. Al termine del periplo, due perle. Due laghi che avranno visto passare chissà quanti escursionisti. Quel giorno, sulle loro rive, solo due pescatori erano venuti a soddisfare la loro passione.

Avventura «plaisir»

Il Rifugio Piano delle Creste, situato nella vicina Val d’Antabia, offre una comodità che nessun bivacco conosce. Ciò nonostante, l’idea di andarci non ci passa neppure per la testa: ai nostri occhi, solo una notte all’addiaccio poteva conferire alla nostra piccola impresa un tocco di originalità. Non si contano le volte che si è usata la parola «plaisir» per descrivere un certo tipo di arrampicata. Riprenderlo qui e associarlo all’idea di «avventura» non appare per nulla privo di senso per descrivere l’esperienza che consiste nell’alleare il bivacco alla scalata in questi luoghi discosti. La volta stellata e il movimento regolare delle onde durante la notte, la solitudine delle creste e l’assenza totale di ogni attrezzatura fissa: tutto quanto concorre a conferire a questo soggiorno un leggero profumo di spedizione – in scala elvetica, beninteso!

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