È di scena la quiete Sul Näfelser Berg

D’inverno, il tintinnio che risuona nelle pareti calcaree tra il Brüggler e il Bockmattli ammutolisce, e la glaronese Schwändital si trasforma in uno dei luoghi più solitari del paese. Ideale per una scappata con gli sci, oppure – se la coltre nevosa è sottile – con le racchette.

A Näfels, questa volta nulla mi attira a sinistra. Da quella parte, infatti, si sale al Schilt, una delle più note e frequentate mete sciescursionistiche del paese. Non sto però cercando il grande movimento, quanto piuttosto un approccio meditativo. Perciò salgo come unico passeggero a bordo di un minibus privato diretto a Obersee. Ponticelli dall’apparenza fragile si aggrappano alla roccia verticale, alla quale tratti di strada sono stati strappati con l’esplosivo. Ogni curva mi solleva sopra la foschia della vallata centrale di Glarona e mi nasconde dietro il bastione del Rautispitz.

La Glarona delle origini

Con me, per una volta, non ho gli sci da escursione, bensì le racchette. Il manto nevoso è infatti troppo sottile per salire ad esempio al Rautispitz: i calanchi non sono sufficientemente coperti. Ma quel che c’è basta e avanza per un’escursione con le racchette attraverso le vallate sconosciute tra la regione di Glarona e la Wägital. L’itinerario riserva non solo splendide vedute di nuovi paesaggi, ma anche degli incontri con la «glaronesità» primitiva. Nella salita al Näfelser Berg, passando per le semplici fattorie di montagna la popolazione locale saluta infatti in puro antico dialetto glaronese. Qualche parola sulla casa e il giardino, poi continuo la mia strada verso il Näfelser Berg.

Il serico tappeto della quiete

D’estate è possibile salire in macchina fino allo Schattenstafel. Qui, un ampio parcheggio a pagamento accoglie i veicoli dai quali scendono schiere di gitanti, escursionisti e, soprattutto, scalatori. Ora è di scena la quiete. La barriera è alzata, la cassa è deserta, strada e parcheggio sono ricoperti da uno strato bianco. Nessun tintinnio sulla parete del Brüggler, nessun cinguettio di uccello. Solo la quiete, che si è distesa sulla Gross Moor, oltre lo Schattenstafel, simile a un tappeto di seta. La brezza primaverile che pizzica le guance mi fa ciò nonostante pensare a Mörike: «Eppure esisti, ti ho percepito.»

Con calma e tenacia sulla Lochegg

No, qui non si può correre. Consapevolmente appoggio un passo dopo l’altro nella neve nuova, disegnando con le tracce da yeti delle racchette una linea ondulata nel paesaggio.

Nella pausa al Lochegg lo sguardo comprende in basso il Walensee e, sopra, le montagne glaronesi, mentre una benevola stanchezza si diffonde nelle membra. Quassù mi separano dall’Obersee circa 700 metri di dislivello: non male, per un’escursione con le racchette.

Dal Lochegg si scende rapidamente e sempre più ripidamente, dapprima attraverso pascoli e poi lungo sentieri innevati. Come in un avvicinamento in volo con il parapendio, a ogni svolta il fondovalle acquista contorni; strade e singole case si distinguono sempre più.

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